domenica 7 marzo 2010

Un ricordo dell'illustre storico tuscolano Dottor Domenico Seghetti

Tratto da “Il Mondragone” del giugno-agosto 1928

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) “Il Mondragone” è il periodico mensile illustrato pubblicato, a partire dal 1905, dal Nobile Collegio Mondragone allora tenuto dai Padri Gesuiti. Sul numero 4 giugno-agosto 1928, è
pubblicato un ricordo dello illustre storico frascatano Dottor Domenico Seghetti, morto nel luglio di quell’anno: “Il giorno 3 luglio rendeva a Dio l’anima sua elettissima, in età di anni 85, il Dott. Prof. Domenico Gr. Uff. Seghetti, Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno Cavaliere Mauriziano, munito dei Sacramenti della Chiesa e di speciale Benedizione del S. Padre. La scomparsa del Dott. Seghetti si può dire un lutto della nostra Famiglia Mondragoniana per le lunghe relazioni da lui avute col Collegio, non solo nella qualità di medico curante, ma anche quella di professore di storia naturale: uffici che Egli disimpegnò sempre con quell’amore e passione che solo i suoi nobili ideali cristiani e l’anima sua grande potevano ispirargli: Della morte del Seghetti molto si sono occupati i giornali della Capitale tessendo elogi e narrando la vita dell’illustre scomparso. Tra gli altri stralciamo dal “Messaggero” del 5 luglio:
“…. Colla morte del Dott. Seghetti scompare dalla nostra città uno dei migliori e apprezzati suoi figli. Era nato a Frascati il 26 settembre 1842, aveva quindi 86 anni. Iniziò gli studi nel Seminario Tuscolano ed a soli 23 anni fu laureato in medicina. Lavoratore indefesso seppe accoppiare lo studio severo della medicina a pro dell’umanità sofferente con quello geniale dell’archeologia e della storia patria. I primi anni della sua opera di medico li dedicò al volontario esercizio nel lazzaretto dei colerosi presso l’ospedale di S. Spirito in Roma e quindi a Subiaco, e furono tante e tali le benemerenze che egli seppe acquistarsi in quell’ultima cittadina, che gli abitanti e per essi il Consiglio comunale, derogando dalla formalità del concorso, ottennero che con un rescritto di Pio IX egli fosse nominato stabile in quel Comune, ove restò fino all’aprile 1878, fino a quando cioè, reclamato dai suoi concittadini, egli venne nominato medico condotto di Frascati. Egli non volle cercare nello studio e nella scienza solamente la soddisfazione dell’animo proprio, premio dovuto a chi compie con coscienza il suo dovere, ma volle ancore che nel profondere il tesoro delle sue vaste cognizioni a beneficio dei malati, si ammirasse in lui l’altezza dell’animo, l’abnegazione di se stesso, il più completo disinteresse e la scrupolosa esattezza nell’esercizio della professione. Egli, tutti possono testimoniarlo, non badò né a sale dorate né ad affumicate stamberghe, badò solo che nelle une e nelle altre v’erano dolori da lenire, lacrime da asciugare e volenteroso corse a portare l’aiuto della sua scienza al ricco ed al povero, senza pensare a soddisfazioni materiali o vane, ma soltanto vedendo nei sofferenti persone da beneficare e ritenendo massimo compenso la certezza di avere compiuta con scrupolo e sapienza un’opera buona. E ben disse il senatore Valenzani al Politeama Tuscolano, il 30 luglio 1922, tessendo l’elogio delle di lui virtù allorquando un comitato di cittadini volle onorare l’illustre vegliardo nell’80° anno di età: “Egli, disse allora il Valenzani, tutto ha dato ma nulla ha domandato”. Era la verità. Fu un apprezzatissimo storico e archeologo ed in questo campo consacrò quasi tutta la sua operosità al bene ed alla gloria della sua Frascati. Si ricordano con piacere le sue note pubblicate nel giornale “Il Messaggero del Lazio illustrato”, nonché le pubblicazioni: “Tuscolo e la Badia Sublacense” e le due ultime ed interessanti pubblicazioni: “Memorie storiche di Tuscolo” e “Frascati nella Natura, nella Storia e nell’Arte”. Alieno da competizioni di parte, pure fu in più occasioni eletto consigliere comunale e per circa dieci anni fu pure assessore. Aveva fatto parte di numerosi comitati di beneficienza, quale fu presidente, e fu uno dei benemeriti fondatori dell’Asilo infantile Tuscolano, della quale filantropica istituzione, che egli aveva sempre prediletto, fu per molti anni presidente. Grande estimazione hanno avuto per il Seghetti uomini insigni ed illustri, come Terenzio Mamiani, G. Battista De Rossi, il principe dell’Archeologia cristiana, Giuseppe Ponzi, il Tomassetti, il Lanciani, Baccelli, Guidi, Monaci, Woss, Marucchi e molti altri. Egli era affezionatissimo a tutti i componenti la famiglia dai quali era contraccambiato con un affetto che aveva del culto. Molto ancora si potrebbe dire dell’uomo benefico scomparso, ma la sua opera si può compendiare nel grande, costante e profondo amore per l’umanità, per la Patria, per la famiglia, per il Tuscolo ed in special modo per la sua diletta Frascati”. I funerali celebrati il giorno 5 sono riusciti quanto mai solenni sia per il concorso di popolo come per l’intervento di tutte le autorità e Rappresentanze di Associazioni e Istituzioni locali. Del Collegio è intervenuto il R.P. Rettore, una buona rappresentanza del Corpo insegnante e di Convittori dei rimasti in collegio. Mentre porgiamo alla famiglia del caro estinto le nostre più vive condoglianze raccomandiamo ai nostri lettori di suffragarne l’anima benedetta”.
Nelle foto qui sopra il Dottor Seghetti è ritratto con la moglie all'epoca del loro matrimonio, sempre con la moglie nel maggio del 1915, nel 1922 all'Hotel Tusculum di Frascati insieme ai membri del comitato cittadino che organizzò i festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno, in alcuni ritratti e istantanee occasionali e sono inoltre riprodotte le copertine di alcune sue pubblicazioni.
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