martedì 22 novembre 2011

La inaspettata modifica dello storico stemma tuscolano di Frascati

E la protesta dei cittadini consegnata al sindaco Di Tommaso

La modifica, decisa non so nè da chi nè come, quando e perchè, dello stemma comunale di Frascati ha destato molto malcontento di cui si sono fatte interpreti alcune associazioni culturali locali e perfino un neocostituito comitato cittadino a difesa del vecchio stemma storico tuscolano. Ecco di seguito il testo di una lettere che tutte queste organizzazioni inseme hanno fatto pervenire al sindaco Stefano Di Tommaso: "Ill.mo Sig. Sindaco di Frascati Dott. Stefano Di Tommaso. Oggetto: richiesta di ripristino degli elementi originali costituenti lo Stemma del Comune. A nome delle Associazionei Culturali, degli anziani e di molti cittadini di codesto Comune, chiediamo che l'attuale Stemma di Frascati, modificato recentemente, venga ripristinato nella sua originale creazione. A tal fine è necessario: 1 che venga ripristinato la scritta T V S C V L V M in alto allo scudo in sostituzione di S.P.Q.T., che va ricollocato sotto allo stemma; 2)che venga ricollocata la corona radiante in testa dello stemma, in sostituzione del brutto castello stilizzato, come è sempre stata. Tale richiesta viene dai sottoscritti documentata con un apposito studio allegato, dove emerge l'immagine dello Stemma nella sua forma primaria. Le facciamo rilevare che la Gazzetta Ufficiale n. 26 (supplemento) 1° feb. 2011, riporta il DPR del 28/01/2011 in cui nell'Art. 4, comma 1, è scritto: gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati. Tale disposizione rileva che l'intendimento del legislatore è quello di difendere l'originalità degli stemmi storici. Confidiamo che la S.V., particolarmente preparata ed interessata di storia locale, possa disporre per il ripristino dello Stemma nella sua forma precedente. Con osservanza:
Frascati, 22 nov. 2011
- Associazone Tuscolana AMICI di FRASCATI
- CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONI STORICHE
- Associazione Culturale Eventi Tuscolani
- Comitato Promotore Cittadino "Per lo Stemma Storico Tuscolano"
Per maggior chiarezza allegato alla lettera c'è una foto (cliccare sopra di essa per ingrandirla) con la ricostruzione della evoluzione dello stemma in cui si mostra la sua configurazione attuale e quella originale di partenza, cui si vuole far ritorno.Ciò che appare strano in questa vicenda è come questa modifica sia potuta avvenire, a quanto pare, all'insaputa di gran parte della popolazione. Personalmente non ho fin qui avuto modo di assistere alle sedute del Consiglio Comunale e quindi non sono in grado di sapere se la cosa sia stata discussa in quella sede ma a giudicare dalla sorpresa delle organizzazioni firmatarie della lettera si direbbe di no.

