sabato 28 novembre 2009

Leo Spoletini e Nilo Nobiloni: due frascatani alla 1000 MIGLIA del 1938

Un ricordo nelle foto della "punzonatura" e di alcune fasi della corsa.

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Nilo Nobiloni, quello con i baffi a sinistra nella foto, era mio padre; Leo Spoletini, quello al volante, era suo cugino. Nilo era nato a Frascati il 23 maggio 1917; Leo a Roma il 19 novembre 1910. Entrambi sono morti a Frascati, rispettivamente il 7 giugno 1989 e il 7 dicembre 1987. Leo, di qualche anno più grande, era un appassionato di automobilismo e durante la sua gioventù prese parte a numerose gare, ottenendo anche risultati di prestigio, come nella Vermicino – Frascati del 1946 nella quale, a bordo di una aerodinamica Fiat 1100 spider, si classificò secondo nella sua categoria. Prima della guerra aveva corso la Coppa Acerbo e, a bordo della sua Fiat 508 Balilla, alcune edizioni delle Mille Miglia, compresa questa del 1938 insieme a mio padre, allora poco più che ventenne. La gara si svolse il 3 aprile, con tempo generalmente buono e solo qualche sgrullone di pioggia di tanto in tanto. Il percorso, della lunghezza di 1.621 chilometri, era il seguente: Brescia, Piacenza, Parma, Bologna, Firenze, Pisa, Livorno, Vetralla, Roma, Terni, Gualdo Tadino, Fano, Pesaro, Rimini, Bologna, Ferrara, Rovigo, Padova, Venezia, Treviso, Feltre, Vicenza, Verona, Brescia. I due partirono con il numero 58 alle 3,30 del mattino e impiegarono 7 ore e 47 minuti ad arrivare a Roma ma sulla via del ritorno a Brescia un guasto meccanico li costrinse al ritiro. La gara fu vinta dall’equipaggio Biondetti – Stefani, su Alfa Romeo 8C 2900B spider MM Touring, davanti alle altre due Alfa Romeo di Pintacuda – Mambelli e Dusio – Boninsegni.
Quella del 1938 fu una Mille Miglia segnata da tre eventi importanti: il ritorno ufficiale alle corse dell’Alfa Romeo; il record di velocità; un incidente, che fece saltare l’edizione dell’anno successivo, grave quanto quello occorso al ferrarista Alfonso De Portago nel 1957 che pose definitivamente fine alla corsa. Ecco cosa si legge in proposito nel bel libro fuori commercio “MILLE MIGLIA una corsa italiana” di Luigi Orsini edito nel 1990 dalla Abiemme di Milano: “L’anno è cominciato con una notizia solo in apparenza clamorosa, che ufficializza quanto era da tempo nell’aria. L’Alfa Romeo riprende in proprio l’attività sportiva tramite l’Alfa Corse, un reparto costituito appositamente. Intanto, ravvisando in essa una potenziale concorrente, neutralizza la Scuderia Ferrari acquisendone i progetti, le vetture e assegnando a Enzo Ferrari il ruolo di direttore. Con l’autonomia che gliene deriva, Ferrari si circonda di persone di fiducia, in primo luogo di Luigi Bazzi, tecnico di gran valore, ma non ha alcun potere decisionale nella gestione finanziaria e nelle scelte tecniche e progettuali. Ferrari chiama all’Alfa Tazio Nuvolari, Nino Farina, considerato il suo erede, Raymond Sommer, Mario Tadini, Carlo Pintacuda, Clemente Biondetti, Francesco Severi, Eugenio Siena ed Emilio Villoresi, fratello di Gigi. Alla Maserati passano Achille Varzi, Carlo Felice Trossi, Giovanni Rocco, Aldo Marazza e Franco Cortese, ma il contratto di quest’ultimo si riferisce solo alle monoposto e gli consente di rimanere fedele all’Alfa Romeo per le corse sport. Alla Mille Miglia non prendono parte alcuni assi che sono impegnati nei gran premi della formula internazionale. L’Alfa schiera le 8C 2900B concettualmente simili a quelle del 1937, per Farina – Meazza, Pintacuda – Mambelli, Biondetti – Stefani e Siena con Emilio Villoresi, ma sulla macchina di Biondetti viene montato il motore tipo 308 con 295 cv destinato alle monoposto Grand Prix. Oltre che potenti, le quattro Alfa sono bellissime grazie alla nuova carrozzeria spider e semiavvolgente della Touring. A Bologna è primo Pintacuda alla media-brivido di km/h 178,703. A Roma è sempre in testa Pitacuda alla media, impensabile, di 142,120 orari. Biondetti non è lontano ed è a sua volta inseguito da Dusio, Dreyfus, Carrière e Mazaud. Dopo il giro di boa, rappresentato dal controllo nella Capitale, Pintacuda, il grande favorito, ha noie ai freni e Biondetti passa al comando. Ma Pintacuda lotta da par suo e riprende come un fulmine. Il duello tra i due toscani è elettrizzante e chi segue la corsa alla radio ne è affascinato. Infine la spunta Biondetti con l’esiguo vantaggio di 2 minuti e 2 secondi.
La media di Biondetti risulta di km/h 135,391. Naturalmente è il nuovo, impressionante record che resterà insuperato sino al 1953. Per la prima volta i vincitori hanno impiegato meno di 12 ore
(11h 58' 29" - n.d.r). Ma sulla Mille Miglia dei primati si è abbattuta la tragedia. Durante il secondo passaggio da Bologna, la Lancia Aprilia di Bruzzo – Mignanego, passando sulle rotaie del tram, sbanda e finisce tra la folla. Dieci spettatori, fra i quali sette bambini, muoiono e altri ventitré restano feriti, alcuni gravemente. Un incidenta analogo è avvenuto anche nei pressi di Padova, protagonista la Fiat 1100 dell’equipaggio Franco – Bonacossa, ma l’episodio passa quasi inosservato perché le conseguenze sono meno catastrofiche. Il giorno successivo, con una decisione drastica ma abbastanza logica, il governo decreta la fine della Mille Miglia”. In realtà la gara non si corse nel 1939 ma riprese vita già nel 1940 con qualche modifica al regolamento e con il nome di “Gran Premio di Brescia delle Mille Miglia”, comunque abbreviato in Mille Miglia, e si continuò a correre fino al 1957 quando a Guidizzolo, a 30 km da Brescia, un’auto, la Ferrari del marchese De Portago, finì nuovamente tra la folla uccidendo ancora una volta dieci persone, fra le quali cinque bambini, con la conseguenza dell’abolizione definitiva della corsa da parte del governo.
Tra gli altri record ascrivibili alla Mille Miglia del 1938 c’è anche questo, così descritto sul quotidiano Repubblica del 31 agosto 1999: “Record per l' Alfa Romeo. Una rarissima 8C 2900B Cabriolet da corsa del 1937 è stata battuta in un' asta a Pebble Beach in California per 4.072.500 dollari, pari a oltre 7,5 miliardi di lire. La rarissima vettura, considerata da molti collezionisti "la migliore auto del mondo", ha così segnato il prezzo più alto pagato per un' automobile negli ultimi dieci anni. L' asta era stata organizzata da Christie' s, che lo scorso anno aveva registrato il precedente record per un' auto da collezionisti: 2 milioni di dollari per una Ferrari d' annata. La Alfa, due posti, grigia, un modello costruito in meno di 30 esemplari, corse la Mille Miglia del 1938. L' acquirente è rimasto anonimo, ma ha detto che l' Alfa completa la sua collezione di 30 auto sportive italiane”. Quella nella foto qui accanto, riprodotta dal già citato libro “MILLE MIGLIA una corsa italiana” di Luigi Orsini edizioni Abiemme Milano, è l’auto del vincitore Biondetti, appunto un’Alfa Romeo 8C2900B.


