domenica 24 ottobre 2010

Presentata la traduzione del libro di Ellis Cornelia Knight

Pubblicato per la prima volta a Londra nel 1805

(Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite) “Description of Latium, or la Campagna di Roma” scritto nel 1805 da Ellis Cornelia Knight, qui in un ritratto di Angelica Kauffmann,, è stato finalmente tradotto e arricchito con preziose note da Alessandro Badiale. Il libro nella versione in italiano, con prefazione di Luigi Devoti, edito dalla Cavour Libri, di Frascati, con il sostegno della Comunità Montana dei Castelli romani e Prenestini attraverso il Sistema Museale Territoriale Museumgradtour di cui è ente capofila e gestore, è stato presentato al pubblico sabato 23 nelle sale di Villa Aldobrandini gentilmente messa a disposizione dal principe Camillo.
A curare la regia della presentazione Paolo Cortesini, direttore generale del Comune di Fiumicino e amico personale di Badiale, il quale ha introdotto gli interventi di: Giuseppe De Righi, presidente della XI Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini; Stefano Di Tommaso, sindaco del Comune di Frascati; Armanda Tavani, assessore alla cultura; Raimondo Del Nero, professore, storico e uno dai massimi esperti di storia locale tuscolana; Fabio Pierangeli, Docente dell’Università di Roma Tor Vergata e, naturalmente, dello stesso Alessandro Badiale.
Questa la prefazione di Luigi Devoti: “Alessandro Badiale con la traduzione del libro di Ellis Cornelia Knight, pubblicato a Londra nel 1805 in forma anonima col titolo A Dscription of Latium or la Campagna di Roma e corredato da venti tavole disegnate dalla stessa autrice, raffiguranti quasi tutte i Castelli Romani, ha saputo colmare un vuoto di cui si sentiva la necessità di riempire. Ellis Cornelia Knight nasce a Londra nel 1757 e, dopo aver frequentato una scuola diretta da un pastore svizzero, imparando il latino si trasferisce a Roma insieme alla madre, da dove inizia il suo viaggio attraverso i borghi, i paesi e le città del Lazio. Alessandro Badiale ha anche saputo corredare il suo lavoro di traduzione di note che oltretutto hanno dato alla pubblicazione un completamento, in quanto nel testo originale erano assenti. Per cui oltre alla descrizione dei luoghi e delle bellezze in essi presenti, con un esame della regione in tutti i suoi aspetti, effettuata dall’autrice dell’opera, le note, esplicative degli stessi luoghi visitati, hanno completato il lavoro rendendolo più appetibile e completo. L’opera inoltre si inquadra nel discorso portato avanti fino ai giorni nostri dai molti cultori e studiosi del territorio laziale con la produzione di pubblicazioni eccellenti, ma di questa opera della Knight nessuno aveva mai pensato di farne una traduzione per poterla rendere accessibile anche a coloro che non conoscono la lingua inglese. Oggi Alessandro Badiale ha saputo comprendere questa mancanza ed ha provveduto con la traduzione del libro, inserendo molte illustrazioni realizzate dalla stessa autrice in disegno. La traduzione è anche molto ben fatta. A questo punto, crediamo di non dover aggiungere altro, augurando all’autore della traduzione un felice inserimento del lavoro tra quelli degli autori più importanti che hanno visitato e descritto il territorio laziale”.
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martedì 5 ottobre 2010

