domenica 1 novembre 2009

"Velitrae vulgo Blitri" nel "Civitates Orbis Terrarum" di Braun e Hogenberg

La veduta di Velletri nella più importante opera cartografica olandese del '500

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) “Velitrae vulgo Blitri” è il titolo di questa bella incisione cinquecentesca, con coloritura vegetale d’epoca, che raffigura la città come appare a chi scendendo dalla Via dei Laghi arriva in prossimità di Colle Caldara, con lo sfondo delle ex-paludi pontine, del promontorio del Circeo e delle Isole Pontine.
E così apparve nel lontano 1577 a Georg Joris Hoefnagel, autore del disegno (tuttora conservato nell’Accademia Albertina di Vienna) da cui fu tratta l’incisione in oggetto. Hoefnagel in quell’anno e nel successivo era in viaggio in Italia insieme all’amico e valente collega, se non addirittura maestro, Abraham Ortelius. I due appaiono autoritratti nell’angolo in basso a destra dell’immagine al seguito di una muta di muli lussuosamente bardati e carichi di bauli da viaggio mentre nell’angolo in basso a sinistra una legenda riporta l’indicazione di quanto si vede nell’angolo in alto a destra dell’incisione e cioè il Monte Circeo, le Paludi Pontine, il Mar Tirreno, l’isola di Ponza e quella di Palmarola, che in realtà non è Palmarola, non visibile nella stampa in quanto a destra di Ponza, bensì l’isola di Zannone. L’incisione, pubblicata per la prima volta a Colonia, nel 1580, o 1581, fa parte di una delle opere di più grande valore artistico, culturale e scientifico di quel tempo: l’atlante “CIVITATES ORBIS TERRARUM”, pubblicato a Colonia in sei volumi, tra il 1572 e il 1617, da Georg Braun e Franz Hogenberg con l’assistenza di Abraham Ortelius. Si tratta del secondo più vecchio atlante nella storia della cartografia mondiale e il primo dedicato alla raffigurazione delle città e sebbene stampato in Germania esso è uno dei migliori esempi della scuola cartografica olandese di Anversa i cui maggiori esponenti erano appunto l’Ortelius e Gerardus Mercator.

