domenica 24 ottobre 2010

Presentata la traduzione del libro di Ellis Cornelia Knight

Pubblicato per la prima volta a Londra nel 1805

(Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite) “Description of Latium, or la Campagna di Roma” scritto nel 1805 da Ellis Cornelia Knight, qui in un ritratto di Angelica Kauffmann,, è stato finalmente tradotto e arricchito con preziose note da Alessandro Badiale. Il libro nella versione in italiano, con prefazione di Luigi Devoti, edito dalla Cavour Libri, di Frascati, con il sostegno della Comunità Montana dei Castelli romani e Prenestini attraverso il Sistema Museale Territoriale Museumgradtour di cui è ente capofila e gestore, è stato presentato al pubblico sabato 23 nelle sale di Villa Aldobrandini gentilmente messa a disposizione dal principe Camillo.
A curare la regia della presentazione Paolo Cortesini, direttore generale del Comune di Fiumicino e amico personale di Badiale, il quale ha introdotto gli interventi di: Giuseppe De Righi, presidente della XI Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini; Stefano Di Tommaso, sindaco del Comune di Frascati; Armanda Tavani, assessore alla cultura; Raimondo Del Nero, professore, storico e uno dai massimi esperti di storia locale tuscolana; Fabio Pierangeli, Docente dell’Università di Roma Tor Vergata e, naturalmente, dello stesso Alessandro Badiale.
Questa la prefazione di Luigi Devoti: “Alessandro Badiale con la traduzione del libro di Ellis Cornelia Knight, pubblicato a Londra nel 1805 in forma anonima col titolo A Dscription of Latium or la Campagna di Roma e corredato da venti tavole disegnate dalla stessa autrice, raffiguranti quasi tutte i Castelli Romani, ha saputo colmare un vuoto di cui si sentiva la necessità di riempire. Ellis Cornelia Knight nasce a Londra nel 1757 e, dopo aver frequentato una scuola diretta da un pastore svizzero, imparando il latino si trasferisce a Roma insieme alla madre, da dove inizia il suo viaggio attraverso i borghi, i paesi e le città del Lazio. Alessandro Badiale ha anche saputo corredare il suo lavoro di traduzione di note che oltretutto hanno dato alla pubblicazione un completamento, in quanto nel testo originale erano assenti. Per cui oltre alla descrizione dei luoghi e delle bellezze in essi presenti, con un esame della regione in tutti i suoi aspetti, effettuata dall’autrice dell’opera, le note, esplicative degli stessi luoghi visitati, hanno completato il lavoro rendendolo più appetibile e completo. L’opera inoltre si inquadra nel discorso portato avanti fino ai giorni nostri dai molti cultori e studiosi del territorio laziale con la produzione di pubblicazioni eccellenti, ma di questa opera della Knight nessuno aveva mai pensato di farne una traduzione per poterla rendere accessibile anche a coloro che non conoscono la lingua inglese. Oggi Alessandro Badiale ha saputo comprendere questa mancanza ed ha provveduto con la traduzione del libro, inserendo molte illustrazioni realizzate dalla stessa autrice in disegno. La traduzione è anche molto ben fatta. A questo punto, crediamo di non dover aggiungere altro, augurando all’autore della traduzione un felice inserimento del lavoro tra quelli degli autori più importanti che hanno visitato e descritto il territorio laziale”.
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martedì 5 ottobre 2010

