domenica 25 ottobre 2009

Un po' di storia dell'Eremo dei Camaldolesi sulle pendici del Monte Tuscolo

Dalle origini fino al 1660 quando, per una volta, fu consentito l'ingresso alle donne

(Cliccare sulle fotografie per vederle ingrandite) In questi giorni presso la Galleria Theodora di Frascati è visibile una bella stampa a colori, con acquarellatura d’epoca, raffigurante l’Eremo dei Camaldolesi posto sulle pendici del Tuscolo lungo la strada che vi sale da Monte Porzio Catone.
Si tratta di un’incisione di Pierre Mortier, ricavata in realtà dal rame originale del 1663 di Johannes Bleau di Amsterdam, figlio di Willem Janszoon Bleau, acquistato dallo stesso Mortier, insieme a molti altri rami, dopo che un rovinoso incendio aveva pressoché distrutto l’azienda dei Bleau. Mortier ristampò i rami nel 1704-05 e un’edizione successiva, contraddistinta dalla scritta “Chez Alberts” e dall’apposizione della numerazione delle singole tavole a numeri romani, fu ristampata appunto dall’editore Alberts nel 1724 ed è proprio a questa edizione che appartiene la tavola di cui stiamo parlando, riprodotta qui a fianco.
Notizie interessanti sulla nascita dell’”Eremo dei Camaldolesi a Tuscolo” e sui suoi primi anni di storia, compresa la deroga “una tantum” all’ingresso delle donne concessa dal papa Alessandro VII col suo Breve del 29 maggio 1660 in occasione della consacrazione della chiesa dell’eremo tuscolano, si possono invece ricavare dal “Sommario cronologico dei Documenti Pontifici riguardanti la Congregazione Eremitica Camaldolese di Monte Corona (1515-1908)” stampato a Frascati, presso lo Stabilimento Tipografico Tuscolano, nel 1908.
Ecco infatti che in tale pubblicazione, al giorno 27 gennaio dell’anno 1607, si trova citato il “Breve di Paolo V “Pro fidelium” nel quale si conferma e ratifica alla nostra Congr. Di Monte Corona la concessione in efiteusi perpetua di rubbia tre di terreno boschivo situato nell’Agro Tuscolano e detto Grotta del Ceraso, con canone annuo di ducati due d’oro; concessione fatta per ordine del Pontefice dalla R.C.A. (Regia Camera Apostolica – n.d.r.), a cui apparteneva, e si dà licenza e facoltà al P. Procuratore G.le D. Alessandro da Venezia di edificarvi l’Eremo Tuscolano con una chiesa, umile Campanile, Campane, ecc. con tutte le grazie e privilegi che godono gli altri Eremi”.
Al giorno 14 luglio dell’anno successivo, 1608, si legge invece: “ Paolo V. avendo il giorno 8 giugno onorato di una sua visita la prima cella che per cura di Stefano Boroni genovese fu edificata nel S. eremo Tuscolano, ed avendo benedetto la cappellina di essa cella dedicata alla SS.ma Annunziata (di cui ivi veneravasi una divota e miracolosa immagine); avendo ancora benedetto una grande Croce di marmo, ordinando che vi si erigesse attorno una cappella; concesse allora e di poi confermò col Breve “Splendor paternae gloria” le seguenti grazie: 1) Indulgenza plenaria a tutti i fedeli che dai primi Vesperi al tramonti del sole delle feste dell’Annunziata e Assunzione di Maria Vergine veramente pentiti, confessati e comunicati visiteranno nel S. Eremo Tuscolano la mentovata cappellina dell’Annunziazione di Maria Vergine, e quivi pregheranno per la concordia tra i principi cristiani, l’estirpazione delle eresie e per l’esaltazione di s. Madre Chiesa. 2) Indulgenza di sette anni ed altrettante quarantene a quelli che dai primi Vesperi al tramonto del sole delle festività della B.ma Vergine visiteranno la predetta cappella e vi pregheranno come si è detto nell’articolo precedente. 3) Indulgenza di duecento giorni a quelli in qualsiasi degli altri giorni dell’anno visiteranno la nominata Cappella e vi pregheranno come sopra. 4) Finalmente agli Eremiti della nostra Congregazione dimoranti nell’Eremo del Tuscolo, che veramente pentiti, confessati e comunicati innanzi la Croce suddetta posta di prospetto alla città di roma avranno pregato come sopra si è detto, concede la medesima indulgenza, remissione dei peccati, e relative pene, come se personalmente avessero visitato le sette o nove Basiliche della medesima Città Eterna".
Al giorno 17 dicembre dell’anno 1610 risulta annotato il “Breve di Paolo V “Supernae dispositionis arbitrio” nel quale si conferma e si ratifica la permuta di rubbia sei e mezzo e staggioli 932 di terreno posto nell’Agro Tuscolano e confinante con l’Eremo suddetto: terreno avuto dal Sig. Giovanni Angelo d’Altemps, Duca di Gallasi, derogandosi al fidecommesso d’Altemps e trasportandosi il vincolo al terreno permutato di altrettanta terra posta nel piano del Fontanile verso il Castello distrutto di Molara, che l’Eremo acquistò dalla Chiesa di S. Gregorio di Monte Porzio”.