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domenica 20 novembre 2011

Breve storia dei Vigili del Fuoco di Frascati

Interessante ricerca di Enrico Branchesi

“I Pompieri nel Comune Tuscolano – Breve storia dei Vigili del Fuoco di Frascati” è un piacevolissimo volumetto stampato a cura del Servizio Documentazione e Relazioni Pubbliche del Dipartimento VV.FF. scritto da Enrico Branchesi, il cui lavoro in seno al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, come scrive egli stesso nella presentazione “è quello di curarne l’immagine con fotografie emblematiche e di arricchirne l’archivio storico nazionale con documentazioni fotografiche di ogni tipo, dalle calamità ai grandi eventi” e sono stati proprio i venticinque anni trascorsi in questa occupazione a fornire a Branchesi l’idea di questa pubblicazione che vanta, tra l’altro, una introduzione dell’Ing. Gregoio Agresta, Direttore Centrale per la Formazione dei Vigili del Fuoco, e di Stefano Di Tommaso, sindaco di Frascati. Ecco di seguito uno stralcio in cui sono riportate le vicende relative all’iter amministrativo per l’istituzione del corpo comunale dei vigili. “Nel 1873, quando la cittadina ormai non era più un semplice villaggio, ma una vera e propria grande comunità con i suoi bei monumenti e fontane, con un discreto numero di abitanti e con rischi e pericoli in costante aumento, i cittadini pensarono d’avanzare una domanda rivolta al sindaco per ottenere il permesso di istituire un “Corpo di Pompieri” ed allegando alla stessa la bozza di un potenziale regolamento. Con delibera del Consiglio comunale, il 9 luglio dello stesso anno venne presa in considerazione l’istituzione di un Corpo di Vigili per la città di Frascati. Coloro i quali avrebbero costituito l’organico di questo Corpo, da regolamento, si impegnavano a non percepire alcun stipendio e a provvedere loro stessi a un’idonea uniforme, chiedendo però al Comune di farsi carico della spesa necessaria per un istruttore e per gli attrezzi necessari all’arte loro. Molti consiglieri appoggiarono l’avanzata istanza, anche se per una definitiva approvazione pensarono bene di prendee tempo, e di vagliare la spesa occorrente in relazione alle forze finanziarie del Comune. A ogni modo il Consiglio espresse il proprio plauso alla bella idea avuta dai firmatari, di dotare la città d’un servizio che poteva rendere utili e importanti servigi alla Comunità, e di massima ne approvò l’istituzione invitando nel contempo i promotori a presentare un elenco delle machine e degli attrezzi occorrenti, unitamente a una spesa approssimativa, in modo che il Consiglio comunale potesse arrivare a una corretta delibera e al relativo stanziamento di fondi per l’anno successivo. A distanza di un anno e precisamente il 14 agosto 1874 il Consiglio riprese nuovamente in causa la neo istituzione dei vigili per Frascati, vagliando le documentazioni richieste con preventivi offerti da alcuni “artisti cittadini” (così venivano chiamati coloro che esercitavano i mestieri di muratori, imbianchini, ferraioli, falegnami, ecc.) e valutando coloro i quali s’erano offerti gratuitamente per la formazione del corpo. La spesa occorrente a tale scopo risultò piuttosto considerevole e di conseguenza la Giunta comunale fu del parere di fare ogni anno degli stanziamenti appositamente dedicati per la dotazione del gruppo. Il primo stanziamento fu proposto nel bilancio di previsione del 1875 per la somma di lire 1.000 e tale proposta risultò accolta a pieni voti essendosi levati in piedi tutti e dieci i consiglieri presenti. …. omissis …. Malgrado già con le delibere del 9 luglio 1873 e del 14 agosto 1874, debitamente approvate dalla R. Prefettura, fosse stato istituito formalmente un corpo municipale di vigili, fu necessario attendere la delibera del Consiglio del 9 aprile 1877. Fu quella la data che fece iniziare materialmente il processo d’istituzione del corpo, anche con l’acquisto di quegli attrezzi più urgenti e necessari, nonché con l’addestramento dei novelli vigili da parte di un istruttore. Il tutto venne finanziato con la somma di lire 3.000 per ogni esercizio finanziario e stanziata a partire, come stabilito, dal 1875”. NELLE FOTO (cliccare per ingrandirle): la copertina del volume di Branchesi; “Figurino dei Vigili del Fuoco – Comune di Frascati – Gennaio 1878”; “Gruppo con al centro seduto il Comandante Vittore Galli, ai lati guardie municipali”; “Frascati, 1941”.

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Il Cardinale Ludovico Micara: cappuccino e predicatore intransigente