AGGIORNAMENTO
Assolutamente degna di nota è l’informazione fornitami dall’Architetto Valerio Moretti, storico ed esperto di corse automobilistiche, circa l’acquirente dell’Alfa Romeo di Biondetti. Secondo Moretti, fra l’altro uno dei curatori del libro di Fracesco Santovetti, “Vermicino – Rocca di Papa, una corsa castellana”, il misterioso personaggio citato nell’articolo di Repubblica sarebbe Fred Simeone, un celebre neurochirurgo americano di Filadelfia di origine italiana. In realtà l’auto di cui parla Repubblica, non so con quanta affidabilità, sarebbe stata grigia (?!) e aveva “corso”, quindi non necessariamente “vinto”, la Mille Miglia del 1938. Sul fatto che la vettura di Biondetti sia stata acquistata da Fred Simeone non c’è invece dubbio ed ecco cosa mi ha scritto in proposito l’Architetto Moretti: “Il misterioso acquirente è Fred Simeone, il celebre neurochirurgo di Filadelfia, creatore della Simeone Foundation, una splendida raccolta di automobili da competizione (sport). All’ingresso del bel complesso che ospita il suo Museo, c’è una “hall of fame” con cinque macchine di nazionalità diversa, ciascuna vincitrice – documentatamente – di una edizione della più importante competizione della nazione cui appartiene: l’Alfa di Biondetti (Mille Miglia 1938) per l’Italia; per gli USA la vincitrice di Sebring, la Bugatti di Le Mans, la Mercedes Benz del Nurburgring ed una Jaguar del T.T. per l’Inghilterra. L’Alfa troneggia in mezzo, su di un palco girevole,con la bandiera italiana alle spalle, e le altre quattro le fanno corona, ciascuna con la propria bandiera. Oltretutto un bell’omaggio alla patria di origine del fondatore: i nonni di Simeone erano marchigiani”.
In quanto a Fred Simeone non posso che rimandare al sito del suo museo e agli innumerevoli siti reperibili in rete digitando il suo nome in qualsiasi motore di ricerca: è una persona assolutamente fuori dell’ordinario ed è riuscito a raccogliere in poco più di trent’anni un gran numero di autovetture da corsa di tutti i tempi, tra le quali sessanta veri cimeli tutti in perfetto stato e tutti perfettamente funzionanti. Nella foto qui sopra le cinque auto di cui parla l’Architetto Moretti con in mezzo la mitica Alfa Romeo 8C2900B MM.
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3 commenti:

Stefano ha detto...

Molto interessante e sorprendente: due incidenti con 10 morti ciascuno nel pubblico, ma quanto erano periciolose le gare di allora!

Filippo ha detto...

Salve, sono Filippo nipote di Leo Spoletini, la volevo ringraziare per aver pubblicato tutto questo materiale e foto (per me inedite) di mio nonno.

Filippo Bellantoni

Roberto Nobiloni ha detto...

Caro Achille,
peccato che papà e Leo non possano vedere il tuo "blog" (ma chissà, forse internet arriva anche lassù!).
Il guasto che li costrinse al ritiro fu una banalità.
Dovevano sostituire un manicotto del radiatore che perdeva acqua, ma i meccanici, nonostante ripetuti tentativi, non riuscirono a svitare un dado.
Solo dopo il ritiro papà e Leo si accorsero che i meccanici, per l'eccitazione, non avevano notato che il dado aveva una rondella per fermarlo e che sarebbe stato sufficiente abbassarne la linguetta per poterlo svitare!
Un abbraccio.
Tuo fratello Roberto