domenica 14 marzo 2010

"Descrizione dell’antico Tusculo" dell’architetto Cav. Luigi Canina

Raro e prezioso testo del 1841

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Stampato nel 1841, forse – come ipotizzano alcuni – in non più di duecento esemplari, “Descrizione dell’antico Tusculo”, dell’architetto Luigi Canina, è un testo fondamentale per la conoscenza della storia e dei resti archeologici del Tuscolo. Si tratta di un volume in folio di grandi dimensioni (cm 46x32), con copertina in pelle e finiture dorate, diviso in tre parti per un totale di sedici capitoli (nove capitoli e sette “classi”), con 183 pagine di testo e 53 tavole fuori testo. L’autore fu chiamato a sostituire il defunto marchese Luigi Biondi nella direzione degli scavi di Tuscolo, avviati da re Carlo Felice di Sardegna e continuati dalla sua vedova Maria Cristina di Savoia. Fu proprio la regina Maria Cristina ad affidare al Canina l’incarico di redigere un libro contenente un dettagliato rapporto su quanto fatto e quanto rinvenuto sul Tuscolo e il Canina si dedicò a tale lavoro con notevole impegno tanto che il suo libro risulta essere una preziosa opera storico-topografica-archeologica nonché un valido repertorio delle statue ed altri oggetti preziosi recuperati a Tuscolo e trasferiti in svariati musei italiani e stranieri, primo fra tutti quello del Castello di Agliè ma anche i musei Vaticani, Borghese, Britannico e di Berlino. Nella prefazione del libro, qui riprodotta per intero, il Canina traccia inoltre una vasta bibliografia (sul libro arricchita da note dettagliate con titoli e date dei testi degli autori citati) di quanto in precedenza già scritto sull’argomento da storici e studiosi antichi e più recenti.
Ecco di seguito il testo della prefazione del libro del Canina, con notizie interessanti sulla storia degli scavi e sugli autori che l’hanno preceduto: “L’antico Tuscolo, si rinomato nei tempi ante romani per la celebrità del suo fondatore, nelle prime età di roma per la sua fortezza, e nell’epoche di maggior prosperità dei romani per le sue deliziose ville, venne tolto dall’oscurità, in cui giaceva da più secoli, col mezzo degli sterramenti impresi ad eseguire con ordinato metodo per comandamento del re Carlo Felice di Sardegna e continuati da S.M. la regina Maria Cristina; perciocché gli scavi in quell’insigne luogo, ora per più gran parte contenuto nel possedimento denominato la Rufinella, prima che esso passasse in proprietà della real casa di Sardegna, erano diretti quasi all’unico scopo di rinvenire oggetti antichi; onde si dissotterravano e si ricoprivano nel tempo stesso le reliquie degli edifizj di quella rinomata antica città senza conservarne neppur memoria; ed anzi alcune delle medesime reliquie venivano distrutte onde aver maggior facilità a frugare in ogni recondita parte. Ma poiché venne deputato alla direzione di quegli sterramenti il marchese Luigi Biondi dopo la morte della duchessa del Chiablese, mentre era quel tenimento posseduto da re Carlo felice, e mentre S.E. il marchese San Severino Grande scudiere di S.M ne reggeva il governo della real casa nella qualità di procuratore generale, furono essi eseguiti con miglior metodo e conservati con cura alcuni dei principali monumenti che vennero discoperti, e precipuamente alcune delle vie che mettevano agli edifizj tusculani. Con egual buon ordine si continuarono ad oprare gli stessi sterramenti in seguito delle lodevoli disposizioni date da S.E. il conte Filiberto di Colombiano Gran mastro e conservatore generale della real casa di S.M. la regina M. Cristina, e della stessa assidua direzione dell’anzidetto marchese Biondi, come ne offrono prova i monumenti raccolti con diligenza che sono ora di bell’ornamento al real castello di Agliè. Venendo dopo l’infausta perdita del Biondi a me concessa la direzione dei medesimi scavi unitamente a quella delle opere di belle arti ordinate dall’anzidetta regina, s’impresero a discoprire per intero le reliquie dell’antico teatro, che è il più cospicuo monumento, che ci rimanga dell’antico Tusculo, e dalle quali già eransi tratte diverse sculture di pregio, come sono le statue delle Rutilie e quella di Antonia Augusta del museo Vaticano; da questi ultimi sterramenti si ebbe poi la bella statua loricata di Tiberio. Per conservare memoria sì dell’importante discuoprimento di tale teatro, sì della visita fatta agli stessi scavi dal sommo pontefice Gregorio XVI, mentre nel mese di ottobre dell’anno mille ottocento trentanove S.M. la regina Maria Cristina dimorava nella sua villa tusculana della Rufinella, fu posta nella parte media superiore della cavea del medesimo teatro la seguente iscrizione.