Storia e pesca lungo il litorale davanti a Torre Astura

Il sito che fu dei Conti di Tuscolo, degli Aldobrandini e dei Borghese

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Torre Astura, situata tra Nettuno e il promontorio del Circeo, è idealmente collegata a Frascati per essere appartenuta, se non addirittura inizialmente da loro costruita, ai Conti di Tuscolo prima dell’anno 1000 e poi, nel 1594, a papa Clemente VIII Aldobrandini, zio del Cardinale Pietro Aldobrandini che ideò e fece costruire l’omonima Villa che a Frascati domina la centrale Piazza Marconi, e successivamente, dopo la metà del ‘700, alla famiglia Borghese, che di ville rinascimentali a Frascati ne ha possedute ben cinque su dodici prima di concentrarsi nelle tre (Mondragone, Villa Taverna/Parisi e Villa Vecchia Angelina) che il Kircher, nella sua celebre stampa del 1671, definisce “Burghesianum, una cum villis”.
Ma la stessa Torre, come tutto il litorale da Anzio a San Felice raggiungibile da Frascati in appena un’ora di automobile, è anche mèta di battute di pesca che nelle giornate di mare calmo autunnale, come domenica scorsa, possono dare belle soddisfazioni.
Ecco cosa è scritto sulla Torre nel sito ufficiale del Comune di Nettuno: “In epoca medievale, alla foce del fiume Astura, 5 chilometri a sud di Nettuno, la località era abitata e sede di un antico porto romano. Dalla superficie del mare affioravano i resti di una peschiera di 15.00metri quadrati. Sui resti della peschiera, nel 1193, i Frangipane, signori del posto, per difendere Astura dai Saraceni, costruirono la torre, larga 30 metri per 15, meno grande dell'attuale. Plinio descrive Astura come un'isola e la notizia è confermata dai resti di un ponte che collegava l'isola alla terra ferma. La tavola Putingeriana ricorda Astura come una stazione della via Appia. Cicerone, che vi possedeva una delle sue ville, così descrive il luogo: “Astura locus quidam amoenus, in mari ipso, qui ab Antio et circejs aspici possit“. I Romani vi avevano costruito un porto e un palazzo imperiale di cui restano le rovine. Vi soggiornarono probabilmente Augusto, Tiberio e Caligola. Nel 1268 Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo, si rifugió in Astura, ma Giovanni Frangipane, signore di questa terra, lo consegnó a Carlo d'Angió, re di Napoli e l' ultimo degli Svevi fu decapitato in piazza del Carmine nella città partenopea. Il tragico episodio commosse profondamente il viaggiatore e storico tedesco Ferdinando Gregorovius, che a metà ottocento visitó questi luoghi e dedicó due commoventi poesie a Nettuno e Torre Astura. Per Gregorovius, Torre Astura “è la vedetta del Romanticismo, è la torre dei poeti tedeschi in Italia e dovrebbe essere dichiarata proprietà nazionale tedesca“. Dopo essere stato feudo dei Caetani e degli Orsini, nel 1426 Astura passó ai Colonna, i quali, intorno alla metà del XVI secolo ristrutturarono il castello, conferendo ad esso l'attuale aspetto. Eleganti forme rinascimentali si aggiunsero negli anni alle opere romane e al rustico medievale. Di una antica “Foresta di Astura“, poi chiamata “Selva di Mattone“, restano oggi le modeste, seppure rigogliose, testimonianze della pineta di Astura e dei boschi di Foglino