Storia e pesca lungo il litorale davanti a Torre Astura

Il sito che fu dei Conti di Tuscolo, degli Aldobrandini e dei Borghese

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Torre Astura, situata tra Nettuno e il promontorio del Circeo, è idealmente collegata a Frascati per essere appartenuta, se non addirittura inizialmente da loro costruita, ai Conti di Tuscolo prima dell’anno 1000 e poi, nel 1594, a papa Clemente VIII Aldobrandini, zio del Cardinale Pietro Aldobrandini che ideò e fece costruire l’omonima Villa che a Frascati domina la centrale Piazza Marconi, e successivamente, dopo la metà del ‘700, alla famiglia Borghese, che di ville rinascimentali a Frascati ne ha possedute ben cinque su dodici prima di concentrarsi nelle tre (Mondragone, Villa Taverna/Parisi e Villa Vecchia Angelina) che il Kircher, nella sua celebre stampa del 1671, definisce “Burghesianum, una cum villis”.
Ma la stessa Torre, come tutto il litorale da Anzio a San Felice raggiungibile da Frascati in appena un’ora di automobile, è anche mèta di battute di pesca che nelle giornate di mare calmo autunnale, come domenica scorsa, possono dare belle soddisfazioni.
Ecco cosa è scritto sulla Torre nel sito ufficiale del Comune di Nettuno: “In epoca medievale, alla foce del fiume Astura, 5 chilometri a sud di Nettuno, la località era abitata e sede di un antico porto romano. Dalla superficie del mare affioravano i resti di una peschiera di 15.00metri quadrati. Sui resti della peschiera, nel 1193, i Frangipane, signori del posto, per difendere Astura dai Saraceni, costruirono la torre, larga 30 metri per 15, meno grande dell'attuale. Plinio descrive Astura come un'isola e la notizia è confermata dai resti di un ponte che collegava l'isola alla terra ferma. La tavola Putingeriana ricorda Astura come una stazione della via Appia. Cicerone, che vi possedeva una delle sue ville, così descrive il luogo: “Astura locus quidam amoenus, in mari ipso, qui ab Antio et circejs aspici possit“. I Romani vi avevano costruito un porto e un palazzo imperiale di cui restano le rovine. Vi soggiornarono probabilmente Augusto, Tiberio e Caligola. Nel 1268 Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo, si rifugió in Astura, ma Giovanni Frangipane, signore di questa terra, lo consegnó a Carlo d'Angió, re di Napoli e l' ultimo degli Svevi fu decapitato in piazza del Carmine nella città partenopea. Il tragico episodio commosse profondamente il viaggiatore e storico tedesco Ferdinando Gregorovius, che a metà ottocento visitó questi luoghi e dedicó due commoventi poesie a Nettuno e Torre Astura. Per Gregorovius, Torre Astura “è la vedetta del Romanticismo, è la torre dei poeti tedeschi in Italia e dovrebbe essere dichiarata proprietà nazionale tedesca“. Dopo essere stato feudo dei Caetani e degli Orsini, nel 1426 Astura passó ai Colonna, i quali, intorno alla metà del XVI secolo ristrutturarono il castello, conferendo ad esso l'attuale aspetto. Eleganti forme rinascimentali si aggiunsero negli anni alle opere romane e al rustico medievale. Di una antica “Foresta di Astura“, poi chiamata “Selva di Mattone“, restano oggi le modeste, seppure rigogliose, testimonianze della pineta di Astura e dei boschi di Foglino e di Crocette. Il luogo ha ispirato nei secoli scrittori e poeti. “La foresta presso Astura è bellissima - è il racconto di Ferdinand Gregorovius, scritto nel 1854 - la flora qui è di una magnificenza tropicale, l'edera si avvinghia alle querce maestose “. E ancora Giuseppe Brovelli Soffredini, nel 1887. “l'immenso, imponente e grandioso giardino, il cui suolo era tappezzato da un verde scintillante nelle chiazze assolate e da un verde turchinoccio sotto l'ombra degli annosi cerri“. Gabriele D'Annunzio, che vi è stato nel mese di marzo del 1897, racconta di una “pineta meravigliosa i tronchi sono così fitti che lasciano appena penetrare qualche occhio di sole e gli alberi fulvi, con i loro rami carichi di aghi, brillano di questa divina iridescenza, di questa sovrammirabile opera d'incanto-aracnea“. Leggermente diverse le notizie fornite invece nel sito della Pro Loco, che ne attribuisce infatti la costruzione ai Conti di Tuscolo: “Fortificazione medievale costruita su una piccola isola collegata alla terraferma da un lungo pontile, Torre Astura si trova a dodici Km da Nettuno ed è senz'altro da ritenersi una delle emergenze più belle della costa laziale, visibile anche da grande distanza, isolata com'è nella piatta campagna circostante. Già Strabone ricorda un approdo costruito alla foce del fiume Astura, il più importante corso d'acqua tra la foce del Tevere e il Circeo. È probabile che qui si trovasse il porto dell'antica città di Satricum, che sorgeva più all'interno, lungo lo stesso fiume. Cicerone possedeva una villa in quest'area, dove dimorò a lungo tra il 45 e il 44 a.C., e non è pertanto completamente da escludere che i resti della villa che si trovano sul promontorio siano da identificarsi con la residenza del grande oratore. In età imperiale la villa subì rifacimenti e venne realizzato il porto artificiale, del quale ancora si vedono i due bracci che si distaccano dalla peschiera. Su questa venne edificato, in epoca medievale, il castello. Le prime testimonianze del castello risalgono al XII secolo, epoca in cui apparteneva ai Frangipane, ma è probabile che la prima costruzione di una torre risalga ai Conti di Tuscolo, precedentemente signori di tutta l'area”.
La circostanza appare confermata dal giornalista e scrittore Oscar Rampone il quale, nel sito Nettunocittà, scrive: “Non si trova più traccia di Astura fino al 987, quando il conte Benedetto Tuscolano e Stèfana sua moglie donarono all'abate Leone del monastero di Sant'Alessio parte dei terreni posseduti in Astura. E i monaci vi costruirono chiesa e Monastero. Estinta la famiglia dei Tuscolani, Astura passò a Leone e Manuele Frangipane, loro parenti". Come poi la Torre sia passata al Comune di Nettuno lo scrive il sito Wikipedia, che richiama anche la proprietà degli Aldobrandini e dei Borghese: “Nel 1426, dopo essere stato feudo dei Caetani e degli Orsini, passò sotto i Colonna, i quali ristrutturarono il castello, dandogli l'attuale aspetto, e lo vendettero nel 1594 a Clemente VIII Aldobrandini. Da questi, finita la famiglia Aldobrandini, passò ai Borghese, dai quali fu ceduta al Comune di Nettuno negli anni '70”.
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