lunedì 29 giugno 2009

Il concerto della Piccola Orchestra Tuscolana a Villa Torlonia

La sera di venerdì 26 nell'ambito del Festival Internazionale delle Ville Tuscolane

(Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite) Nata solo tre anni fa, nella primavera del 2006, per volere dell’Amministrazione Comunale di Frascati e diretta dal Maestro Desideri, la Piccola Orchestra Tuscolana rappresenta ormai una delle più belle realtà culturali di Frascati. Anche quest’anno, nello splendido scenario di Villa Torlonia, l’orchestra ha tenuto il suo tradizionale concerto nell’ambito del “Festival Internazionale delle Ville Tuscolane Made in Frascati” eseguendo un programma particolarmente impegnativo con musiche di Faurè, Shostakovitch, Uematsu, Hisaishi, Piazzolla, Saint-Säens e De Falla. Sotto la direzione del Maestro Lamberto Desideri e con la partecipazione dei Maestri Monica Colombini al pianoforte, Marco Ferraguto al flauto, e Alessandro Garosi al violino, si sono esibiti: ai violini, Marzio D’Alessandro, Laura Filippelli, Francesco Perilli e Andrea Piroli; alla viola, Veronica Pavani; alle chitarre, Filippo Benedetti, Matteo Casale, Barbara Field e Cristina Ranallo; ai clarinetti, Daniele Ricci e Francesco Vaquer; al sassofono soprano, Tommaso Bragatto; ai flauti, Riccardo De Luca, Ilaria Marinangeli, Ilaria Peluso, Maria Elena Primavera e Davide Tomè; al basso elettrico, Riccardo Nobiloni; ai pianoforti, Luca Befera, Camilla Dondarini, Jennifer Field, Emanuele Gentili, Marzia Landi, Giorgia Marchesi, Dario Peluso, Margherita Piazzai, Ludovica Roselli, Erika Sinicco, Francesco Venturini e Arianna Verolini; alle percussioni, Luca Befera, Jennifer Field, Emanuele Gentili, Giorgia Marchesi, Adriano Mastrofrancesco, Dario Peluso, Ludovica Roselli, Erika Sinicco, Francesco Venturini e Arianna Verolini.
Come si legge nel pieghevole distribuito in occasione del concerto: “La Piccola Orchestra Tuscolana nasce con l’obiettivo di creare un gruppo stabile, formato dai giovani musicisti del territorio, provenienti da varie esperienze di studio. Laboratorio musicale, forgia di nuovi talenti, occasione di incontro attraverso la grande esperienza dell’esercizio musicale, il tutto riunito in un progetto senza precedenti che arricchisce ulteriormente la fervente vita culturale di Frascati. Il direttore, Maestro Lamberto Desideri, artista premiato in concorsi internazionali, da tempo noto al pubblico tuscolano, ha indirizzato il lavoro con questi giovani artisti “….ponendo come obiettivo la loro crescita musicale nella consapevolezza di essere non solo semplicemente studenti ma anche soggetti protagonisti capaci di proporre significativamente la propria capacità creativa….” La Piccola Orchestra Tuscolana è l’orchestra dei giovani del territorio di Frascati e quindi, modellando dinamicamente se stessa, accoglie anche le richieste di partecipazione di strumentisti che di solito non compaiono negli organici tradizionali. Il Direttore dell’orchestra ha curato personalmente l’adattamento e le trascrizioni del repertorio allo scopo di adeguare il più possibile i brani eseguiti alle potenzialità dell’organico”.
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I due filmati qui sotto riproducono le esecuzioni della Pavane, di Gabriel Faurè, e il Second waltz, di Dimitri Shostakovitch. (Per vedere e ascoltare i filmati cliccare sul triangolino in basso a sinistra in ognuno di essi).
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..."Pavane" di Gabriel Faurè - Durata 5'07"......................."Second waltz" di Dimitri Shostakovitch - Durata 6'22"
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mercoledì 24 giugno 2009