e di Crocette. Il luogo ha ispirato nei secoli scrittori e poeti. “La foresta presso Astura è bellissima - è il racconto di Ferdinand Gregorovius, scritto nel 1854 - la flora qui è di una magnificenza tropicale, l'edera si avvinghia alle querce maestose “. E ancora Giuseppe Brovelli Soffredini, nel 1887. “l'immenso, imponente e grandioso giardino, il cui suolo era tappezzato da un verde scintillante nelle chiazze assolate e da un verde turchinoccio sotto l'ombra degli annosi cerri“. Gabriele D'Annunzio, che vi è stato nel mese di marzo del 1897, racconta di una “pineta meravigliosa i tronchi sono così fitti che lasciano appena penetrare qualche occhio di sole e gli alberi fulvi, con i loro rami carichi di aghi, brillano di questa divina iridescenza, di questa sovrammirabile opera d'incanto-aracnea“. Leggermente diverse le notizie fornite invece nel sito della Pro Loco, che ne attribuisce infatti la costruzione ai Conti di Tuscolo: “Fortificazione medievale costruita su una piccola isola collegata alla terraferma da un lungo pontile, Torre Astura si trova a dodici Km da Nettuno ed è senz'altro da ritenersi una delle emergenze più belle della costa laziale, visibile anche da grande distanza, isolata com'è nella piatta campagna circostante. Già Strabone ricorda un approdo costruito alla foce del fiume Astura, il più importante corso d'acqua tra la foce del Tevere e il Circeo. È probabile che qui si trovasse il porto dell'antica città di Satricum, che sorgeva più all'interno, lungo lo stesso fiume. Cicerone possedeva una villa in quest'area, dove dimorò a lungo tra il 45 e il 44 a.C., e non è pertanto completamente da escludere che i resti della villa che si trovano sul promontorio siano da identificarsi con la residenza del grande oratore. In età imperiale la villa subì rifacimenti e venne realizzato il porto artificiale, del quale ancora si vedono i due bracci che si distaccano dalla peschiera. Su questa venne edificato, in epoca medievale, il castello. Le prime testimonianze del castello risalgono al XII secolo, epoca in cui apparteneva ai Frangipane, ma è probabile che la prima costruzione di una torre risalga ai Conti di Tuscolo, precedentemente signori di tutta l'area”.
La circostanza appare confermata dal giornalista e scrittore Oscar Rampone il quale, nel sito Nettunocittà, scrive: “Non si trova più traccia di Astura fino al 987, quando il conte Benedetto Tuscolano e Stèfana sua moglie donarono all'abate Leone del monastero di Sant'Alessio parte dei terreni posseduti in Astura. E i monaci vi costruirono chiesa e Monastero. Estinta la famiglia dei Tuscolani, Astura passò a Leone e Manuele Frangipane, loro parenti". Come poi la Torre sia passata al Comune di Nettuno lo scrive il sito Wikipedia, che richiama anche la proprietà degli Aldobrandini e dei Borghese: “Nel 1426, dopo essere stato feudo dei Caetani e degli Orsini, passò sotto i Colonna, i quali ristrutturarono il castello, dandogli l'attuale aspetto, e lo vendettero nel 1594 a Clemente VIII Aldobrandini. Da questi, finita la famiglia Aldobrandini, passò ai Borghese, dai quali fu ceduta al Comune di Nettuno negli anni '70”.
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domenica 26 settembre 2010