Nato a Frascati il 12 ottobre 1775, morto a Roma il 24 maggio 1847

Cardinale vescovo di Frascati dal 2 ottobre 1837 fino al giugno 1844, Ludovico Micara era nato a Frascati il 12 ottobre 1775 da Filippo Micara e Gaetana Lucidi. Il suo nome di battesimo era Fedinando e quello di Ludovico fu il nome che prese a 18 anni allorché divenne frate cappuccino. Di carattere forte e intransigente, fu ordinato sacerdote nel 1798, fu arrestato sotto il governo di Napoleone, caduto il quale divenne Ministro Generale dell’Ordine dei Cappuccini e predicatore apostolico di papa Pio VII (Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti, da Cesena). Il 13 marzo 1826 fu fatto cardinale da papa Leone XII (Annibale Francesco Clemente Melchiorre Girolamo Nicola Sermattei, della Genga). Nel giugno 1844 divenne vescovo di Ostia e Velletri. Morì a Roma il 24 maggio 1847 e per suo volere fu sepolto nella Chiesa dei Cappuccini tra Piazza Barberini e Via Veneto, dove una lapide lo ricorda così: “Cardinale Ludovico Micara O.M. Capp nato a Frascati il 12 ottobre 1775 morto a Roma il 24 maggio 1847 predicatore apostolico generale dell’Ordine dei Cappuccini vescovo di Ostia e Velletri decano del Sacro Collegio visse modestamente nell’annesso conveto del suo ordine ed è sepolto in questa chiesa dell’Immacolata”. Il poeta romanesco Gioacchino Belli lo ricorda benevolmente in alcune sue lettere per i favori e l'amiciza ricevuti. In una, datata 3 ottobre 1816 e indirizzata a Gaetano Bernetti di Roma, il Belli scrive: “Ognuno sa che nel passato tempo una catena di circostanze sinistre mi aveva assoggettato alla necessità di provvedere alla mia sussistenza e al mio ricovero nel modo il più decente, ed insieme più adeguato alla povertà che mi opprimeva. I miei parenti a S. Lorenzo in Lucina mi offrirono il vitto, e mancando io ancora di un tetto che mi ricettasse, i miei parenti medesimi pregarono il suo figlio a procurarmi una camera ai Capuccini la quale ottenni di fatti mercè i buoni uffici di lui uniti agli altri, anch'essi efficaci, del Padre Lodovico Micara”. In un’altra, datata 4 luglio 1838 e indirizzata a Giacomo Ferretti di Albano, scrive invece: “E se viene, e se lo visiti, e se lo vedi, farai il mio gran piacere salutandomi il Card. Micara e parlandogli di me, delle mie circostanze e della mia antica amicizia (allorché entrambi eravamo cerasa, adesso egli è ananas ed io osso di prugna). Un giorno gli farò conoscer mio figlio”, mostrando quindi, almeno in apparenza, grande intimità col cardinale. Una pregevole testimonianza della sua attività di predicatore si ricava da questa pergamena, di due fogli incollati insieme dalle misure complessive di oltre metri 1,10 per centimetri 75, dedicata alla predicazione quaresimale tenuta nella basilica di San Petrolio a Bologna nell’anno 1819, quindi sette anni prima dell’investitura cardinalizia. Eccone il testo: “Terminando con universale applauso la quaresimale predicazione, il reverendissimo padre Lodovico Micara di Frascati, ministro provinciale dei Cappuccini, consultore della Sacra Congregazione dell’Indice ec. Nella collegiata per insigne basilica di San Petronio. Quando l’irata man di Dio percosse la proterva Sion rubelle, e altera, a profeta sciagura atroce, e fera, un grido in prima annunziatore alzosse; ma il suon tremendo i duri cuor non mosse, né l’empia si levò dal fango ov’era, onde offeso il Signor che all’orbe impera, fin dai cardini suoi la svelse, e scosse. Or dal Tebro per te, Felsina, uscio di veritade il sacro suon che intendi da Lui che parla, messagger d’un Dio: se ti diede il suo dir nobili affanni, l’error detesta, e d’evitare imprendi dell’iniqua Sion lo scempio, e i danni.” Chiude la pergamena le scritta seguente: “In argomento di somma ammirazione varj uditori. Bologna, MDCCCXIX, nella tipografia Sassi, con approvazione”.

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domenica 13 novembre 2011

Scene di vita castellana nei vecchi giornali illustrati

Trovati sulle bancarelle dei mercatini

Il salvataggio del maestro Alberto Rossi - Nell’aprile del 1962 avevo quasi nove anni e mezzo e frequentavo la quarta elementare nelle scuole centrali di Piazza Garibaldi, ricordo la viva impressione suscitata in quegli anni, forse un paio di anni prima, per il crollo di un tratto del muro di cinta della Villa Lancellotti che causò la morte di uno o due bambini ma non ricordo minimamente l’episodio descritto in questa tavola de La Tribuna Illustrata del 22 aprile 1962, disegnata da Vittorio Pisani. La didascalia dice che: “A Frascati un autocarro in sosta, causa l’improvvisa rottura del freno a mano, si metteva in moto e scendeva per la strada in pendio. Acquistando sempre maggiore velocità, continuava la folle corsa verso il tratto prospiciente la scuola elementare. Sicuramente sarebbe piombato su un gruppo di ragazzi che stavano uscendo in quel momento e non si erano accorti del pericolo. Con prontezza e coraggio il maestro Alberto Rossi si slanciava verso di loro, li sospingeva, li schiacciava contro il muro, così che il mastodontico veicolo, nel suo rovinoso passaggio, li sfiorava appena, poco prima di investire quattro macchine parcheggiate per arrestarsi, finalmente, contro il muro di uno stabile”. Non ricordo di aver mai sentito nominare il maestro Alberto Rossi, e la cosa mi meraviglia, visto che invece ricordo bene di aver avuto come maestra la signora Enrica Donati nei primi tre anni di elementari mentre e in quarta e quinta ebbi il maestro Gaspare Molinari e ricordo inoltre distintamente i nomi di tanti altri maestri e maestre delle altre classi e mi dispiace quindi di non ricordare nulla di Alberto Rossi. I ragazzi da lui salvati dovrebbero però oggi avere la mia età e magari qualcuno fra loro – ma chi saranno? – conserva ancora memoria di quell’episodio e del loro salvatore.
La nave di Nemi - La copertina del “Supplemento illustrato della Domenica” a “La Tribuna” del 1° dicembre 1895 documenta, con una bella incisione a colori di Zaniboni e Romagnoli gli “Scavi e ricerche eseguite con un palombaro nel letto del lago di Nemi” per i rilievo intorno a quella che all’epoca veniva ancora definita “La nave di Tiberio”. Le navi erano invece due e entrambe attribuite a Caligola. I tentativi di recupero delle navi fra il 15° e il 19° secolo furono quattro: Leon Battista Alberti ci provò nel 1446 su incarico del cardinale Prospero Colonna, all’epoca proprietario di Nemi e del comprensorio circostante; nel 1535 ci riprovò Francesco De Marchi, ingegnere e studioso di applicazioni militari; nel 1827 fu la volta di un altro studioso, Annesio Fusconi, il quale fece uso della “campana di Halley” con cui riuscì a portare sul fondo del lago ben otto persone; infine, nel 1895, vi si cimentò, attraverso l’impiego di palombari, l’antiquario romano Eliseo Borghi, dopo aver ottenuto i permessi della famiglia Orsini, divenuta nel frattempo proprietaria del luogo, del comune di Nemi e del ministero della Pubblica Istruzione. Nessuno dei quattro tentativi andò in porto e tutto quello che fu recuperato furono cimeli isolati e frammenti degli scafi che in questo modo rischiarono di andare incontro a distruzione certa. Fu per questo motivo che prima della fine dell’anno, sulla base di una relazione del direttore generale delle Antichità e Belle Arti, Felice Barnabei, il ministro della Pubblica Istruzione, Guido Baccelli, revocò il permesso al Borghi e chiese l’intervento del ministro della Marina Morin per la effettuazione di rilievi scientifici. Morin affidò l’incarico a Vittorio Malfatti, tenente colonnello del Genio Navale, che tra la fine del 1895 e l’estate del 1896 con la campagna di ricerche documentata nella tavola qui riprodotta rilevò l’esatta ubicazione delle navi, la loro dimensione, le caratteristiche del luogo ed elaborò un ambizioso progetto di recupero che prevedeva l’abbassamento del livello del lago attraverso lo svaso di decine di milioni di metri cubi d’acqua. Ci vollero più di trent’anni e l’impegno di molti uomini illustri prima che il progetto potesse essere realizzato.
La Sagra dell'Uva a Marino - In questa bella tavola di Achille Beltrame, sulla copertina de La Domenica del Corriere del 21 ottobre 1928 è rappresentata una de “Le belle feste tradizionali italiane. La ‘Sagra dell’Uva’ a Marino (Roma): la folla festante intorno alla fontana dei Quattro Mori, donde zampilla vino per tutti”.
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