IN ADVENTU
GREGORI . XVI . PONT . MAX .
DIE . VII . M . OCTOB. A. S. MDCCCXXXIX
MARIA . CRISTINA . AVGVSTA .
CAROLI . FELICIS . SARDINIAE . REGIS . VIDVA

IN . SVA . VILLA . TVSCVLANA . COMMORANS
THEATRI . RELIQVIAS . DETEXIT

Il casino principale della anzidetta villa tusculana, la cui fronte si offre delineata nella Tavola I annessa, all’opera stessa, venne abitato già da tre anni continui in tempo di villeggiatura dalla sullodata regina. Si è durante un tal soggiorno che ella ebbe la soddisfazione di vedere eseguite le ordinate scavazioni che recarono non lieve benefizio alla storia di quell’insigne luogo ed alle arti per la discoperta degli antichi edifizj e per le preziose
opere rinvenute. Con siffatte lodevoli disposizioni si venne ad accrescere il novero delle tante beneficienza usate in favore delle arti dalla stessa Maestà sua. E siccome molte delle memorie che si avevano dalle scoperte fatte per il passato venivano dimenticate per mancanza delle necessarie descrizioni, e quantunque molte cose già si fossero pubblicate sullo stesso Tusculo antico in generale, pure non aveasi un’accurata esposizione di esso; così la stessa regina volle aggiungere altra munificenza alle tante altre fatte a benefizio della arti belle, col commettermi la descrizione sì di tutto ciò che può esser relativo ad illustrare questa antica città, sì delle più rinomate opere rinvenute negli sterramenti ivi fatti. Adempiendo a questa onorevole commissione, cercai di raccogliere tutte le memorie che si conservarono in seguito delle scoperte fatte per l’avanti; ed affinchè al mia esposizione riuscisse più chiara e si avessero da essa tutte le notizie che si riferiscono all’antico Tusculo, credei opportuno di aggiungere una storia della stessa città antica; e ciò viepiù lo giudicai necessario perché ebbi a convincermi che nonostante da molte pubblicazioni fatte dopo il discuoprimento del preciso luogo, in cui stava posta l’antica città del Tusculo, nessun’opera avevasi che potesse supplire a quanto ora vuolsi conoscere intorno la storia e le pratiche sulle arti degli antichi popoli colla dimostrazione dei monumenti, e non con semplici opinioni scritte.
Tali considerazioni mi indussero a dividere la stessa esposizione tuculana in tre parti distinte. La prima di esse risguarda unicamente la storia dell’antico Tusculo, la quale ha principio dal suo primo stabilimento e progredisce sino all’epoca dell’intera sua distruzione. La seconda parte concerne la descrizione topografica della città e
delle sue adiacenze dimostrata con tutte quelle reliquie delle antiche fabbriche che vi rimangono, e con quelle memorie che si hanno dalle tante scoperte fatte. La terza parte poi contiene sì la particolar descrizione degli edifizj tusculani di cui ci vennero conservate le reliquie, sì delle più pregiate opere che tornarono alla luce dagli scavi operati.