Il Centro Rapaci di Marco Tomassetti nella conca del Lago di Nemi

Mèta ideale per famiglie con ragazzi amanti della natura

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Nella magnifica conca del Lago di Nemi, a poche centinaia di metri dal Museo delle Navi Romane e dalle rovine del Tempio di Diana, immersa nella campagna c’è la Scuola di Falconeria di Marco Tomassetti (qui sotto nella foto). Io l’ho scoperta per caso oggi pomeriggio scendendo al lago dopo una visita al mercatino mensile di Genzano e devo dire che è stata una vera sorpresa, per la cortesia e la passione di Marco e per la bellezza dei rapaci: quelli che ho potuto vedere oggi sono stati un enorme gufo reale, due splendide poiane di Harrys originarie dell’america latina e alcuni agili falchi pellegrini. Arrivare alla scuola non è difficile: appena scesi sulle sponde del lago, a ogni bivio delle numerose stradine in sampietrini, tra le tante indicazioni stradali ci sono numerosi cartelli gialli con la scritta “Centro Rapaci” che indicano la direzione. La scuola è in una di queste stradine chiamata Via delle Noceta. Spiega Marco che l’attività riprenderà in pieno con il prossimo mese di ottobre quando finita ormai l’estate gli uccelli avranno completato la propria muta e saranno nelle condizioni migliori per mostrare tutta la loro bellezza. Informazioni sul Centro, ottima mèta per famiglie con ragazzi amanti della natura e delle bellezze locali, possono essere richieste via e-mail al seguente indirizzo info@italianfalconry.it o per telefono allo stesso Marco Tomassetti al seguente numero 348.48.35.759.
Queste alcune informazioni tratte dal depliant della scuola: “HAWK WALKING è l’esperienza per tutti, per far vedere in volo le specie di rapaci più spettacolari che la natura ci ha regalato. FALCONIERE PER UN GIORNO è una giornata insieme a falchi, gufi … La giornata, pranzo incluso, è un vero e proprio corso intensivo di scuola di falconeria per gli adutli e per i più giovani accompagnati … Si consigliano un abbigliamento da campagna, scarpe basse, cappello e, in previsione di pioggia o freddo, giacca a vento e naturalmente la fotocamera! FALCONERIA A CAVALLO, l’equitazione e la Falconeria, antica arte …, si fondono in una rievocazione storica che vi darà fantastiche sensazioni … Immaginate una tranquilla passeggiata a cavallo seguiti da falchi che parteciperanno attivamente. Dal pugno, volando in sintonia con il gruppo, per poi ritornare all’allievo falconiere … i nostri rapaci vi faranno vivere un indimenticabile momento di completa intesa con animali e ambiente. Per poter fare questa esperienza bisogna avere una preparazione di equitazione di base per la campagna. L’allievo dovrà seguire un minicorso di falconeria per avere cognizione della presenza dei rapaci durante la passeggiata. L’allievo potrà decidere se interagire con i falci o partecipare solo a cavallo all’esperienza. Il maestro falconiere valuterà le capacità e l’approccio degli allievi per la scelta dei falchi e la loro assegnazione. Possono fare questa attività sia cavalieri principianti che professionisti … la difficoltà delle attività sarà sempre proporzionale al grado di equitazione del gruppo. I gruppi saranno seguiti da un tecnico di equitazione e un maestro falconiere”.
Ma il Centro è anche aperto ai visitatori occasionali e di passaggio interessati a vedere per la prima volta da vicino animali belli e rari come quelli rappresentati nelle foto qui accanto offrendo così a se stessi e ai loro figli l’occasione per familiarizzare con essi ed eventualmente decidere di intraprendere l’apprendimento delle attività offerte dalla scuola.
Ecco come queste vengono descritte nel depliant: “Italian Falconry è una vera e propria scuola di Falconeria che forgia ottimi falconieri basandosi sul far apprendere al novizio tutto ciò che serve per conoscere questa nobile arte. L’apprendimento avviene tramite l’utilizzo dei falchi della scuola stessa. La scuola offre la possibilità, per gli appassionati, di frequentare corsi atti all’apprendimento. – Differenza tra i falchi e gli accipitrini e le loro diverse strutture, loro prestazioni in falconeria, modo di caccia nel basso e nell’alto volo, strutture divers comportano tipi di caccia diversi, specie di falchi più usate in falconeria, specie di accipitrini più usate in falconeria, il lro diverso carattere, le ali appuntite dei falconi e arrotondate degli accipitrini. – Come si arma un falco. – Dimostrazione di come si porta correttamente sul pugno un falco con e senza il cappuccio. – Come si abitua un falco all’uso del cappuccio. – Presentazione dei vari tipi di pertica; bassa, alta, curva, dei blocchi con spiegazione delle loro funzioni, vaschetta per il bagno: dove colocarla e come deve essere. Come si lega un falco al blocco, tipo di nodo, come avvicinarsi per prendere il falco sul pugno, esercizi su come posano sulla pertica o sul blocco. – Come si alimenta un falco. – Primi esercizi di volo al pugno. Presentazione dei vari tipi di logori, varie fasi di distanza. – Uso della radio, come si applica la trasmittente e come si usa la ricevente, varie distanze con o senza ostacoli. – Ciò che un allievo non deve fare. Regolamenti, codice di condotta, vigenti leggi. – Norme … diventare Falconiere. Essere falconiere, in una società in cui tutto è consumismo, significa rimanere idealisti nonostante l’imperante cinismo, ciò quindi implica non solo acquistare e detenere un falco ma anche capirne le esigenze, la mentalità e convivere quindi con un animale che al primo impeto di libertà, sostenuto da forza e abilità, potrà abbandonarvi nell’impresa di divenire indipendente”.
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domenica 12 settembre 2010

Piacevole camminata lungo l'anello alto del cratere del Vulcano Laziale

Storia e usanze dei Campi di Annibale nella guida storica di Celestino Piccolini del 1903

