domenica 20 novembre 2011

Il Cardinale Ludovico Micara: cappuccino e predicatore intransigente

Nato a Frascati il 12 ottobre 1775, morto a Roma il 24 maggio 1847

Cardinale vescovo di Frascati dal 2 ottobre 1837 fino al giugno 1844, Ludovico Micara era nato a Frascati il 12 ottobre 1775 da Filippo Micara e Gaetana Lucidi. Il suo nome di battesimo era Fedinando e quello di Ludovico fu il nome che prese a 18 anni allorché divenne frate cappuccino. Di carattere forte e intransigente, fu ordinato sacerdote nel 1798, fu arrestato sotto il governo di Napoleone, caduto il quale divenne Ministro Generale dell’Ordine dei Cappuccini e predicatore apostolico di papa Pio VII (Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti, da Cesena). Il 13 marzo 1826 fu fatto cardinale da papa Leone XII (Annibale Francesco Clemente Melchiorre Girolamo Nicola Sermattei, della Genga). Nel giugno 1844 divenne vescovo di Ostia e Velletri. Morì a Roma il 24 maggio 1847 e per suo volere fu sepolto nella Chiesa dei Cappuccini tra Piazza Barberini e Via Veneto, dove una lapide lo ricorda così: “Cardinale Ludovico Micara O.M. Capp nato a Frascati il 12 ottobre 1775 morto a Roma il 24 maggio 1847 predicatore apostolico generale dell’Ordine dei Cappuccini vescovo di Ostia e Velletri decano del Sacro Collegio visse modestamente nell’annesso conveto del suo ordine ed è sepolto in questa chiesa dell’Immacolata”. Il poeta romanesco Gioacchino Belli lo ricorda benevolmente in alcune sue lettere per i favori e l'amiciza ricevuti. In una, datata 3 ottobre 1816 e indirizzata a Gaetano Bernetti di Roma, il Belli scrive: “Ognuno sa che nel passato tempo una catena di circostanze sinistre mi aveva assoggettato alla necessità di provvedere alla mia sussistenza e al mio ricovero nel modo il più decente, ed insieme più adeguato alla povertà che mi opprimeva. I miei parenti a S. Lorenzo in Lucina mi offrirono il vitto, e mancando io ancora di un tetto che mi ricettasse, i miei parenti medesimi pregarono il suo figlio a procurarmi una camera ai Capuccini la quale ottenni di fatti mercè i buoni uffici di lui uniti agli altri, anch'essi efficaci, del Padre Lodovico Micara”. In un’altra, datata 4 luglio 1838 e indirizzata a Giacomo Ferretti di Albano, scrive invece: “E se viene, e se lo visiti, e se lo vedi, farai il mio gran piacere salutandomi il Card. Micara e parlandogli di me, delle mie circostanze e della mia antica amicizia (allorché entrambi eravamo cerasa, adesso egli è ananas ed io osso di prugna). Un giorno gli farò conoscer mio figlio”, mostrando quindi, almeno in apparenza, grande intimità col cardinale. Una pregevole testimonianza della sua attività di predicatore si ricava da questa pergamena, di due fogli incollati insieme dalle misure complessive di oltre metri 1,10 per centimetri 75, dedicata alla predicazione quaresimale tenuta nella basilica di San Petrolio a Bologna nell’anno 1819, quindi sette anni prima dell’investitura cardinalizia. Eccone il testo: “Terminando con universale applauso la quaresimale predicazione, il reverendissimo padre Lodovico Micara di Frascati, ministro provinciale dei Cappuccini, consultore della Sacra Congregazione dell’Indice ec. Nella collegiata per insigne basilica di San Petronio. Quando l’irata man di Dio percosse la proterva Sion rubelle, e altera, a profeta sciagura atroce, e fera, un grido in prima annunziatore alzosse; ma il suon tremendo i duri cuor non mosse, né l’empia si levò dal fango ov’era, onde offeso il Signor che all’orbe impera, fin dai cardini suoi la svelse, e scosse. Or dal Tebro per te, Felsina, uscio di veritade il sacro suon che intendi da Lui che parla, messagger d’un Dio: se ti diede il suo dir nobili affanni, l’error detesta, e d’evitare imprendi dell’iniqua Sion lo scempio, e i danni.” Chiude la pergamena le scritta seguente: “In argomento di somma ammirazione varj uditori. Bologna, MDCCCXIX, nella tipografia Sassi, con approvazione”.

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