Prima però di dar incominciamento a siffatta esposizione, giudico necessario d’indicare quali sieno le opere che vennero
sin’ora pubblicate più particolarmente intorno la illustrazione dell’antico Tusculo e dei suoi monumenti dopo che ne venne determinata con maggior precisione la sua vera posizione, onde offrire una precisa conoscenza di tutte le più importanti pubblicazioni tusculane. Quindi è che ometterò di far menzione sì di tutti coloro che esposero alcune poche cose in modo indeterminato su di tale città, sì di quei che ne fecero parola soltanto per incidenza nelle descrizioni di altri luoghi.
Il primo, che più di proposito si fece a parlare dell’antico Tusculo, fu il Cluverio nella sua erudita descrizione dell’Italia antica, per aver preso a considerare i principali passi degli antichi scrittori che a quell’insigne luogo si riferiscono.
A siffatte erudite considerazioni del Cluverio furono aggiunte altre simili osservazioni dall’Olstenio. Il Kircherio nella sua descrizione del Lazio espose diverse memorie relativamente all’antico Tusculo ed in particolare sul sepolcro dei Furii scoperto ai suoi tempi entro il recinto dell’eremo dei padri camaldolesi, del quale però già ne aveva dati alcuni cenni il Falconieri. L’Eschinardi espose alcune sue memorie sull’antico Tusculo nella sue descrizione dell’agro romano, la quale fu poscia accresciuta dal Venuti. Il Fabretti diede alcuni cenni su ciò che si riferiva alle vie ed alla condotta delle acque, spettanti ai tusculani senza però particolarmente descrivere tutto ciò che riguardava le stesse opere. L’Ughelli nella sua Italia sacra ed il Piazza nella sua Gerarchia cardinalizia raccolsero pure alcune memorie sul Tusculo con qualche interessamento. Il Mattei con assai maggior diligenza ed erudizione si diede ad ordinar tutte le memorie tratte dagli antichi scrittori che riguardavano l’antico Tusculo, e così pure ciò che potè dedursi dalle scoperte; onde giustamente venne quell’opera considerata per la miglior descrizione che si fosse sino ai suoi tempi pubblicata sulla stessa antica città. Il Volpi aggiunse alcune altre poche notizie a quelle esposte dal Mattei, e riportò con più esattezza i passi degli antichi scrittori, ma però sempre con poca conoscenza del luogo in cui stava situato l’antico Tusculo; e corredò la sua erudita esposizione con diverse memorie avute dal Lupio, dal Lesleo e dal Contucci. Pubblicando il Zuzzeri in Venezia una descrizione su di una antica villa scoperta sul dorso del Tusculo, creduta aver appartenuto a M.T. Cicerone, il Cardoni si oppose apertamente facendo conoscere con una sua dissertazione essere stata una tal villa tulliana situata invece nel luogo occupato dal monastero di Grotta Ferrata. Dal Boskowik (sic) si dovettero raccogliere diverse altre memorie su Tusculo in seguito degli scavi che egli diresse per molti anni nella parte di detta città contenuta entro la villa della Rufinella e precipuamente sulla indicata scoperta fatta dell’antica villa creduta di Cicerone dal Zuzzeri, della quale si dicono rilevati i disegni coll’assistenza del summenzionato Contucci e del celebre architetto Vanvitelli che il allora diriggeva la costruzione del grande casino della stessa villa: ma quelle memorie e quei disegni rimasero inediti, e soltanto se ne ebbero alcune notizie dal Zuzzeri anzidetto e dal giornale dei letterati che in allora si pubblicava, le quali memorie vennero riprodotte ultimamente dall’avvocato Fea. Rimangono pure inedite importantissime memorie che raccolse il Galletti per comporre una storia sui conti tusculani, e che si custodiscono tra i codici della biblioteca Vaticana al num. 8047. Il Monfaucon nel suo Diario italico registrò alcune memorie relative allo stesso Tusculo. Il Chaupy, nel dichiarare la situazione della villa di Orazio, scrisse alcune cose sull’antico Tusculo. Il Visconti, descrivendo il celebre musaico del museo vaticano distinto dall’effige di Minerva, il quale fu rinvenuto nella sopraindicata villa discoperta negli scavi diretti dal Boscovich, riferì le cose che in allora si scrissero nel giornale dei Letterati relativamente ai medesimi scavi. Parimenti il Nibby, illustrando la statua di Antonia