martedì 27 aprile 2010

La "Via Sacra" o "Trionfale" per la vetta di Monte Cavo

Nella descrizione di Padre Celestino Piccolini del 1903

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Una delle passeggiate più belle e suggestive nei dintorni di Frascati è la Via Sacra o Trionfale sul Monte Cavo. E’ uno dei tratti di strada romana meglio conservati della zona, percorribile fin sulla vetta del monte a partire da uno dei tornanti della vecchia “rotabile”, strada un tempo privata e a pagamento. Lungo il suo percorso s’incontra una piccola edicola votiva risalente, credo, al 1883 restaurata nel 1975 a cura dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo dei Laghi e Castelli Romani e si giunge poi alla Pèntima di Monte Cavo da dove si gode della contemporanea vista dei laghi Albano e di Nemi. Ecco cosa scriveva in proposito il Padre Celestino Piccolini nel 1903 sulla sua guida storica “Sul Monte Albano nel centro del Lazio” edita a Roma dalla Tipografia Vespasiani.
“Innanzi ad un’edicola, volge ai nostri piedi larga, nitida, con leggerissimo declivio, la via sacra, con grossi poligoni di lava. Arreca essa tanta meraviglia, da sembrare che non già per l’erta di un alpestre monte, ma nelle vie di Roma antica noi volgiamo i passi. Chi non conosce lo scopo di essa, la passa inosservata, quasi un lavoro sciupato per entro una selva, alla cima di un monte. Ma tornando a memoria che quelle stesse pietre che ora sono sotto i nostri piedi sostennero un dì le orma di Giulio Cesare e Marco Marcello, i quali vi ascesero trionfanti; le vestigia di M. Furio Camillo, di Fabio Massimo, di Paolo Emilio, di tutti i magistrati romani preceduti da immenso popolo, da militi ed insegne, vittime e sacerdoti, tra lo squillo delle trombe, le acclamazioni ed i sacri cantici, allorchè ascendevano alla celebrazione delle Ferie, colla più solenne e magnifica pompa; allora dobbiam essere compresi da un sacro sentimento di venerazione per questa via, che per analogia a quella che menava al Campidoglio, chiameremo sacra o trionfale” e più oltre prosegue: “Dall’edicola sino alla sommità si leggono ad intervalli in due poligoni separati e vicini, le lettere VN che sono state interpretate per Via Numinis. Sono autentiche o posteriori? In verità per quanto cercai non mi fu dato possibile rinvenirne altrove. I Romani non solevano incidere in quel modo sul selce delle strade; e quindi è da supporsi che sieno state tracciate da umanisti impostori nell’epoca del rinascimento. In molti poligoni, specie ai lati della via, veggonsi ancora le picchiature, affinchè vi si aggrappassero senza sdrucciolare i ferri dei cavalli. Questa via per l’accortezza nell’eseguire il tracciato, per il facile accesso, dato il regolare e dolce pendìo, le convergenze per lo scolo delle acque, la larghezza di nove piedi antichi romani (m. 2.60 circa), è un prezioso monumento della storia del Monte Albano. Un bellissimo panorama si discopre dopo un duecento passi sulla via sacra, dove a sinistra il monte presenta un ammasso speronaceo brullo di vegetazione, a destra al di sopra di uno scosceso dirupo allargasi l’orizzonte. Quivi noi siamo ...in su l’orlo supremo, dell’alta ripa, alla scoverta piaggia. Quest’appicco di sperone, sul esser chiamato Pèntima di Monte Cavo. I due laghi, quello d’Albano e di Nemi, sono i primi ad attirare l’attenzione del nostro sguardo, ambedue adagiati entro i profondi letti dalle alte sponde”.
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