sabato 30 maggio 2009

All'asta il libro di Dominique Barriere su Villa Aldobrandini

Da Sotheby's a Londra il prossimo mercoledì 10 giugno

(Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite) Di Dominique Barriere, incisore francese nato a Marsiglia e morto a Roma, non si sa molto. In quanto alla data di nascita vengono citati più anni diversi: il 1610, il 1618, il 1620 e il 1622 mentre più sicura sembra essere la data della sua morte, che i più indicano avvenuta nel 1678 anche se altri, come Sotheby’s la nota casa d’aste londinese, indicano il 1670. Nella sua carriera Barriere ha realizzato molte incisioni, riproducendo anche numerosi quadri del pittore Claude Lorrain, connazionale e coevo di Nicolas Poussin e dello stesso Barriere ma tra gli appassionati e collezionisti di stampe frascatani egli è particolarmente noto per aver inciso alcune belle vedute della città (una classica a volo d’angelo sul modello di quella del Greuter in cui si vede il centro cittadino e i colli circostanti con le dodici ville tuscolane e l’altra ripresa dal basso, da un punto di vista simile alla posteriore litografia di William Day o a quello dell’incisione del Werner) e un prezioso volume intitolato “VILLA ALDOBRANDINA TUSCULANA, SIVE VARII ILLIUS HORTORUM ET FONTIUM PROSPECTUS” stampato a Roma nel 1647.
Ebbene la notizia più interessante per chi fosse intenzionato ad acquistare una copia di tale opera è che essa è presente nel catalogo dell’asta “Continental and Russian Books and Manuscripts” che la stessa Sotheby’s batterà a Londra il prossimo mercoledì 10 giugno alle ore 14,30.
Il libro del Barriere su Villa Aldobrandini, formato in folio mm 400X276, con 19 tavole e 6 doppie pagine, figura sul catalogo al lotto 25 con una valutazione di partenza fra le 2.000 e le 3.000 sterline, pari all’incirca a 2.300/3.400 euro.
Quelle qui riprodotte sono due delle tavole presenti sul libro e riproducono i prospetti anteriore e posteriore della villa come apparivano alla metà del 1600.
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AGGIORNAMENTO: il libro è stato aggiudicato a 4.500 sterline, corrispondenti a 5.200 euro, cui vanno aggiunti i diritti di agenzia che mi dicono essere superiori al 20%
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martedì 26 maggio 2009

Tra la Basilica di San Pietro e Castel Sant'Angelo

Passeggiando, e fotografando, al fresco della sera

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Come già detto in altra occasione … anche Roma si trova nei dintorni di Frascati e quindi rientra a buon diritto nel tema di questo blog! Le notizie che seguono (scritte raccogliendo informazioni qui e là in rete sul sito dello Stato della Città del Vaticano, su Wikipedia e altrove), unitamente alle riproduzioni delle due stampe del Piranesi, servono da contorno a qualche fotografia scattata nei giorni scorsi durante una piacevole passeggiata serale romana.