Augusta dello stesso museo Vaticano, la quale fu rinvenuta negli scavi fatti dal principe di Canino, aggiunse pure alcune altre poche notizie su questo insigne luogo degli antichi. L’abbate Uggeri raccolse in un volume delle sue giornate pittoriche di Roma e suo circondario le più comuni notizie ed espose alcuni disegni sui monumenti tusculani ultimamente discoperti, i quali gli vennero da me medesimo comunicati. Gli stessi disegni si riprodussero con poche variazioni dall’Angelini e Fea tra i monumenti appartenenti alla via Latina da essi descritta. L’architetto incisore Rossini, nel suo grande volume dei monumenti esistenti nei contorni di Roma, comprese alcune tavole rappresentanti gli stessi edifizj antichi del Tusculo e li espose con poche illustrazioni. Il Nibby anzidetto primieramente nel suo viaggio antiquario nei controni di Roma e poscia con maggior erudizione nella sua Analisi storico-topografica-antiquaria della carta dei dintorni di Roma, raccolse tutte quelle notizie più importanti che riguardano sì l’antico Tusculo, sì le nuove ville stabilite nelle adiacenze di Frascati. Alcune poche altre simili notizie eransi già pubblicate dal Gell nella sua descrizione topografica di Roma e sue vicinanze; ed alcune altre notizie vennero esposte dal Wesphal. In egual modo si trovano in succinto dichiarate le principali cose riguardanti il Tusculo in tutte quelle descrizioni di Roma e suoi contorni che servono ad uso dei fuoristieri e che si rinnovano spesso con poche variazioni, come sono tra le altre quella del Vasi accresciuta e corretta dal Nibby, quella del fea, e quella del marchese Melchiriorri. Alcune memorie manoscritte circolano nella città di Frascati e vedonsi deputate a servire di volgare istruzione sull’antico Tusculo: mo sono esse in più gran parte estratte dalla ben nota descrizione del Mattei. Tali sono pure le altre cose che di minor importanza si leggono in altre opere non decisamente relative all’antico Tusculo. Le descrizioni che riguardano le moderne ville e le nuove fabbriche erette sulla falda del colle tusculano, non essendo propriamente relative all’argomento propostoci di illustrare, si tralasciano dal citarle. Il marchese Biondi poi scrisse negli ultimi giorni di sua vita una dissertazione sul dipinto rinvenuto nella casa creduta appartenere ai Cecilii e supposta aver rappresentato Cecilia di Metello allorchè fu condotta unitamente alla zia di lei a consultare gli auguri sul suo matrimonio; e codesta erudita dissertazione verrà pubblicata nel decimo volume degli atti della pontificia accademia romana di archeologia, della quale ne fu il presidente per diversi anni. Aveva egli però sino dal tempo che imprese a diriggere gli scavi sul Tusculo, per comandamento del re Carlo Felice, divisato di scrivere una descrizione su questa antica città, proponendosi di dividere la sua opera in due parti, nella prima parlare degli edifizj che rimangono scoperti, e nella seconda degli oggetti trasportati nel real castello di Agliè; e già rispetto alla prima parte aveva scritte alcune cose sulla via Labicana e sui monumenti scoperti vicino alla colonna del decimo quinto miglio, alla qual descrizione deputava servire di dimostrazione una pianta dell’antico Tusculo che avevo rilevata precisamente nel tempo delle stesse prime scoperte; e rispetto alla seconda parte più ampiamente aveva raccolte memorie sulle principali opere di scoltura e di pittura ivi rinvenute, ed anche sulle terre cotte, sul qual argomento lasciò una compita descrizione su di una lucerna fittile tusculana; come pure già aveva riuniti materiali per compiere una raccolta delle iscrizioni lapidarie tusculane e dei bolli scritti sui mattoni ivi rinvenuti, per il qual lavoro diedero alcune memorie il Borghesi e l’Amati: ma nulla poi portò a compimento, e quelle memorie rimangono presso sua sorella Maddalena Camosci, la quale gentilmente favorì di lasciarmi vedere per farne onorevole menzione, e per estrarre alcune notizie sui ritrovamenti fatti negli scavi da lui diretti, che meritavano di esser conosciute, quali vengono sotto il suo nome registrate precipuamente nelle particolari descrizioni dei monumenti riferiti nella Parte III.
Dalle memorie esposte in tutte le citate opere, contestandole con quelle che si hanno dagli scrittori antichi, le quali servono di base in ogni ricerca, e più ancora dalla perfetta conoscenza del luogo in cui stava situato l’antico Tusculo con le più cospicue ville edificate nel suo suburbano, e da ciò che venne palesato dai monumenti ivi discoperti, dedussi quanto costituisce la seguente mia esposizione tusculana, che, dopo di avere raccolti con cura tutti i documenti ad essa spettanti, imprendevo a scrivere nel finire dell’anno mille ottocento quaranta e pubblicavo nel cominciare dell’anno mille ottocento quarantuno”.
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lunedì 8 marzo 2010

I "Fratelli Nobiloni" e le origini del molino di Via Gregoriana

In alcuni documenti antichi e fotografie d’epoca

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Achille Nobiloni, mio nonno (all’anagrafe Annibale per un errore di trascrizione), era nato ad Arcevia nelle Marche il primo giorno di primavera, 21 marzo, del 1883 ed è morto il giorno di Natale, 25 dicembre, del 1972 poche settimane prima del suo novantesimo compleanno. Suo fratello Tommaso era più giovane di quattro anni ed è morto quattro anni prima di lui, vivendo quindi circa ottantadue anni. I due fratelli si trasferirono a Frascati intorno all’anno 1900 ed iniziarono a lavorare a Grottaferrata presso il molino dello zio materno Pietro Agostinelli. Dopo pochi anni, con l’aiuto dello zio, decisero di mettersi in proprio e a Frascati avviarono un molino in Piazza del Mercato per poi acquistare un terreno nell’attuale Via Gregoriana e impiantarvi un nuovo stabilimento dando così vita a quella che più tardi sarebbe diventata la Molinobili – Molini Fratelli Nobiloni S.p.A.
In una lettera datata 3 aprile 1916, i due fratelli si rivolgono nel modo seguente all’”Ill.mo Sig. Sindaco di Frascati”: “I sottoscritti Annibale e Tommaso F.lli Nobiloni, si onorano domandare alla S.V. Ill.ma se gli venisse ceduto in vendita l’appezzamento di terreno sito in Frascati, lato Monte Porzio Catone, e precisamente quello che confina con la strada provinciale, fabbricato di Campeti Candido e via del Camposanto. Scopo dell’acquisto del sudd. terreno è per ampliare uno stabilimento a Cilindri e palmenti per molire granaglie e produrre farine ben confezionate tanto necessarie a questa città ed ai paesi del mandamento; avendo i medesimi Nobiloni acquistato a bella posta, per sviluppare tale industria, l’attiguo fabbricato del Campeti che però non è sufficiente al raggiungimento dello scopo mancando assolutamente di un’area utilizzabile all’interno. Con perfetta osservanza T.Nobiloni p. f.lli”.