Il plastico ... dolce del Teatro di Tuscolo

Riproduzione precisa ma alternativa

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Chi l’ha detto che un plastico deve essere per forza di plastica? E se invece di essere solo bello fosse anche …buono? buono nel senso di … dolce e gustoso? Non è una cosa impossibile … e neanche difficile, almeno per chi è pratico di cucina!
Insomma voglio dire che se al posto del polistirolo, dei polimeri e di chissà quale altro derivato del petrolio si usassero fette
biscottate, wafers, panettone, cioccolato, zucchero e banane il risultato potrebbe essere ugualmente di pregio e magari anche migliore!
Guardare per credere: l’importante è saperci fare con i fornelli, avere le idee chiare e seguire un
progetto preciso. Ecco allora che partendo da una rappresentazione precisa, per esempio una stampa antica, si può anche arrivare a riprodurre che so io … il teatro di Tuscolo!
L’importante è avere un bel tavolo di cucina, metterci sopra la
stampa, gli ingredienti …ehm … i componenti e cominciare a disporli nel modo giusto per dar vita alla ricostruzione. Ecco così che fette biscottate e biscotti cominciano a prendere il posto delle mura e delle gradinate di marmo, il cioccolato e la glassa il posto della malta, le banane a fettine il posto delle lastre di basolato, il panettone quello della collina e così via. A lavoro finito il “plastico” del teatro di Tuscolo fa bella mostra di se sotto la stampa che lo riproduce, completo di colonne, alberi e figure animate: un’idea geniale, realizzata in modo semplice e lineare.
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sabato 20 giugno 2009

La Frascati, un po' gotica, della stampa Werner-Leopold

Rara incisione databile intorno al 1740

(Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite) Una stampa molto rara e certamente fra le più belle di Frascati è quella disegnata, in stile un po’ … gotico, dal Werner e incisa dal Leopold intorno al 1740.
Friedrich Bernhard Werner, nato nel 1690 a Reichenau, vicino Costanza nel Baden-Württemberg (c’è però chi dice sia nato nella Slesia al confine tra Germania, Polonia e l’attuale Repubblica Ceca), e morto nel 1778 a Breslau in Polonia, fu pittore, disegnatore, incisore e scrittore. Da giovane lavorò anche per il teatro, come traduttore di testi, e condusse una vita bohémien che a un certo punto lo portò a stabilirsi ad Augsburg, cittadina di una certa fama per la presenza in loco di numerosi editori di stampe e vedute cartografiche. Ad Augsburg Werner lavorò per Martin Engelbrecht, Jeremias Wolff e Johann Christian Leopold. Quest’ultimo, nato nel 1699 e morto nel 1755 in Germania, era un modesto editore e incisore che pubblicò in pochi esemplari, circostanza questa che rende le sue stampe piuttosto rare, una serie di vedute di città delineate sulla scia di quelle di Jeremias Wolff, fra le quali anche questa di Frascati, disegnata appunto dal Werner, il quale in quegli anni, viaggiando per l’Europa, si cimentò nel disegno di oltre un centinaio di tavole caratterizzate per rappresentare le città da un punto di vista elevato, secondo i canoni della cartografia dell’epoca avviata dall’Hogenborg, Janssonius, Bleau e altri (anche il Greuter con la sua famosa stampa di Frascati del 1620), che combinava spesso piante topografiche e vedute quasi a volo d’uccello.
Werner, le cui stampe sono databili tra il 1725 e il 1740 circa, si ritirò poi a Breslau come scenografo presso la corte prussiana e in quel periodo produsse un lavoro topografico, diviso in cinque parti e contenente ben tremila pagine di manoscritti e millequattrocento disegni a inchiostro colorati, sul Ducato di Slesia.
Le stampe sulle città disegnate dal Werner (alcune anche di fantasia sulla base di schizzi altrui), incise e pubblicate dal Leopold, seguono tutte uno stesso schema compositivo: al centro la veduta della città; in alto al centro un cartiglio, con il titolo dell’opera, ai lati del quale due putti alati sostengono drappi o bandiere con la legenda, numerata, dei siti notevoli della città (per lo più chiese, palazzi, ville, ecc.); sotto la veduta una descrizione della città stessa e alcuni cenni storici, a sinistra in latino e a destra in tedesco; al centro, tra le due scritte, uno stemma (che nella serie delle stampe italiane è quasi sempre lasciato vuoto mentre nelle città mitteleurope riporta leoni rampanti e altro); sotto lo stemma il nome dell’autore della veduta (il Werner); a destra della scritta in tedesco il nome dell’incisore (il Leopold).
Fanno parte della serie europea molte capitali e città importanti di Germania, Francia, Spagna, ecc. mentre nella serie italiana figurano, oltre Frascati: Bologna, Capua, Ferrara, Lucca, Mantova, Milano, Napoli, Palermo, Pistoia, Pizzighettone, Radicofani, Roma, Senigallia, Sessa Aurunca, Siena, Terracina e Tortona, alcune acquarellate.
Ed eccoci alla stampa di Frascati, che misura mm 193X287 e rappresenta la città dal punto di vista tradizionale di tutte le sue altre vedute a volo d’uccello: in primo luogo quelle di Greuter (1620), Lauro (1622), Barriere (1648), Bleau (1663), Kircher (1671) e poi quelle di altri, forse me­no conosciuti, fra i quali Hondio (1627), Fiorini (1650), Janssonius (1657), Rogissart (1706), Rastaini (1778), Day (1832). A differenza di tutte le altre o quasi, ad eccezione ad esempio di quella del Rastaini, la stampa di Werner rappresenta, in basso a sinistra, la Villa Campitelli (ex Park Hotel) che viene citata anche nel cartiglio tenuto dal putto alato in alto a sinistra. E’ interessante rilevare a questo punto come in quel tratto siano rappresentate, senza menzione alcuna, altre tre costruzioni importanti: Villa Sora (a meno che non si tratti del Casale Saulini ma sembra improbabile); il primo dei due Villini Pescatore salendo da Roma (a meno che non si tratti del “villino scomparso”, cioè la Villetta Cesi-Ruspoli-Boncompagni-Acquasparta di cui ho scritto in marzo ma, anche in questo caso, data la collocazione del fabbricato, posto ancora più in basso di Villa Sora, sembra piuttosto improbabile) e, riconoscibilissima sotto Mondragone, l’attuale Villa Parisi. Citato e ben visibile risulta invece il Castello, contrassegnato col n. 4, cioè la Rocca, attuale Palazzo Vescovile, con la sua torre, sproporzionata rispetto alla realtà, e il suo bastione rotondo sulla Piazza San Rocco. Altrettanto citata e ben visibile è la Villa Rufina, oggi Falconieri, contrassegnata col n. 7, mentre non v’è traccia della Rufinella, oggi Villa Tuscolana, al di sopra del convento dei Cappuccini. Contrassegnata col n. 9 si vede infine la residenza dei Padri Teatini accanto al santuario di Capocroce. Il nome dell’autore è ben visibile sotto lo stemma vuoto al centro fra le scritte in latino e in tedesco mentre quello dell’incisiore è anch’esso ben leggibile sulla destra della scritta in tedesco. È interessante rilevare la grande differenza di calligrafia tra le due scritte, come se a inciderle fossero state due persone diverse il che, data la diversità della lingua, è anche possibile. Quella che segue è la trascrizione della dicitura in latino con la descrizione di Frascati: “Parva Urba in Campania Romana in Statu Ecclesiastico, et sede Alicujus Episcopi, qui semper unus ex septem Cardinalibus est. Iam Romanorum Temporibus celebri set quotiamo Regio amoenissima est, multa praedia ibi condiderant, inter quae etiam Ciceronis Praedium Tusculanum pernotum est. Haec Civitas tempore Potificis Coelestini III delebatur quia incolae ejus Cesare is auxilia miserant; et tum Frascati in eo loco extruebatur, in quo olim vetus Tusculum situm erat. Permulta Palatia et Sessus in ea visuntur, e quiebus il mon Dracone ad Principem Borghesium, Belvedere ad Principem Pamphilium Villa Luvisa ad Ducissam de Guadagnola Sororem Comitis, stabuli spectat.”
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martedì 9 giugno 2009

Il Codice Leicester di Leonardo e Villa Falconieri a Frascati

Un legame sottile che passa per il pittore Pier Leone Ghezzi

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Cosa accomuna la Villa Falconieri di Frascati al Codice Leicester di Leonardo da Vinci? Forse nulla, forse un sottile filo rintracciato leggendo qui e là fra vecchi documenti. Risulta infatti che detto codice appartenne un tempo a Giuseppe Ghezzi, padre di quel Pier Leone autore di molte delle pitture che affrescano gli interni della villa. Giuseppe Ghezzi che ricorse a un piccolo espediente per cercare di aumentare il valore del codice.
La notizia è riportata nel libro “Il Codice di Leonardo da Vinci della Biblioteca di Lord Leicester in Holkham Hall, pubblicato sotto gli auspici del R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere (Premio Tomasoni) da Gerolamo Calvi – Milano, Casa Editrice L.F. Cogliati, Corso Porta Romana N. 17 – MDCCCCIX”.
Vi si legge infatti che: “Il codice, che porta la segnatura 699 nella biblioteca di Lord Leicester, vi pervenne, probabilmente, per acquisto fattone da Thomas Coke, più tardi Lord Leicester, durante uno dei suoi soggiorni giovanili in Italia. Nato nel 1697, entrato al possesso di Holkham nel 1707, egli aveva già, prima dei vent’anni, fatto parecchi soggiorni in Roma, dove si trovò (per ricordare le date più certe, cortesemente comunicatemi da Léon Dorez) nel febbraio e marzo 1713, dal marzo al giugno del 1714, dal giugno al settembre del 1716, dal gennaio all’aprile del 1717. Allora egli andava ricercando cose antiche e rare con aiuto dello scultore e restauratore Cavaceppi, che può averlo messo il relazione col possessore del codice, Giuseppe Ghezzi; giacchè si può supporre che questo pittore (padre di Pier Leone, celebre per le sue caricature [una delle quali, originale a china - proprietà collezione privata Galleria Theodora - è qui riprodotta – n.d.r.]), morto assai vecchio nel 1721, gli abbia venduto direttamente il ms. (manoscritto – n.d.r.). Il Ghezzi, mediocremente informato, a quanto pare, del contenuto del codice, ma solo grossamente conscio del suo valore, si dava attorno per venderlo, come appare da una certa fanfaronata, che si trova su un frontespizio (vedi infra) premesso al ms. Leicester, e da alcuni appunti, scritti non si sa da chi (potrebbero credersi della stessa mano che ha vergato il frontespizio ora accennato) e contenuti in uno zibaldone dell’Archivio di Stato di Milano, dal quale li trasse il Bonelli, pubblicandoli nell’annuario della Raccolta vinciana e fornendo così utili dati sulla storia del manoscritto: “Nella Vita di Leonardo descritta da Raffaele Du fresne francese si dice che l’occasione del Nauiglio della Martesana li fù motiuo di scriuere della natura del peso e moto delle aque con uarij disegni di Ruote, e molini, e machine ,p aque ,p alzar l’aque e regolar il corso loro. Questo libro manoscritto all’indietro alla mancina al solito di Leonardo l’hà di presente quest’anno 1690 il Sr Giuseppe Ghezzi ritrouato in un coffano di manoscritti, e disegni di Guglielmo della Porta, scultore del sepolcro di Paolo III quale da giouane si sa che fù scolaro di Gio Tomaso della Porta suo Zio che l’alleuò a copiare diuersi studij di Leonardo da Vinci, de’ quali bisogna che ne hauesse molti dandoli da studiar al nipote, e non è meraviglia,pche Gio Tomaso era stato scolaro dello scultore d.° il Gobbo di Milano contemporaneo di Leonardo. Il Sr. Ghezzi lo tiene nella conueniente stima e sa che la sua nicchia sarebbe la Biblioteca di Mil.° con qllo de lumi et ombre che il Sr Lando intese darlo al Sr Card. Fed.° Borromeo. Il P.R. haurebbe gola di q.a gloria, ma ,p acquistarlo, e donarlo, si troua corto di danari, p comprar uno studio d’aque . perciò bisognarà aspettare che si faciano quattrini. Le notizie che si trovano in questo documento, sul modo, nel quale il Ghezzi sarebbe venuto in possesso del ms., servono (malgrado le lacune e le inesattezze, alle quali danno luogo) forse un po’ meglio alla verità dei fatti che la bravata, colla quale, raschiandosi e correggendosi una precedente indicazione, certo relativa anch’essa all’acquisto del codice, si scrissero, sul frontespizio già menzionato, le parole “con la gran’ forza dell’Oro” (di seguito a “Aquistato”), senz’altro scopo, a quanto pare, che di ritrarre maggior profitto dalla vendita agognata”.
La correzione di sui si parla nel testo è quella apportata nel frontespizio, qui riprodotto, che figura sulla terza pagina del codice e che recita: “Libro Originale Della Natura, peso, e moto delle Aque, Composto, scritto, e figurato di proprio Carattere alla mancina Dall’Insigne Pittore, e Geometra Leonardo da Vinci In tempo di Ludouico il Moro, nel condur che fece le Aque del Nauglio della Martesana dall’Adda a Milano. Si autentica con la precisa Mentione che ne fa Raffaele du fresne nella Vita di detto Leonardo, descritta nel suo Libro stampato in Parigi da Giacomo Longlois l’Anno 1651 . intitolato Trattato Della Piuttura Di Leonardo da Vinci & Acquistato con la gran’forza dell’Oro, per sublimare Le fatigose raccolte del suo Studio da Giuseppe Ghezzi Pittore in Roma”.
Il trucco messo in atto dal Ghezzi è ben evidenziato in una nota al citato libro in cui si dice espressamente che “Le parole “Con la gran’forza dell’Oro” appaiono scritte su tratto raschiato, e costrette in spazio più angusto di quelle, che dovevano precedentemente esistere; le direi scritte dalla stessa mano, benché la f presenti qui una forma alquanto diversa dalle altre. La parole “Giuseppe Ghezzi Pittore in Roma” hanno subito una cancellatura con tratti aggrovigliati, che lasciano appena trasparire il nome, riscritto poi, modernamente, a matita, sotto la linea, che incornicia il frontespizio”.
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venerdì 5 giugno 2009

