domenica 22 novembre 2009

Giulio Cesare Colonna, primo Principe di Palestrina

Amante delle lettere e della musica

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Mercoledì 18 novembre, cena a casa di amici nella parte alta di Palestrina antica: trippa, con abbondante pecorino, vino rosso, polenta, salsicce, spuntature. Passeggiata notturna lungo la piccola Via del Borgo: lampioni, sampietrini, manifesti funebri, portoni con le piante sugli scalini, mura ciclopiche. La mia attenzione viene attratta da una antica lapide in marmo su una fontana rettangolare appoggiata a una piccola costruzione riverniciata di fresco di un colore giallo canarino. L’iscrizione dice: “JULII CAESARIS COLVMNAE PRAESTINORVM PRINCIPIS IVUSSV RESTAVRATVS ET AVCTVS ANNO DNI MDLXXXI” (Restaurato e ampliato per volere di Giulio Cesare Colonna principe dei prenestini Anno Domini 1581). Può darsi che il restauro e l’ampliamento abbiano riguardato l’intero fabbricato sul quale, sopravvissute ai successivi restauri compreso l’ultimo, recentissimo, sono ancora visibili tracce di un’ampia bifora ormai chiusa in muratura, ma data la posizione della lapide, bassa e tra le due bocchette d’acqua, non è escluso che l’iscrizione si riferisca al solo fontanile, all’apparenza molto antico e forse all’epoca particolarmente utile alla popolazione, per se stessa e per il proprio bestiame.
L’epoca era appunto la seconda metà del ‘500 e Palestrina, qui raffigurata in una bella incisione di Agapito Bernardini tratta dal libro LATIUM. ID EST, NOVA & PARALLELA LATII tum VETERIS tum NOVI DESCRIPTIO di Athanasius Kircher, era stata eretta a principato dieci anni prima da Papa Pio V proprio in favore di Giulio Cesare Colonna, che infatti ne fu il primo principe. Questi era un illustre esponente del “ramo di Palestrina” della nobile famiglia romana, vissuto nella stessa epoca del più ancora illustre parente Marco Antonio, trionfatore della battaglia di Lepanto. Nel libro di Mario Tosi “La società romana dalla feudalità al patriziato” Roma 1968 Edizioni di storia e letteratura, si legge infatti quanto segue: “Durante i preparativi per la santa lega contro i turchi, mentre forse era già prestabilita la nomina a comandante generale, Pio V, con bolla del 30 marzo 1569 istituì il principato di Paliano in favore di Marco Antonio Colonna, con facoltà di ritenerne la giurisdizione anche come ducato. Il titolo di Principe di Paliano, che intenzionalmente volle essere un’elevazione del ducato di Paliano, eretto da Paolo IV pei Carafa, fu il primo titolo di principe conferito a famiglia romana, certo non il primo alla famiglia Colonna, la quale in secoli precedenti aveva avuto per Antonio Colonna nipote di Martino V, da Giovanna II, il titolo di principe di Salerno e per il grande capitano Prospero Colonna da Carlo V il titolo di principe di Carpi, come ebbe poi per successione suo figlio Vespasiano. Da allora i papi conferirono, quasi indifferentemente, con parità, potrebbe affermarsi, d’onore e di dignità, i titoli di principe e di duca. Il Tomassetti opina che si volle conferire il titolo di principe in analogia al Sacro Romano Impero. L’imperatore conferiva il titolo di Principe del Sacro Romano Impero già da tempo, come anche il regno di Napoli. Pio V, nel medesimo anno 1569, con breve del 17 giugno eresse a ducato Zagarolo, a favore di Pompeo Colonna, per se, suoi discendenti, eredi e successori, di primogenito in primogenito. Questi fu il luogotenente di Marco Antonio a Lepanto” ed è qui che arriviamo al nostro Giulio Cesare di Palestrina. Il libro prosegue infatti affermando: “Pio V ancora, con breve luglio 1571 (lo stesso anno della battaglia di Lepanto – n.d.r.) erige Palestrina a principato a favore di Giulio Cesare Colonna, che era appunto dell’antico ramo dei Colonna di Palestrina”. Tanta magnanimità del papato nei confronti dei Colonna veniva in effetti dopo un periodo di conflitti che avevano contrapposto la nobile famiglia romana al pontefice Paolo IV, conflitti che ebbero termine con la morte del papa e con la fedeltà che i Colonna da allora in avanti ebbero a dimostrare nei confronti della Santa Sede, pur mantenendosi molto vicini alla corona di Spagna. Tale fedeltà al Papato fu premiata quando i Colonna nel 1630 furono costretti a vendere Palestrina a Carlo Barberini: in quel frangente il pontefice Urbano VIII, pur di conservare ai Colonna il titolo di principe, trasferì il titolo a Carbognano consentendo ai Colonna di Palestrina di continuare a fregiarsene. Il principe Giulio Cesare Colonna doveva essere uomo di grande cultura, amante delle lettere e della musica e promotore di entrambe le arti. Come si legge infatti in “Storia letteraria d’Italia – Nuova edizione a cura di A. Balduino, Il Cinquecento, a cura di G. da Pozzo, Tomo 3”: “L’aristocrazia trova dunque nell’istituto accademico il luogo di un esercizio differenziato del potere, nobilitato dalla “promotion” culturale: a Bologna è un principe, Giulio Cesare Colonna di Palestrina (amico, anche nelle traversie, del Tasso), a fondare nel 1570 (e quindi non da principe di Palestrina! – n.d.r.) l’Accademia dei Confusi per esercitarsi nella virtù con tutte le proprie forze, affine di giovare e dilettare insieme …”. In quanto alla musica fu sempre lui, il principe Giulio Cesare Colonna, a spronare Giovanni Pierluigi da Palestrina a pubblicare, a trent’anni di distanza dal primo, il secondo volume di madrigali. Nel vol. XXIV dell’edizione 1935 dell’Enciclopedia Italiana Treccani si legge infatti: “Nel 1586 (in aprile) il Palestrina dava in luce il “Secondo libro dei Madrigali a 4 voci” (Venezia, erede di G. Scotto), che seguiva, dopo trent’anni, il “Primo libro” di tale genere, dedicandolo a Giulio Cesare Colonna, principe di Palestrina. L’opera contiene 25 composizioni, vivaci e scorrevoli, sopra testi presi anche da Petrarca, alcune ricche di motivi facili e spigliati, arieggianti la canzone popolare, altre più descrittive e sentimentali, come i Madrigali, ad es., Alle rive del Tebro o I vaghi fiori, divenuti assai famosi”.
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1 commento:

Anonimo ha detto...

Istruttivo e appetitoso...