Ed è sempre all’”Ill.mo Sig. Sindaco di Frascati” che i fratelli tornano a scrivere un anno dopo, il 30 aprile 1917, per inoltrare la seguente domanda: “I qui sottoscritti F.lli Nobiloni Annibale e Tommaso, già esercenti in questa città a Piazza Mercato 66 di un mulino per cereali, ora volendo sviluppare la loro industria si ripromettono di impiantare uno stabilimento del genere in Via di M. Porzio Catone e precisamente nel locale per uso fienile, già Campeti, presso il mattatoio. Abbisognando i medesimi Nobiloni, per iniziare immediatamente i lavori, di una mezza oncia di acqua continua perché dopo che i lavori saranno ultimati, sia di muratura che di impianto macchine, ad essi sarà necessaria ed indispensabile tale acqua per tutto l’occorrente che lo stabilimento del genere richiede, ovverosia lavatura grano, igiene del personale, ecc. ecc. Si onora pertanto pregare la S.V. Ill.ma onde si interessi presso Codesta Spett.le Giunta comunale perché questa domanda venga benevolmente accolta per potere i Nobiloni subito iniziare i lavori della presa dell’acqua”.
Per l’acquisto del terreno, detto anche “delle Vicinali” per la presenza della stazione delle ferrovie vicinali Roma-Fiuggi-Frosinone, dovette passare ancora più di un altro anno da questa seconda domanda. L’atto fu infatti stipulato in data 6 ottobre 1918 dal Notaro Filadoro Avv. Donato di Frascati come dimostrano altri due documenti dell’epoca: 1) una ricevuta dell’Esattoria e Tesoreria Consorziale di Frascati, datata appunto 6 ottobre 1918 e rilasciata ai signori Agostinelli Pietro e Nobiloni Tommaso e Achille per “acquisto parte terreno concia giusta atti notaio Filadoro in data odierna”; 2) una lettera dello stesso notaio agli “Egregi Sig.ri Fratelli Nobiloni, Frascati” con la quale il 10 aprile 1919 il notaio comunica loro che “La Società Laziale di Elettricità, da me interpellata, mi ha fatto sapere che la permuta tra tale società e Loro ed Agostinelli, da me rogata con atto del 6 ottobre 1918 è stata approvata e ratificata dal Consiglio d’Amministrazione nella seduta del 22 novembre 1918 N. 67. Ciò per loro norma. Saluti, Notar Filadoro Donato”. Il che sta a dimostrare che contestualmente all’acquisto del terreno dal Comune gli acquirenti permutarono parte della proprietà con altra della società elettrica, probabilmente confinante e verosimilmente quella a destra in fondo alla discesa che dal distributore Nizzica porta all’attuale Via Sciadonna e dove infatti sorge tuttora una cabina elettrica. E l’acqua richiesta al Comune? Evidentemente non fu concessa o era troppo poca se in data 18 giugno 1919 il direttore dell’esercizio della Ferrovia Roma-Fiuggi-Frosinone della Società Anonima per Ferrovie Vicinali così scriveva ai “Signori F.lli Nobiloni, Molini, Frascati”: “In riscontro alla vostra in data 14 scorso mese, vi significhiamo che potremo accordarvi di prendere l’acqua direttamente dalla conduttura di nostra proprietà alle seguenti condizioni: Tutti i lavori occorrenti alla presa, saranno fatti a vostre spese. L’acqua da prelevare non potrà essere superiore ai metri cuibi 5 (cinque) nelle 24 ore. Ove per qualsiasi ragione, la nostra Amministrazione intendesse in qualsiasi tempo togliervi tale concessione, voi vi impegnate di sopprimere la presa senza pretendere indennizzo alcuno e nel termine di mesi uno dal preavviso da parte nostra. Per l’uso della nostra conduttura, voi ci pagherete un canone annuo di L. 200. – (lire duecento) da pagarsi anticipatamente ed in una sola volta al Capo Stazione di Frascati. Tutte le spese occorrenti per la manutenzione della conduttura nel tratto dell’innesto con la tubatura del Municipio alla nuova presa che voi farete, saranno pagate a metà. Resta poi esplicitamente stabilito che qualora detto attacco alla nostra conduttura dovesse provocare una diminuzione all’acqua fluente alla nostra stazione, voi dovrete immediatamente togliere l’attacco stesso, senza pretendere indennizzo alcuno per i lavori inutilmente eseguiti. Se, come riteniamo, dette condizioni vi convengono, inviateci copia della presente firmata in segno di accettazione ed avvertiteci del giorno in cui intendete cominciare i lavori”.