Piazza Guglielmo Marconi, a Frascati, oltre cinquant'anni fa

Prima della realizzazione dei parcheggi per autobus e automobili

(Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite) Poche automobili, un tram e quasi niente autobus: questa la situazione del traffico a Frascati intorno alla metà degli anni ’50 e naturalmente anche l’aspetto della città ne risentiva … in positivo! Le due cartoline qui riprodotte ci mostrano infatti come apparivano la Piazza Guglielmo Marconi, o Piazza del Municipio, e la campagna romana nel 1955, prima della realizzazione dei parcheggi degli autobus di linea e turistici e quelli a spina di pesce delle automobili.
La piazza (v. cartolina qui sotto) era tagliata in senso obliquo dal tratto iniziale della cosiddetta “Salita di Sant’Antonio”, la strada che divide i parchi di Villa Aldobrandini e Villa Torlonia; ai lati della strada ampie aiuole ornamentali con ghirigori di siepi e le quattro palme ancora piccole; sulla sinistra della piazza, sotto il palazzo del municipio, ancora si vedevano le rotaie del tram mentre sulla parte di destra restano ancora in piedi il cancello e un tratto di muro dell’accesso ai Vialoni di Villa Torlonia.
Di fianco al cancello c’è già una piccola costruzione, che negli anni ’60 ospitò il Bar Torlonia, ma non c’è ancora il fabbricato di quello che fu l’omonimo Cinema/Teatro e che oggi è il supermercato della GS mentre più in alto, sempre sulla destra, già si vede il piccolo chiosco della vendita di carburante ai piedi della Salita di Sant’Antonio. Nell’altra cartolina qui sopra a destra, ripresa dall’alto del vialone alberato di Villa Aldobrandini, la piazza appare in tutta la sua bellezza e l’unico mezzo di trasporto che vi staziona è una classica carrozzella, o botticella, con vetturino e cavallo. Lungo la Via Tuscolana, che scende dritta verso Roma, sono bene visibili la Villa Fumasoni Biondi, oggi sede di uffici amministrativi dell’Ospedale San Sebastiano Martire, e i tre Villini che si affacciano sulla strada ma ciò che fa impressione più di ogni altra cosa è l’assoluta mancanza di costruzioni nella sottostante campagna dove a tratti si distinguono ampi quadrati di terreno coltivati a ulivi! Ultima curiosità, sempre lungo la Via Tuscolana, al di sotto dei Villini Fumasoni Biondi, è ancora ben distinguibile l’enorme cipresso, ammalatosi negli ultimi decenni e quindi tagliato, che faceva da sfondo alla indimenticabile scenetta del film “Il vigile” nella quale uno zelantissimo Alberto Sordi assisteva Silva Koscina interprete di se stessa.
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