26 novembre 1612, il Sommario Cronologico dei Documenti Pontifici riporta il “Breve di Paolo V “Ex iniuncto” nel quale si conferma e ratifica la concessione in enfiteusi perpetua di un rubbio di terreno posto nell’Agro Tuscolano con canone annuo di una libbra di cera bianca da darsi al Maggiordomo di S.S. nella Vigilia del Natale di N.S.; concessione fatta per ordine del Pontefice dalla R.C.A. in favore della nostra Congregazione Eremitica per allargare la clausura del S. Eremo Tuscolano”.
Il 20 febbraio 1616 “Paolo V col suo Breve “Cum sicut nuper exponi” avendo Ortensia di Santa Croce moglie del principe Fran. Borghese, fratello di S.S., costrutta a spese di lei la Cappella dedicata in onore della S. Croce nell’Eremo Tuscolano ed avendola adornata ed arricchita di preziose reliquie col desiderio che mai si estraessero, con detto Breve il Papa proibisce sotto pena di scomunica che le reliquie siano mai da alcuno tolte o rimosse sotto qualunque pretesto da quella Cappella. Vuole poi che di questo Breve, se ne affigga una copia in detta Cappella od altro luogo patente onde da tutti possa leggersi”.
Anche tra gli eremiti a volte vale il detto “tra i due litiganti il terzo gode”: capita infatti che nel 1642, in seguito a divergenze insorte tra gli eremiti camaldolesi di Toscana e quelli di Monte Corona, la S. Congregazione dei Vescovi e Regolari proroga il Capitolo Generale che doveva celebrarsi dopo la Pasqua all’ottobre seguente e il 12 agosto “ordina di celebrare il Capitolo Generale ai 12 Ottobre di questo anno (1642 – n.d.r.) e non nel S. Eremo di Camaldoli ma in quello del Tuscolo”.
19 aprile 1645, “Innocenzo X con sua Bolla “Quoniam in pacis” benignamente approva l’accordo convenuto per un certo fidecommesso di Mario Mariani e Chiara Alicorni tra i Padri si S. Giovanni di Dio, detti Fatebenefratelli, i Padri eremiti di Monte Corona e la Signora Corneli Alicorni loro cessionaria; e concede: che la metà dei beni di detto fidecommesso, consistente in case nella città di Roma, dopo la morte della signora concessionaria passi alla nostra Congregazione e sia devoluta al S. Eremo Tuscolano, il quale è in necessità”.
Nell’ottobre 1651 “Monsignor Boncompagni col suo Decreto pubblicato nel Capitolo Generale nel S. Eremo di Frascati, a cui egli presiedè per ordine espresso del pontefice Innocenzo X, e al quale intervennero gli Eremiti della Toscana e del Piemonte, ricorda a tutti lo stretto obbligo di continuare a perpetuare la santa unione in conformità delle disposizioni dei Brevi di Urbano VIII sotto la data 8 Ottobre 1634, dei 13 Aprile 1635, 27 Novembre 1643 e 27 Gennaio 1644. Esige di nuovo da ciascuno il giuramento di conservare questa unione colla proibizione a tutti di trattare o macchinare a voce o in scritto cosa alcuna ripugnante a quanto nei medesimi Brevi si dispone, sotto pena di privazione dell’ufficio loro, della inabilità a più ottenerne, della privazione di voce attiva e passiva e della scomunica maggiore, riservata alla santa Sede, appena commessa la colpa. I complici, e quelli che potendo non lo vietano, soggiacciano alle medesime pene, ed i Conversi oltre incorrere la detta scomunica debbano subire dieci anni di carcere. Finalmente in virtù del Breve d’Innocenzo X e del Decreto della S. Congregazione dei Vescovi e Regolari in data 22 Settembre 1651 per supplire al numero degli Eremiti di Toscana autorizza il Padre Maggiore a mandarvi Eremiti di altra Provincia”.
25 settembre 1658, “La S. Congregazione sopra lo stato dei Regolari con approvazione del Papa sopprime il Professorio per lo Stato Ecclesiastico nell’Eremo di Monte Corona dove il numero delle celle è scarso, e lo trasferisce in quello di Frascati, anche perché il coro di questo Eremo così prossimo a Roma, sia officiato con più decoro, e per il mantenimento delle celle, che restando a lungo inabitate andrebbero in rovina”.
29 maggio 1660, “Alessandro VII col suo Breve “Ad agenda” concede l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli di ambo i sessi, che confessati e comunicati visiteranno la Chiesa degli Eremiti Camaldolesi nell’Eremo Tuscolano nel mese di Giugno dai primi Vesperi al tramonto del sole del giorno che dal Vescovo della diocesi sarà precisato per la solenne consacrazione di detta Chiesa, e quivi pregeranno secondo l’intenzione del Sommo Pontefice. Deroga quindi per questa sol volta alle Costituzioni e Decreti che proibiscono l’ingresso delle donne nei nostri Eremi”.
.

Nessun commento: