mercoledì 12 maggio 2010

Lo Stato della Chiesa nella carta dei padri gesuiti Maire e Boscovich

Pubblicata a Roma nel 1755 e venduta al prezzo di 45 baiocchi

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) A metà 700 lo Stato Pontificio, regnante Papa Benedetto XIV, finanziò la spedizione dei padri gesuiti Maire e Boscovich con il proposito di far loro calcolare l’arco di meridiano passante per lo Stato della Chiesa, sulla direttrice da Roma a Rimini, per contribuire a risolvere la querelle sulla forma sferica della terra. Uno dei risultati di tale missione fu la redazione della carta “Nuova Geografia dello Stato Ecclesiastico” pubblicata nel 1755 a Roma dove, ancora quarant’anni più tardi, veniva venduta al prezzo di 45 baiocchi, come si legge nel libro “Geografia storico politica Stato della Chiesa” edito nel 1795 a Venezia presso Antonio Zatta. Nel testo è scritto: “Lo Stato della Chiesa, o sia il Dominio Secolare del Pontefice Romano è stato disegnato in varie Carte. Quella che Tobia Maier per mezzo degli Eredi di Homann diede alla luce nel 1748, è molto utile. La migliore però è quella , che fu disegnata dal Gesuita Cristoforo Maire, e corretta da Ruggiero Giuseppe Boscovich parimente Gesuita, il quale si regolò secondo le più esatte misure, e Astronomiche osservazioni. Essa e composta di 3 fogli, e costa 45 baiocchi a Roma”. La carta qui riprodotta nella foto riporta tra l’altro un grande cartiglio decorato contenente la dedica degli autori al papa Benedetto XIV, una “Tavola de’Nomi antichi di alcune Città e di alcuni Castelli e Fiumi”, compresa la doppia indicazione di “Frascati” e “Tusculum”, e un riquadro in alto a destra con la descrizione degli scopi della ricerca, delle tecniche impiegate e dei risultati raggiunti. Quella che segue è la trascrizione di tale interessante descrizione. "Questa carta è stata delineata dal P. Cristoforo Maire della Comp. Di Gesù, e ricavata dalle osservazioni fatte da esso insieme col P. Ruggiero Gius. Boscovich della medesima Compagnia. L’occasione è stata quella di misurare un grado di Meridiano per confrontarlo cogli altri misurati altrove dagli Accademici dell’Accademia reale di Francia, e ricavarne ulteriori notizie sulla figura della Terra. Dovendosi prendere molte misure esattissime con istrumenti grandi di qua e di là dal Meridiano di Roma, che va verso Rimini, ebbero l’ordine i suddetti due PP. dalla Santità di Benedetto XIV, che per consiglio del Card. Valenti Segretario di Stato e Caamerlengo ordinò tutta questa impresa, e l’appoggiò a’ medesimi, di scorrere di qua e di là per lo Stato, e rettificare la Carta Geografica del medesimo, eseguendo essi sotto i di lui auspici, e coll’aiuto della sua Sovrana Autorità e Munificienza, e colla protezione e vigilanza del medesimo Cardinale. Quindi non è stata loro incombenza di formare un’esatta Carta topografica delle parti minute dello Stato Pontificio, cosa che avrebbe richiesto gran quantità di gente e molti anni, ma di rettificare le Geografia generale di esso. Questo fine si è ottenuto e si sono corretti infiniti sbagli di tutte le carte fin’ora uscite. Si ritrovano in questa Carta poste al luogo loro tutte le Città, quasi tutte le Terre, e la maggior parte de’ Castelli, ad altri luoghi compresi nello Stato medesimo senza pericolo dello sbaglio di un minuto nella loro positura, essendo stati trigonometricamente determinati colla maggiore diligenza possibile. In tutto il Lazio appena vi sono sei, o sette luoghetti, i quali non sieno stati colla Trigonometria immediatamente determinati. Pochi più ve ne saranno nel Patrimonia di San Pietro, alcuni nella Sabina, e nella Marca quasi que’ soli, che confinano colle montagne. Tra le montagne molti anno sfuggita anche la vista, o pel loro sito, o per le continue nebbie e caligini. Per non lasciare priva la Carta di questi, non trovandosi sicurezza alcuna nelle carte fin qui