Evidentemente, nonostante l’ottimismo del direttore delle ferrovie vicinali, mio nonno e suo fratello non trovarono dette condizioni così convenienti come lo stesso direttore riteneva, tant’è che sulla sua lettera risulta ben visibile un appunto a matita con scritto: “non accettato, vedi risposta e copia lettera in data 20 giugno 19” … solo che io non sono riuscito a trovare la risposta nè a sapere da dove l’acqua sia poi arrivata.
Nelle foto qui pubblicate sono riprodotti: tutti i documenti citati; una veduta, evidenziata in rosso, del terreno oggetto della compravendita e sul quale è poi sorto il molino, tratta da una cartolina del 1909; una veduta del molino presa dal “Muro di Via Pensa”, in una cartoline degli anni ’50; i festeggiamenti del 25 settembre 1932 giornata in cui i fratelli Achille e Tommaso, neo Cavalieri della Corona d’Italia, posano insieme ai familiari, agli impiegati e agli operai del molino; la giornata dell’8 dicembre 1936 durante la visita del podestà Corrado Bellomia e del vescovo Biagio Budelacci ai lavori di ammodernamento del molino; l’udienza speciale del Papa Pio XI ai titolari e maestranze dei Molini Fratelli Nobiloni a Castel Gandolfo il 4 settembre 1939 (queste ultime tre foto tratte dal libro "Immagini di vita frascatana 1862-1943" edito nel 1986 a cura dell'Associazione Tuscolana "Amici di Frascati"); i fratelli Achille (a sinistra nella foto) e Tommaso Nobiloni negli ultimi anni di vita, nell’aprile 1967.
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domenica 7 marzo 2010

Un ricordo dell'illustre storico tuscolano Dottor Domenico Seghetti

Tratto da “Il Mondragone” del giugno-agosto 1928

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) “Il Mondragone” è il periodico mensile illustrato pubblicato, a partire dal 1905, dal Nobile Collegio Mondragone allora tenuto dai Padri Gesuiti. Sul numero 4 giugno-agosto 1928, è
pubblicato un ricordo dello illustre storico frascatano Dottor Domenico Seghetti, morto nel luglio di quell’anno: “Il giorno 3 luglio rendeva a Dio l’anima sua elettissima, in età di anni 85, il Dott. Prof. Domenico Gr. Uff. Seghetti, Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno Cavaliere Mauriziano, munito dei Sacramenti della Chiesa e di speciale Benedizione del S. Padre. La scomparsa del Dott. Seghetti si può dire un lutto della nostra Famiglia Mondragoniana per le lunghe relazioni da lui avute col Collegio, non solo nella qualità di medico curante, ma anche quella di professore di storia naturale: uffici che Egli disimpegnò sempre con quell’amore e passione che solo i suoi nobili ideali cristiani e l’anima sua grande potevano ispirargli: Della morte del Seghetti molto si sono occupati i giornali della Capitale tessendo elogi e narrando la vita dell’illustre scomparso. Tra gli altri stralciamo dal “Messaggero” del 5 luglio:
“…. Colla morte del Dott. Seghetti scompare dalla nostra città uno dei migliori e apprezzati suoi figli. Era nato a Frascati il 26 settembre 1842, aveva quindi 86 anni. Iniziò gli studi nel Seminario Tuscolano ed a soli 23 anni fu laureato in medicina. Lavoratore indefesso seppe accoppiare lo studio severo della medicina a pro dell’umanità sofferente con quello geniale dell’archeologia e della storia patria. I primi anni della sua opera di medico li dedicò al volontario esercizio nel lazzaretto dei colerosi presso l’ospedale di S. Spirito in Roma e quindi a Subiaco, e furono tante e tali le benemerenze che egli seppe acquistarsi in quell’ultima cittadina, che gli abitanti e per essi il Consiglio comunale, derogando dalla formalità del concorso, ottennero che con un rescritto di Pio IX egli fosse nominato stabile in