martedì 9 giugno 2009

Il Codice Leicester di Leonardo e Villa Falconieri a Frascati

Un legame sottile che passa per il pittore Pier Leone Ghezzi

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Cosa accomuna la Villa Falconieri di Frascati al Codice Leicester di Leonardo da Vinci? Forse nulla, forse un sottile filo rintracciato leggendo qui e là fra vecchi documenti. Risulta infatti che detto codice appartenne un tempo a Giuseppe Ghezzi, padre di quel Pier Leone autore di molte delle pitture che affrescano gli interni della villa. Giuseppe Ghezzi che ricorse a un piccolo espediente per cercare di aumentare il valore del codice.
La notizia è riportata nel libro “Il Codice di Leonardo da Vinci della Biblioteca di Lord Leicester in Holkham Hall, pubblicato sotto gli auspici del R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere (Premio Tomasoni) da Gerolamo Calvi – Milano, Casa Editrice L.F. Cogliati, Corso Porta Romana N. 17 – MDCCCCIX”.
Vi si legge infatti che: “Il codice, che porta la segnatura 699 nella biblioteca di Lord Leicester, vi pervenne, probabilmente, per acquisto fattone da Thomas Coke, più tardi Lord Leicester, durante uno dei suoi soggiorni giovanili in Italia. Nato nel 1697, entrato al possesso di Holkham nel 1707, egli aveva già, prima dei vent’anni, fatto parecchi soggiorni in Roma, dove si trovò (per ricordare le date più certe, cortesemente comunicatemi da Léon Dorez) nel febbraio e marzo 1713, dal marzo al giugno del 1714, dal giugno al settembre del 1716, dal gennaio all’aprile del 1717. Allora egli andava ricercando cose antiche e rare con aiuto dello scultore e restauratore Cavaceppi, che può averlo messo il relazione col possessore del codice, Giuseppe Ghezzi; giacchè si può supporre che questo pittore (padre di Pier Leone, celebre per le sue caricature [una delle quali, originale a china - proprietà collezione privata Galleria Theodora - è qui riprodotta – n.d.r.]), morto assai vecchio nel 1721, gli abbia venduto direttamente il ms. (manoscritto – n.d.r.). Il Ghezzi, mediocremente informato, a quanto pare, del contenuto del codice, ma solo grossamente conscio del suo valore, si dava attorno per venderlo, come appare da una certa fanfaronata, che si trova su un frontespizio (vedi infra) premesso al ms. Leicester, e da alcuni appunti, scritti non si sa da chi (potrebbero credersi della stessa mano che ha vergato il frontespizio ora accennato) e contenuti in uno zibaldone dell’Archivio di Stato di Milano, dal quale li trasse il Bonelli, pubblicandoli nell’annuario della Raccolta vinciana e fornendo così utili dati sulla storia del manoscritto: “Nella Vita di Leonardo descritta da Raffaele Du fresne francese si dice che l’occasione del Nauiglio della Martesana li fù motiuo di scriuere della natura del peso e moto delle aque con uarij disegni di Ruote, e molini, e machine ,p aque ,p alzar l’aque e regolar il corso loro. Questo libro manoscritto all’indietro alla mancina al solito di Leonardo l’hà di presente quest’anno 1690 il Sr Giuseppe Ghezzi ritrouato in un coffano di manoscritti, e disegni di Guglielmo della Porta, scultore del sepolcro di Paolo III quale da giouane si sa che fù scolaro di Gio Tomaso della Porta suo Zio che l’alleuò a copiare diuersi studij di Leonardo da Vinci, de’ quali bisogna che ne hauesse molti dandoli da studiar al nipote, e non è meraviglia,pche Gio Tomaso era stato scolaro dello scultore d.° il Gobbo di Milano contemporaneo di Leonardo. Il Sr. Ghezzi lo tiene nella conueniente stima e sa che la sua nicchia sarebbe la Biblioteca di Mil.° con qllo de lumi et ombre che il Sr Lando intese darlo al Sr Card. Fed.° Borromeo. Il P.R. haurebbe gola di q.a gloria, ma ,p acquistarlo, e donarlo, si troua corto di danari, p comprar uno studio d’aque . perciò bisognarà aspettare che si faciano quattrini. Le notizie che si trovano in questo documento, sul modo, nel quale il Ghezzi sarebbe venuto in possesso del ms., servono (malgrado le lacune e le inesattezze, alle quali danno luogo) forse un po’ meglio alla verità dei fatti che la bravata, colla quale, raschiandosi e correggendosi una precedente indicazione, certo relativa anch’essa all’acquisto del codice, si scrissero, sul frontespizio già menzionato, le parole “con la gran’ forza dell’Oro” (di seguito a “Aquistato”), senz’altro scopo, a quanto pare, che di ritrarre maggior profitto dalla vendita agognata”.
La correzione di sui si parla nel testo è quella apportata nel frontespizio, qui riprodotto, che figura sulla terza pagina del codice e che recita: “Libro Originale Della Natura, peso, e moto delle Aque, Composto, scritto, e figurato di proprio Carattere alla mancina Dall’Insigne Pittore, e Geometra Leonardo da Vinci In tempo di Ludouico il Moro, nel condur che fece le Aque del Nauglio della Martesana dall’Adda a Milano. Si autentica con la precisa Mentione che ne fa Raffaele du fresne nella Vita di detto Leonardo, descritta nel suo Libro stampato in Parigi da Giacomo Longlois l’Anno 1651 . intitolato Trattato Della Piuttura Di Leonardo da Vinci & Acquistato con la gran’forza dell’Oro, per sublimare Le fatigose raccolte del suo Studio da Giuseppe Ghezzi Pittore in Roma”.
Il trucco messo in atto dal Ghezzi è ben evidenziato in una nota al citato libro in cui si dice espressamente che “Le parole “Con la gran’forza dell’Oro” appaiono scritte su tratto raschiato, e costrette in spazio più angusto di quelle, che dovevano precedentemente esistere; le direi scritte dalla stessa mano, benché la f presenti qui una forma alquanto diversa dalle altre. La parole “Giuseppe Ghezzi Pittore in Roma” hanno subito una cancellatura con tratti aggrovigliati, che lasciano appena trasparire il nome, riscritto poi, modernamente, a matita, sotto la linea, che incornicia il frontespizio”.
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