(Cliccare sulle foto per ingrandirle) Fra i vari sentieri nei dintorni di Frascati ideati e progettati dalla locale sezione del CAI – Club Alpino Italiano e realizzati dal Parco Regionale dei Castelli Romani, uno particolarmente suggestivo, non difficile né particolarmente faticoso è il n 509 che, lasciandosi al centro i Campi di Annibale nel comune di Rocca di Papa, percorre tutto l’anello alto del Vulcano Laziale. Si tratta di un sentiero di poco meno di 9 Km (per l’esattezza 8.650 metri) percorribile in due ore e mezza o poco più. Si parte dal parcheggio dei Campi di Annibale, facilmente raggiungibile in automobile e situato a un’altezza di 755 metri sul livello del mare, e lasciata lì l’auto ci si inerpica a piedi fin sul Maschio delle Faete (957 m slm) dopo aver attraversato la Via Sacra all’altezza dell’edicola con l’immagine della Madonna e passando dietro Monte Cavo, si raggiunge poi la sommità di Colle Giano (941 m slm) e completando il giro alto del cratere (segnato in rosso nella foto e nella cartina qui riprodotte) si ritorna infine, dalla parte opposta, al parcheggio dei Campi di Annibale. Lungo il percorso, all’inizio piuttosto ripido, si ha la possibilità di fermarsi ad ammirare dall’alto i laghi di Nemi e di Castel Gandolfo, che riempiono oggi gli altri due crateri del vulcano laziale, mentre nel buio del sottobosco spuntano in questa stagione funghi e ciclamini. Insomma una camminata piacevole e istruttiva in una delle aree più suggestive e ricche di storia dei nostri luoghi.
Padre Celestino Piccolini, così descriveva i Campi di Annibale nella sua guida storica “Sul Monte Albano nel Centro del Lazio” edita a Roma presso la Tipografia Vespasiani nel 1903: “I campi di Annbale sono un’ampia estensione di terreno contornata dal Monte Cavo, Monte Pila, Punta della Faeta, i cosiddetti Monti e il nucleo speronaceo sul quale era costruita la fortezza; rappresentano il cratere spento del vulcano albano, del quale parleremo a suo luogo. Erroneamente è stato indotto il popolo a credere che ivi il feroce capitano Cartaginese abbia fatto una sosta additando Roma ai suoi, nella marcia contro quella città, dopo la celebre battaglia di Canne. Dico, il popolo è stato indotto a crederlo, perché non mancano degli scrittori, ed anche autorevoli, i quali lo abbiano asserito. Eppure l’itinerario di Annibale riportato da Tito Livio non ammette dubbio: Annibale, tenendo la via Latina, saccheggiate le terre di Fregelle perché gli abitanti avevano tagliati i ponti, passando per quel di Frosinone, Ferentino e Anagni, pervenne a Labico (Colonna). Quindi per l’Algido (Rocca Priora), si portò a Tuscolo, e non essendo stato ricevuto entro le mura, scese a destra verso Gabii (Pantano Secco), e di là spinto l’esercito a Papinia (tenuta di Torre Nuova), pose il campo ad otto miglia lontano da Roma (Liv. Lib. XXVI c. VI). Sul monte Albano piuttosto che Annibale, i Romani posero un presidio contro di lui, per tenerlo a bada, nella via Latina ad oriente e nell’Appia ad occidente, come narra Livio nello stesso capitolo.. Quindi Annibale non fece altro, riguardo ai cosiddetti Campi, che riguardarli da lontano, se pur potevano presentarsi al suo sguardo, dai colli tuscolani.
Quel nome deriva piuttosto dalla famiglia degli Annibaldi o Anniballi come si legge in una Bolla di assoluzione sotto Giovanni XXIII (sic, ma deve invece trattarsi di Giovanni XXII), nellArchivio Vaticano: Absolutio pro natis de Aniballensibus. Da Anniballi a pronunziare Aniabli, e poi al singolare i Campi d’Annibale, fa presto il popolo. Che se vogliamo ricercare un’etimologia ancor più
chiara e certa, noi già sappiamo che gli ultimi possessori della Rocca, i quali la vendettero colle annesse terre ai Colonna nel 1426, erano i fratelli Giovanni e Annibale Anibaldi; nessuna meraviglia dunque che dall’ultimo dei possessori sia rimasto il nome a quella terra. Questi campi essendo riparati, e godendo visi aria fresca, servirono sotto il governo cessato alle truppe pontificie, dipo alla guarnigione di Roma. Pel passato erano come gli empori della neve, conservata in appositi pozzi e somministrata nell’estate a Roma. L’uso di raccoglierla così viene descritto dal Santovetti: “ Vi concorre tutto il popolo, non meno che il Clero per mantenere il buon ordine. Dato il segnale colla campana della parrocchia, il popolo si avvia al lavoro; si stabiliscono quelli che ammucchiano, gli altri che trasportano, que’ che la calano nei pozzi. E’ un bel colpo d’occhio il veder tutta la popolazione a quest’opera, che può assomigliarsi a quanto fanno le api nel formare i loro alveari: chi carica, chi riceve, chi scarica, chi va, chi viene”. Ora a causa delle fabbriche di ghiaccio, poca ne viene raccolta. Fra gli antichi pozzi erano celebri quello detto della castagna, e l’altro della lupa; quest’ultimo conteneva più di mille carri di neve; la sua copertura cadde cadde nel 1812 epoca dell’invasione francese, per cui non si ebbe cura di riedificarla, ed al presente è deperita. Riguardo all’appico di Pentima Stalla, precipizio spaventoso, orrendo, sotto le sorgenti della acque, ne faremo parola nel capitolo: “Il monte ed il lago vulcani” sarà utile per ora avvertire l’audace visitatore di non accostarsi troppo “a quella banda della cornice, onde cader si puote, perché da nulla sponda s’inghirlanda” per usar le parole di Dante”.
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mercoledì 12 maggio 2010

Lo Stato della Chiesa nella carta dei padri gesuiti Maire e Boscovich

Pubblicata a Roma nel 1755 e venduta al prezzo di 45 baiocchi

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) A metà 700 lo Stato Pontificio, regnante Papa Benedetto XIV, finanziò la spedizione dei padri gesuiti Maire e Boscovich con il proposito di far loro calcolare l’arco di meridiano passante per lo Stato della Chiesa, sulla direttrice da Roma a Rimini, per contribuire a risolvere la querelle sulla forma sferica della terra. Uno dei risultati di tale missione fu la redazione della carta “Nuova Geografia dello Stato Ecclesiastico” pubblicata nel 1755 a Roma dove, ancora quarant’anni più tardi, veniva venduta al prezzo di 45 baiocchi, come si legge nel libro “Geografia storico politica Stato della Chiesa” edito nel 1795 a Venezia presso Antonio Zatta. Nel testo è scritto: “Lo Stato della Chiesa, o sia il Dominio Secolare del Pontefice Romano è stato disegnato in varie Carte. Quella che Tobia Maier per mezzo degli Eredi di Homann diede alla luce nel 1748, è molto utile. La migliore però è quella , che fu disegnata dal Gesuita Cristoforo Maire, e corretta da Ruggiero Giuseppe Boscovich parimente Gesuita, il quale si regolò secondo le più esatte misure, e Astronomiche osservazioni. Essa e composta di 3 fogli, e costa 45 baiocchi a Roma”. La carta qui riprodotta nella foto riporta tra l’altro un grande cartiglio decorato contenente la dedica degli autori al papa Benedetto XIV, una “Tavola de’Nomi antichi di alcune Città e di alcuni Castelli e Fiumi”, compresa la doppia indicazione di “Frascati” e “Tusculum”, e un riquadro in alto a destra con la descrizione degli scopi della ricerca, delle tecniche impiegate e dei risultati raggiunti. Quella che segue è la trascrizione di tale interessante descrizione. "Questa carta è stata delineata dal P. Cristoforo Maire della Comp. Di Gesù, e ricavata dalle osservazioni fatte da esso insieme col P. Ruggiero Gius. Boscovich della medesima Compagnia. L’occasione è stata quella di misurare un grado di Meridiano per confrontarlo cogli altri misurati altrove dagli Accademici dell’Accademia reale di Francia, e ricavarne ulteriori notizie sulla figura della Terra. Dovendosi prendere molte misure esattissime con istrumenti grandi di qua e di là dal Meridiano di Roma, che va verso Rimini, ebbero l’ordine i suddetti due PP. dalla Santità di Benedetto XIV, che per consiglio del Card. Valenti Segretario di Stato e Caamerlengo ordinò tutta questa impresa, e l’appoggiò a’ medesimi, di scorrere di qua e di là per lo Stato, e rettificare la Carta Geografica del medesimo, eseguendo essi sotto i di lui auspici, e coll’aiuto della sua Sovrana Autorità e Munificienza, e colla protezione e vigilanza del medesimo Cardinale. Quindi non è stata loro incombenza di formare un’esatta Carta topografica delle parti minute dello Stato Pontificio, cosa che avrebbe richiesto gran quantità di gente e molti anni, ma di rettificare le Geografia generale di esso. Questo fine si è ottenuto e si sono corretti infiniti sbagli di tutte le carte fin’ora uscite. Si ritrovano in questa Carta poste al luogo loro tutte le Città, quasi tutte le Terre, e la maggior parte de’ Castelli, ad altri luoghi compresi nello Stato medesimo senza pericolo dello sbaglio di un minuto nella loro positura, essendo stati trigonometricamente determinati colla maggiore diligenza possibile. In tutto il Lazio appena vi sono sei, o sette luoghetti, i quali non sieno stati colla Trigonometria immediatamente determinati. Pochi più ve ne saranno nel Patrimonia di San Pietro, alcuni nella Sabina, e nella Marca quasi que’ soli, che confinano colle montagne. Tra le montagne molti anno sfuggita anche la vista, o pel loro sito, o per le continue nebbie e caligini. Per non lasciare priva la Carta di questi, non trovandosi sicurezza alcuna nelle carte fin qui ora pubblicate, si sono fatte fare delle osservazioni da persone capaci sulli luoghi ben determinati nel loro giro, per determinarli. Oltre a’ luoghi così determinati con tutta sicurezza, se ne sono posti nella Carta molti altri meno sicuri, benché anche questi non presi comunque dalle carte, ma da’ documenti, che pareva potessero assicurare, non discostarsi essi molto dal sito loro assegnato. Questi luoghi sono stati nella Carta contrassegnati generalmente con una lunetta messa loro accanto. Nella parte alpestre delle Legazioni di Bologna, e della Romagna, cioè dal fiume Savio fino al Modenese, le circostanze non permisero l’osservare in persona quel tratto di paese, in cui per altro non vi è alcuna Città, né fu possibile il ritrovare in que’ contorni il supplemento delle altrui osservazioni. Questo tratto di paese si è preso da quelle carte, che si stimarono meno difettose. In questo tratto per non replicare tante volte il segno dovuto a’ luoghi non determinati con certezza, si avvisa qui una volta, che esso si deve sottintendere quasi in tutti. Nella Legazione di Ferrara de’ luoghi più piccoli pochi sono stati immediatamente veduti da due luoghi per ben determinarli. Gli altri si sono pure presi dalle carte migliori, fra le quali ha servito anche una carta manoscritta presentata ultimamente a N.S. dal P. Ippolito Sivieri della medesima Compagnia, Professore di Matematica in Ferrara. Una carta particolare del Peruginonon ancora pubblicata, un’altra di Camerino, ed una terza pubblicata colla stampa alcuni anni addietro, che contiene la pianura del Bolognese, e fatta dallo stesso Autore, che ha fatta quella del Perugino, hanno dato campo d’inserire in questa parecchi luoghi non osservati immediatamente, ma ben sicuri nella loro posizione. In tutte queste però la posizione della Meridiana determinata dagli Autori loro colla Calamita ha avuto bisogno di correzione. E convenuto pure stirare alquanto la Carta del Perugino, tanto perché si conformasse coll’esatta delineazione del Corso del Tevere cavata dagli autentici pubblici documenti, quanto perché combinasse bene col sito di Perugia, e di Todi ora esattissimamente determinati co’ quali non combinava con esattezza bastante, dovunque abbia avuto origine questo suo sbaglio. Questo si appartiene alla Geografia dello Stato. In ordine alle cose più minute, e che più appartengono alla Topografia, gli Autori non si impegnano punto. La forma delle città è puramente arbitraria, non essendosi presa alcuna misura sul contorno delle loro mura. I confini tanto di tutto lo Stato quanto de’ Territori sono stati messi per lo più puramente a occhio, essendovene molti anche litigiosi e incerti. In pochi paesi si sono trovati delineati autentici, e ben distinti. Le strade si son lasciate, toltene quelle delle poste, e in queste i siti delle poste medesime sono stati ben determinati quasi tutti, la curvatura delle strade di mezzo si è messa arbitraria. Il corso de’ Fiumi si è preso per lo più dalle carte, che si sono giudicate le meno cattive, toltone il Tevere dalla Fratta di Perugia in giù, il Teverone, quelli che attraversano la pianura del Bolognese, e alcuni altri pochi, de’ quali si è avuto il corso esattamente delineato. Della Legazione di Urbino si forma ora una carta più particolare e più esatta anche in varie sue minuzie, che si darà pure alle stampe. La longitudine è computata giù dall’Isola di Ferro al solito, e la direzione de’ Meridiani si è determinata col’ultima esattezza. Un grado di meridiano di mezzo tra Roma e Rimini si è trovato di miglia Romane moderne 74, e passi 566 contenendo ogni miglio passi 1000, ogni passo piedi 5 e ogni piede once 16 di passetto di palmo Romano da Architetto che ne contiene 12. Questo passo Romano sta alla tesa di Francia come 29710 a 38880, onde questo grado contiene tese di Francia 56979”.

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