quel Comune, ove restò fino all’aprile 1878, fino a quando cioè, reclamato dai suoi concittadini, egli venne nominato medico condotto di Frascati. Egli non volle cercare nello studio e nella scienza solamente la soddisfazione dell’animo proprio, premio dovuto a chi compie con coscienza il suo dovere, ma volle ancore che nel profondere il tesoro delle sue vaste cognizioni a beneficio dei malati, si ammirasse in lui l’altezza dell’animo, l’abnegazione di se stesso, il più completo disinteresse e la scrupolosa esattezza nell’esercizio della professione. Egli, tutti possono testimoniarlo, non badò né a sale dorate né ad affumicate stamberghe, badò solo che nelle une e nelle altre v’erano dolori da lenire, lacrime da asciugare e volenteroso corse a portare l’aiuto della sua scienza al ricco ed al povero, senza pensare a soddisfazioni materiali o vane, ma soltanto vedendo nei sofferenti persone da beneficare e ritenendo massimo compenso la certezza di avere compiuta con scrupolo e sapienza un’opera buona. E ben disse il senatore Valenzani al Politeama Tuscolano, il 30 luglio 1922, tessendo l’elogio delle di lui virtù allorquando un comitato di cittadini volle onorare l’illustre vegliardo nell’80° anno di età: “Egli, disse allora il Valenzani, tutto ha dato ma nulla ha domandato”. Era la verità. Fu un apprezzatissimo storico e archeologo ed in questo campo consacrò quasi tutta la sua operosità al bene ed alla gloria della sua Frascati. Si ricordano con piacere le sue note pubblicate nel giornale “Il Messaggero del Lazio illustrato”, nonché le pubblicazioni: “Tuscolo e la Badia Sublacense” e le due ultime ed interessanti pubblicazioni: “Memorie storiche di Tuscolo” e “Frascati nella Natura, nella Storia e nell’Arte”. Alieno da competizioni di parte, pure fu in più occasioni eletto consigliere comunale e per circa dieci anni fu pure assessore. Aveva fatto parte di numerosi comitati di beneficienza, quale fu presidente, e fu uno dei benemeriti fondatori dell’Asilo infantile Tuscolano, della quale filantropica istituzione, che egli aveva sempre prediletto, fu per molti anni presidente. Grande estimazione hanno avuto per il Seghetti uomini insigni ed illustri, come Terenzio Mamiani, G. Battista De Rossi, il principe dell’Archeologia cristiana, Giuseppe Ponzi, il Tomassetti, il Lanciani, Baccelli, Guidi, Monaci, Woss, Marucchi e molti altri. Egli era affezionatissimo a tutti i componenti la famiglia dai quali era contraccambiato con un affetto che aveva del culto. Molto ancora si potrebbe dire dell’uomo benefico scomparso, ma la sua opera si può compendiare nel grande, costante e profondo amore per l’umanità, per la Patria, per la famiglia, per il Tuscolo ed in special modo per la sua diletta Frascati”. I funerali celebrati il giorno 5 sono riusciti quanto mai solenni sia per il concorso di popolo come per l’intervento di tutte le autorità e Rappresentanze di Associazioni e Istituzioni locali. Del Collegio è intervenuto il R.P. Rettore, una buona rappresentanza del Corpo insegnante e di Convittori dei rimasti in collegio. Mentre porgiamo alla famiglia del caro estinto le nostre più vive condoglianze raccomandiamo ai nostri lettori di suffragarne l’anima benedetta”.
Nelle foto qui sopra il Dottor Seghetti è ritratto con la moglie all'epoca del loro matrimonio, sempre con la moglie nel maggio del 1915, nel 1922 all'Hotel Tusculum di Frascati insieme ai membri del comitato cittadino che organizzò i festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno, in alcuni ritratti e istantanee occasionali e sono inoltre riprodotte le copertine di alcune sue pubblicazioni.
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