Ma vediamo chi erano i promotori della pubblicazione del CIVITATES ORBIS TERRARUM e come l’opera si inquadri nella produzione cartografica del tempo. Georg Braun (1541-1622) era un ecclesiastico, con la passione per la geografia e la topografia, nato a Colonia e per trentasette anni canonico presso la locale chiesa di Santa Maria ad Gradus. Franz Hogenberg (1535-1590) era un incisore, nato a Monaco, che aveva collaborato molto con Ortelius. Abraham Ortelius (1528-1598) era nato ad Anversa e, come abbiamo visto, era uno dei massimi esponenti della scuola cartografica locale. Nel 1570 aveva pubblicato anch’egli un’opera di grande rilievo, il “THEATRUM ORBIS TERRARUM”: un atlante geografico, quindi non dedicato alle sole vedute di città, che servì da ispirazione all’opera di Braun ed Hogenberg che oltre a somigliare molto nella forma e nella veste grafica all’atlante di Ortelius finì anche con l’essere ad esso complementare. Un carteggio epistolare tra Braun, Hogenberg e Ortelius testimonia come l’idea di realizzare e dare alle stampe un atlante contenente le vedute delle città del mondo fu concepita dai tre personaggi ad Anversa. In sostanza Braun fu l’editore del progetto, contattò numerosi rivenditori e studiosi dell’epoca per rintracciare le matrici originali delle stampe già note, trattò con gli artisti incaricati di inciderne di altre e scrisse i testi che accompagnavano ogni tavola con notizie sulla storia, le attività e gli aspetti salienti di ogni città rappresentata. Hogenberg, fu il promotore del progetto e avendo già inciso molte tavole dell’atlante di Ortelius incise anche la maggior parte di quelle dei primi quattro dei sei volumi del CIVITATES ORBIS TERRARUM. Ortelius, che con il suo THEATRUM ORBIS TERRARUM, una collezione sistematica e completa di stampe di stile uniforme, aveva dato vita nel 1570 al primo vero atlante della storia, svolse in pratica un importante ruolo di consulente. Alla realizzazione dell’atlante contribuirono circa un centinaio di artisti: oltre naturalmente a Hogenberg, che curò i primi quattro volumi, e a Simon van de Neuwel, che curò i restanti due, vi lavorarono: Georg Joris Hoefnagel (Anversa 1542 – Vienna 1600), autore dell’incisione di Velletri e di molte altre di città soprattutto di Italia, Francia, Spagna e Inghilterra; suo figlio Jacob Hoefnagel (1575 – 1630) autore di vedute di città di Austria e Ungheria; il topografo Jacob van Deventer (1505 – 1575), noto anche come Jacob Roelofszof e autore di vedute di città dell’Olanda; Johannes Stumpf (1500 – 1578) autore di vedute di città della Svizzera; Sebastian Munster (1488 – 1552) autore della Cosmographia, alcune tavole della quale rappresentanti città della Germania furono copiate, incise e inserite anch’esse nell’atlante; Heinrich van Rantzau, o in latino Rantzovius (1526 – 1599), con tavole di città della Danimarca e Nord Europa, e numerosi altri ancora. I disegni di detti artisti furono copiati e incisi su rame per lo più dall’Hogenberg e dal van de Neuwel. Quel che venne fuori fu qualcosa di davvero imponente: sei volumi, contenenti in totale 546 tavole di città per la massima parte europee (solo poco più di una ventina erano città dell’Asia, dell’Africa o del Sud America), un’opera che fissò gli standard della cartografia per i successivi cento anni. Tutte le città erano raffigurate al centro della campagna circostante e in questa si distinguevano numerose figure umane, per lo più contadini o viaggiatori, e l’intento di questa particolarità, esplicitamente dichiarato dal Braun nella sua introduzione al primo volume, era quello di far si che dette mappe non venissero utilizzate dai turchi per fini bellici, visto che la loro religione gli impediva di guardare disegni o dipinti che raffigurassero esseri umani. CIVITATES ORBIS TERRARUM ebbe un successo enorme e fu ripubblicato più volte nel corso dei decenni. Dopo la morte di Franz Hogenberg i rami da questo incisi rimangono a Colonia di proprietà del figlio Abraham, alla cui morte, nel 1653, gli eredi li vendono a Johannes Janssonius di Amsterdam. Questi ripubblica l’atlante in una versione completamente rivista e arricchita, in otto volumi nei quali sono aggiunte stampe di nuove città e dai quali vengono tolte le stampe più obsolete. Alla morte di Janssonius, nel 1664, i rami vanno al nipote Johannes Janssonius van Waesberge, che ne usa alcuni per completare un proprio atlante che pubblica nel 1682. Nel 1694 attrezzatura e rami vengono venduti all’asta e se li aggiudica l’editore olandese Frederik de Wit di Amsterdam il quale, noto per i suoi atlanti, ne pubblica un’edizione aggiornata. Il proprietario successivo dei rami è Pieter van der Aa (1659 – 1733) che nel 1729 pubblica una nuova edizione dell’atlante, cui nel frattempo sono state però aggiunte tavole del ‘700. Destinatario finale del patrimonio di incisioni è la casa editrice Covens & Mortier di Amsterdam, gestita da Cornelis Mortier, figlio di Pierre, e suo cognato Johannes Covens. Il successo dell’originario atlante di Braun e Hogenberg è dovuto al suo contenuto storico e geografico tant’è che è stato scritto che non c’è atlante delle città del mondo nella storia della cartografia globale in grado di uguagliare, per formato e completezza, il CIVITATES ORBIS TERRARUM!
Grazie a un progetto portato avanti dalla National Library of Russia, in stretta collaborazione con il Netherlands Institute in St. Petersburg e il Netherlands Institute for Cultural Heritage e con il supporto di sei università olandesi e del Wilhelmina Janse Fund, una copia del prezioso atlante, opportunamente restaurata e conservata, l’unica esistente presso il Dipartimento Cartografa della Libreria Nazionale di Russia, ha potuto essere esposta al pubblico nel settembre-ottobre 2004.
Tornando alla stampa di Velletri, come già detto, molte delle figure dell’atlante furono copiate e riprodotte da altri artisti, spesso a dimensione ridotta, da sole o inserite in altre opere. Questa di Velletri fu invece copiata e incisa su un rame di formato maggiore (cm 53,0 X 41,6 contro 39,7 X 34,3 alla battuta) e inserita nel “Theatrum Civitatum et Admirandorum Italiae, Ad aevi veteris & praesentis temporis faciem expressum à Joanne Blaeu”, l’atlante di due volumi in folio pubblicato ad Amsterdam dal Blaeu nel 1663, dove la tavola intitolata “Velitrae vulgo Blitri” è la 64esima del primo volume. La stessa tavola viene poi ripubblicata da Pierre Mortier sempre ad Amsterdam nel 1704-1705 nella sua opera “Nouveau Theatre d’Italie” realizzata con i rami rilevati dal Blaeu. L’opera di Mortier si compone di quattro volumi in folio, anziché due, e la tavola, qui intitolata “Velitrae vulgo Blitri ou Velitres. Ville ancienne dans la Campagne de Rome”, è la 62esima, indicata in numeri romani LXII. Il soggetto è assolutamente lo stesso di quella di Hoefnagel ma il disegno è diverso: in basso a destra si è aggiunto un quarto mulo e i viaggiatori Hoefnagel e Ortelius hanno ora un accompagnatore, probabilmente una guida o il custode dei muli; sulla sinistra l’albero di cui prima si vedevano solo alcuni rami ora mostra il tronco intero e sotto la legenda, che continua a confondere l’isola di Zannone con quella di Palmarola, si leggono, aggiornati, quelli che oggi si chiamerebbero “credits” e cioè il nome del pittore, Hoefnagel, dell’incisore, Blaeu, e dell’editore, Mortier. Anche le nuvole sono diverse e il nome del Mare Tirreno è scritto per esteso anziché richiamato in legenda con una lettera. Per il resto il disegno è così simile che a guardar le due stampe separatamente chi non le conosce non coglierebbe differenza alcuna.
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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Descrizione puntuale e avvincente quasi come un romanzo...
Eccellente lavoro degno di un grande appassionato e studioso.
Claudio

Achille ha detto...

Wow!
Grazie Claudio per il tuo lusinghiero commento ;-)