ora pubblicate, si sono fatte fare delle osservazioni da persone capaci sulli luoghi ben determinati nel loro giro, per determinarli. Oltre a’ luoghi così determinati con tutta sicurezza, se ne sono posti nella Carta molti altri meno sicuri, benché anche questi non presi comunque dalle carte, ma da’ documenti, che pareva potessero assicurare, non discostarsi essi molto dal sito loro assegnato. Questi luoghi sono stati nella Carta contrassegnati generalmente con una lunetta messa loro accanto. Nella parte alpestre delle Legazioni di Bologna, e della Romagna, cioè dal fiume Savio fino al Modenese, le circostanze non permisero l’osservare in persona quel tratto di paese, in cui per altro non vi è alcuna Città, né fu possibile il ritrovare in que’ contorni il supplemento delle altrui osservazioni. Questo tratto di paese si è preso da quelle carte, che si stimarono meno difettose. In questo tratto per non replicare tante volte il segno dovuto a’ luoghi non determinati con certezza, si avvisa qui una volta, che esso si deve sottintendere quasi in tutti. Nella Legazione di Ferrara de’ luoghi più piccoli pochi sono stati immediatamente veduti da due luoghi per ben determinarli. Gli altri si sono pure presi dalle carte migliori, fra le quali ha servito anche una carta manoscritta presentata ultimamente a N.S. dal P. Ippolito Sivieri della medesima Compagnia, Professore di Matematica in Ferrara. Una carta particolare del Peruginonon ancora pubblicata, un’altra di Camerino, ed una terza pubblicata colla stampa alcuni anni addietro, che contiene la pianura del Bolognese, e fatta dallo stesso Autore, che ha fatta quella del Perugino, hanno dato campo d’inserire in questa parecchi luoghi non osservati immediatamente, ma ben sicuri nella loro posizione. In tutte queste però la posizione della Meridiana determinata dagli Autori loro colla Calamita ha avuto bisogno di correzione. E convenuto pure stirare alquanto la Carta del Perugino, tanto perché si conformasse coll’esatta delineazione del Corso del Tevere cavata dagli autentici pubblici documenti, quanto perché combinasse bene col sito di Perugia, e di Todi ora esattissimamente determinati co’ quali non combinava con esattezza bastante, dovunque abbia avuto origine questo suo sbaglio. Questo si appartiene alla Geografia dello Stato. In ordine alle cose più minute, e che più appartengono alla Topografia, gli Autori non si impegnano punto. La forma delle città è puramente arbitraria, non essendosi presa alcuna misura sul contorno delle loro mura. I confini tanto di tutto lo Stato quanto de’ Territori sono stati messi per lo più puramente a occhio, essendovene molti anche litigiosi e incerti. In pochi paesi si sono trovati delineati autentici, e ben distinti. Le strade si son lasciate, toltene quelle delle poste, e in queste i siti delle poste medesime sono stati ben determinati quasi tutti, la curvatura delle strade di mezzo si è messa arbitraria. Il corso de’ Fiumi si è preso per lo più dalle carte, che si sono giudicate le meno cattive, toltone il Tevere dalla Fratta di Perugia in giù, il Teverone, quelli che attraversano la pianura del Bolognese, e alcuni altri pochi, de’ quali si è avuto il corso esattamente delineato. Della Legazione di Urbino si forma ora una carta più particolare e più esatta anche in varie sue minuzie, che si darà pure alle stampe. La longitudine è computata giù dall’Isola di Ferro al solito, e la direzione de’ Meridiani si è determinata col’ultima esattezza. Un grado di meridiano di mezzo tra Roma e Rimini si è trovato di miglia Romane moderne 74, e passi 566 contenendo ogni miglio passi 1000, ogni passo piedi 5 e ogni piede once 16 di passetto di palmo Romano da Architetto che ne contiene 12. Questo passo Romano sta alla tesa di Francia come 29710 a 38880, onde questo grado contiene tese di Francia 56979”.

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