lunedì 21 settembre 2009

Gustosa denuncia di un sopruso di tanti anni fa

In un manoscritto del 1836

(Cliccare sulle fotografie per vederle ingrandite) E' all'“Ill.mo Sig. luogotenente Bruni” che il frascatano Giuseppe Cesaroni invia nel 1836 una lunga missiva (due pagine senza neanche un punto!) denunciando un sopruso e lamentando l’inerzia del locale Tribunale. In data 16 dicembre il luogotenente Bruni, preoccupato di prevenire “altri possibili inconvenienti”, gira la missiva al Governatore di Frascati corredata di un suo appunto in cui lo esorta a una “pronta amministrazione della giustizia”.
Ma quali sono i fatti narrati dal buon Cesaroni? Ecco di seguito la trascrizione del testo, scritto su un foglio, ripiegato, di pregiata carta vergellata con tanto di filigrana raffigurante un’aquila rampante posata su tre palle: “Poiché non giova il ricorrere presso codesta Cancelleria ho creduto espediente partecipare alla bontà di V.sia Ill.ma quanto siegue cioè.. sin dal giorno 25 marzo del corrente anno che secondo il solito portandomi in Grottaferrata a vendere le scarpe mia professione, che mi fosse rubata una coppella piena di vino da un certo Francesco Bertoldi e quantunque ad evidenti prove nulla dimeno insistè nella contumace negativa onde col consiglio del maresciallo De Romanis che quivi passando, ricorsi al tribunale per non far da me la giustizia come senza dubbio cercava il Bertoldi ma che! mi sono logorate le scarpe ma indarno poiché il Sig. Giovanni Forani con la sua indifferenza sì sì ma nulla si fa onde né venuta una circostanza maggiore avendo io risaputo che della derubata coppella n’era anche consapevole il suo padrone affinchè io inquietandomi non avessi atteso con diligenza alla vendita me ne lagnai con delle persone dicendo mi meraviglio più del principale che del garzone: per la qual cosa mi ha guardato sempre bieco e cercando il motivo per attaccare con me questione la trovò in questo modo che passando un suo fattore spesse volte io dicevagli Pietro? occorre niente? bisogna niente? per la qual cosa il giorno 17 agosto circa le ore 14 mentre stavo a prendere la misura delle scarpe al cocchiere dell’E.mo Cardinale De Gregorio ch’esisteva in Frascati nomato Paolo venne un certo Giuseppe Balestra falegname col dirmi venite nella mia bottega che vi vuole una persona e giunto trovai il principale del Bertoldi nominato Antonio Panettoni quale cominciò ad insultarmi aspramente circa il dire al suo fattore occorre niente bisogna nulla: ma non mi giovò affatto con il persuaderlo che queste parole non recavano offesa né a se né ad altri anzi perché era prevenuto munito di coltello che aveva sotto il zinale che a caso gli viddi, più che gli parlavo più fieramente mi provocava che avrebbe destato il più paziente Giobbe come ne fanno fede tutti i circostanti la Moglie del Chirurgo Basili; il cocchiere Paolo ed altri testimoni: la miglior parola che dicevami birbone ladro approvato e parla che non ha paura un accidente che ti prenda; onde io pensando che i deliti quantunque ragionevoli vangano puniti, ricorsi al tribunale e lagnandomi che per non avere castigato il Garzone io certo avevo simil trattamento dal Padrone; e intanto dove mi vede che non vi siano testimoni mi deride e si burla del tribunale medesimo forse avrà qualche appoggio e me lo fa conoscere il fatto accaduto circa la fin di luglio o nei primi agosto del 1833 del ferimento eseguito fra Francesco Bernardoni fratello uterino del nominato Panettoni contro Gaetano Badoni, il primo ferito coltellata in un orecchio il Badoni in un lato che sortivano l’interiora in via detta Le Monachelle ed erano presenti tre ragazzi che giocavano colle nocchie chiamati Giovanni soprannotato dell’Olmo, Biagio Carnevale Luigi Iuri (?) figlio del custode delle Carceri di Marino e Giuseppe Iusti (?) il Mandataro della Morte di Frascati e le figlie di Liberato che abitavano nella medesima strada ma con ciò non sono andati neppure fuggitivi che anzi circa la terza domenica del passato novembre 1836 il detto Bernardoni litigò con fucile alla mano e credo bene gli fosse levato e non so se esista in cancelleria o no benché molto potrei dire non solo ma provare non m’interessa che mia sia fatta giustizia poiché mi vedo leso altrimenti la loro protezione potrebbe cagionare la loro e l’altrui rovina, questo è quanto prego la bontà di V.ssia Ill.ma e mi lusingo voglia favorirmi e sarò Obl.mo U.mo servo io Giuseppe Cesaroni”.
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