sabato 29 gennaio 2011

La Regina Margherita in visita a Frascati e altri comuni dei Castelli

Il 24 maggio del 1888

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle) La cronaca della visita della regina Margherita a Frascati e altri comuni dei Castelli Romani avvenuta il 24 maggio del 1888 è riportata in un articolo datato 5 giugno di quello stesso anno, a firma X.Y.Z., pubblicato su L’Illustrazione Italiana, di cui ho trovato copia questa mattina presso la Galleria d’Arte Theodora (via Diaz, 50, Frascati – 06/940.17.507). L’articolo è illustrato con cinque disegni di Dante Paolocci raccolti tutti in una unica pagina della pubblicazione. Ecco di seguito la trascrizione di quella cronaca e la riproduzione dei disegni (nell’ordine: l’arrivo a Frascati; il lago di Nemi; la Villa Sforza Cesarini a Genzano; l’arrivo ad Albano; il lago di d’Albano).
“So di non raccontarvi nulla di nuovo: ma la voglia di scrivere all’ILLUSTRAZIONE qualche cosa della gita fatta il 24 maggio da S.M. la Regina ai così detti castelli Romani m’è venuta vedendo il disegno che vi manda il vostro Paolocci, e sentendo favoleggiare intorno a quella reale passeggiata come se si trattasse della più strana cosa del mondo. Le regine non possono sentire di tanto in tanto il desiderio di cambiare il solito programma quotidiano, procurando nel tempo stesso un piacere a persone loro affezionate? Sua Maestà aveva promesso una visita alla principessa di Venosa ad Albano: ne aveva promessa un’altra da un pezzo alla duchessa Sforza Cesarini, a Genzano, dove non era più stata del 1871. Soddisfacendo i voti delle due dame faceva cosa grata anche alla duchessa di Genova sua cognata, mostrandole le bellezze dei paesi ch’erano un tempo la villeggiatura preferita delle grandi famiglie patrizie di Roma. Ecco spiegato tutto il mistero!
Non starò a dire delle accoglienze festose che accompagnarono la Regina, la duchessa di Genova ed il principe di Napoli per tutta la strada. Dovrei ripetere cento volte le stesse frasi, senza dare un’idea neppure lontana dell’affettuoso entusiasmo dettato fra queste buone popolazioni dalla presenza dell’amata sovrana. Si suol dire che in alcuni de’castelli Romani – Albano, Marino, Castel Gandolfo, Frascati, Ariccia sono designati con questo nome – parte della popolazione parteggi per il vecchio ordine di cose, e l’altra parte, per naturale reazione, accentui di molto le sfumature del liberismo. Ma in pratica pare che neri e rossi si adattino volentieri a fare festa alla Regina d’Italia e si trovino in questo perfettamente d’accordo. Certo che nessuno potè sospettare l’esistenza di rossi e di neri ad Albano, quando v’entrò la fila delle carrozze che portavano la Regina, i principi ed il loro seguito. Traversato il paese andarono difilate per la Via Appia Nuova verso l’Ariccia, passando il ponte bellissimo fatto per volontà di Pio IX, ideato e cominciato nel 1846 e finito nel 1853 per cura di Camillo Jacobini ministro de’lavori pubblici e per opera dell’architetto Bertolini. Oltrepassata l’Ariccia, che fu una delle più antiche città d’Italia se è vero che la fondasse Archilao Siculo 1360 avannti G.C., le carrozze continuarono verso Genzano per Galloro, dirigendosi verso la villa dei duchi Sforza Cesarini all’ombra di uno dei tre bellissimi viali lungo i quali sono disposti in doppia fila olmi secolari. Questa villa fu antico palazzo baronale e la porta principale è aperta dove si apriva l’antica del vecchio borgo feudale. Il palazzo trasandato e guasto, come ce lo dipinge Massimo D’Azeglio nei sui
Ricordi narrando d’avervi abitato, fu ristaurato dal duca don Lorenzo, padre del duca Francesco che lo possiede attualmente, ed è come lui senatore del Regno d’Italia. Davanti al palazzo si stende un vasto piazzale nel quale sbocca l’olmata e dove il duca e la duchessa aspettavano Sua Maestà, insieme ad una folla di popolo ed alla banda di Civita Lavinia della quale i bandisti hanno l’elmo dal candido pennacchio come i generali. Il piazzale si traversa per entrare nel bellissimo giardino o parco della villa, che si specchia nella “conca di poggetti selvosi” del lago di Nemi – come la chiamò lord Byron nel Pellegrinaggio d’Aroldo – lago incantevole per la quiete che regna tutt’all’intorno, per la tersa ed immobile superficie delle sue acque, per il soave profumo delle fragole selvatiche che nascono abbondantissime all’ombra dei boschi. Tutte bellezze che la regina Margherita, cui dava il braccio il duca Francesco Sforza, dovette ammirare frettolosamente perché s’appressava l’ora della colazione.
Questa fu servita alla Regina ed al di lei seguito nella villa del principe Buoncompagni di Venosa in Albano, dove gli ospiti augusti sedettero a tavola poco prima d’un’ora dopo mezzogiorno. Alle 3 la reale comitiva rimontò nelle carrozze, e partì costeggiando all’ombra delle così dette
gallerie, l’amenissimo lago d’Albano nel quale si specchiano Castel Gandolfo, Palazzolo, Rocca di Papa e la cima di Monte Cave. Ha l’onde azzurrissime e il suo circuito di forma ovale misura dodici miglia.
A Rocca di Papa, dove si sale per una disagevole strada, la comitiva potè trovare altre memorie di Massimo D’Azeglio ed un piccolo marmo sulla facciata di casa Blasi che indica dove abitava l’illustre artista, il grande patriota ed uomo di Stato. Dalla Madonna del Tufo godette il meraviglioso spettacolo della campagna romana, del paese e del lago di Castel Gandolfo, di Marino e di tutto il panorama che il D’Azeglio vedeva dalle sue finestre.
Da Rocca di Papa le carrozze reali scesero di trotto fino a Frascati entrando in città dalla strada di Marino, che si congiunge presso l’acqua Giulia a quella di Rocca di papa; e precisamente dal piazzale in fondo al quale – come si vede nel disegno di Dante Paolocci – è il grande cancello barocco della villa di Bel Poggio, che appartiene alla famiglia dei principi Pallavicini. Alle sei pomeridiane un treno speciale riportava in Roma la nostra Regina che nei luoghi visitati lasciò non soltanto il grato ricordo della sua visita, ma elargì anche delle somme da spendersi in beneficienza”
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In realtà nella parte finale l’autore sembra incorrere in un grossolano errore, infatti quello che si vede nel disegno del Paolocci non è il cancello della Villa Bel Poggio dei principi Pallavicini ma quello della Villa Belvedere di proprietà degli Aldobrandini, cancello che, come si legge nel catalogo della mostra “Villa e Paese, Dimore nobili del Tuscolo e di Marino” a cura di Almamaria Tantillo Mignosi, la tradizione locale attribuiva all’architetto Carlo Francesco Bizzaccheri ma che invece il Portoghesi ha ritenuto del migliore allievo di costui: Gabriele Valvassori “per un’affinità d’ordine stilistico con la restante sua produzione”.

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2 commenti:

alberghi ha detto...

La zona dei Castelli è davvero molto suggestiva!

Achille ha detto...

Leggo solo ora. Condivido .... ma io ci sono nato e non potrei dire altrimenti ;-)