San Pietro - La Basilica di San Pietro sorge nel luogo dove intorno all’anno 64 d.C. l’apostolo Pietro cadde vittima delle persecuzioni di Nerone. Lì infatti, a seguito dell’Editto di Milano proclamato nel 313 dall’imperatore Costantino, ai cristiani fu riconosciuta la facoltà di costruire i loro edifici di culto e fu anzi lo stesso Costantino, nel 324, ad avviare la costruzione della prima basilica che, detta appunto Basilica Costantiniana, fu consacrata nel 329 d.C. L’edificio era a pianta longitudinale, con all’interno cinque navate e transetto e all’esterno un quadriportico cui si accedeva da un’ampia scalinata, e fu proprio nella basilica costantiniana che la notte di Natale dell’800 Carlo Magno si fece incoronare Imperatore del Sacro Romano Impero.
Fino al 1300 la basilica continuò ad essere mèta dei fedeli di tutta Europa che vi giungevano a piedi in pellegrinaggio sulla tomba di Pietro, “Principe degli apostoli”. In quel periodo, anche a causa dell’abbandono di Roma seguito all'esilio Avignonese, l’edificio, che aveva ormai più di mille anni, iniziò ad accusare seri problemi di staticità tanto che, dopo il ritorno del papato a Roma, Niccolò V, intorno alla metà del 1400, affidò all’architetto Bernardo Rossellino il progetto e l’esecuzione di alcuni lavori di restauro della basilica. Fu però Giulio II, eletto papa nel 1503, a decidere di ricostruire ex-novo la basilica e nel 1505 ne affidò l’incarico al Bramante che iniziò i lavori l’anno successivo.
Giulio II morì nel 1513 e il Bramante nel 1514 e ciò comportò una battuta d’arresto nella esecuzione dei lavori che negli anni successivi videro cimentarsi i migliori fra gli architetti rinascimentali impegnati fra l’altro a dirimere un problema di non poco conto relativo alla forma della basilica: pianta centrale, a croce greca, come suggerito dal Bramante, che prima della sua morte aveva già fatto realizzare i quattro piloni necessari previsti da questa soluzione, o pianta longitudinale, a croce latina, più vicina alla tradizione cristiana e più idonea a ricoprire tutto lo spazio lasciato vuoto dalla demolizione della vecchia basilica costantiniana? Le soluzioni proposte dagli architetti succedutisi alla direzione dei lavori furono nel tempo diverse: Raffaello (1514) era per la pianta longitudinale, Baldassarre Peruzzi (1520) per quella centrale, Antonio da Sangallo il Giovane (1538) ancora per quella longitudinale e Michelangelo, incaricato da Paolo III nel 1547, nuovamente per quella centrale ricoperta da una grande cupola che però non fece in tempo a realizzare prima della sua morte e fu quindi ultimata, con qualche modifica, da Giacomo dalla Porta. Infine fu il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, a raccomandare per la basilica di San Pietro una pianta longitudinale a croce latina sicché, venendo Michelangelo a morire l’anno successivo, 1564, toccò a Carlo Maderno realizzare la trasformazione, cosa che fece aggiungendo due campate a quanto realizzato dal suo predecessore. L’allungamento della basilica e la sua imponente facciata, anch’essa opera del Maderno, finirono però con l’allontanare la cupola dall’occhio dei fedeli e toccò quindi al Bernini, incaricato della sistemazione della piazza antistante, valorizzare visivamente la cupola grazie al disegno della piazza stessa e alla realizzazione del colonnato.

Castel Sant’Angelo - La costruzione di Castel Sant’Angelo fu fatta iniziare dall’imperatore Adriano nel 125 d.C. e fu portata a termine sotto l’impero di Antonino Pio nel 139. La sua destinazione iniziale era quella di mausoleo funebre (l’estetica era ispirata al mausoleo di Augusto) e infatti ospitò i resti dei due imperatori, delle loro mogli e di alcuni dei loro figli oltre alle spoglie degli imperatori Commodo, Marc’Aurelio, Geta e Caracalla. Successivamente l’edificio fu spogliato delle decorazioni e dei rivestimenti pregiati e assunse la funzione di fortilizio e nell’anno 403 fu inglobato nelle Mura Aureliane per volere dell’imperatore Onorio e nel secolo successivo si dimostrò una valida fortezza in grado di resistere a lungo agli assedi dei Visigoti e degli Ostrogoti. Nella tradizione il suo nome attuale deriva dall’apparizione di un angelo a papa Gregorio I nel 590 in coincidenza con la fine di una grave epidemia di peste che aveva colpito la città. Narra la leggenda che Gregorio Magno vide l’angelo rinfoderare la propria spada, atto che pose fine alla pestilenza. La statua che ricorda l’episodio è la sesta di quelle che si sono avvicendate sulla sommità del castello ed è stata scolpita dall’artista Werschaffelt nel 1753. Le precedenti erano state realizzate la prima in legno, altre in marmo mentre una in bronzo fu fusa per forgiare cannoni, nel 1527. Quello fu infatti l’anno del “sacco di Roma”, quando papa Clemente VII, scampato ai Lanzichenecchi di Carlo V, si rinchiuse in Castel Sant’Angelo e resistette per oltre un mese all’assedio interrotto solo da una trattativa fra le parti. Il castello apparteneva allo Stato della Chiesa già dal 1277 ed era stato collegato al Vaticano tramite la passerella denominata il “passetto” ma fu l’assedio durante il sacco di Roma a dimostrare ai papi tutta la sua importanza strategica e fu così che loro presero a trasformarlo e fortificarlo sempre di più: castello, prigione, residenza, fortezza, ecc. Una importante ristrutturazione fu avviata da Paolo III mentre la grande cinta bastionata pentagonale che lo circonda fu avviata da Paolo IV e portata al termine dopo la sua morte nel 1559.
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lunedì 18 maggio 2009

Il Tuscolo nella ricostruzione dell'architetto francese Tony Garnier

Vincitore del Grand Prix de Rome nel 1899

(Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite) Quelle qui riprodotte sono alcune immagini di Tuscolo, in parte rilievi archeologici in parte ricostruzioni di fantasia, opera dell’architetto francese Tony Garnier, nato a Lione nel 1869 e morto a Roquefort-la-Bédoule nel 1948. Ma chi era Tony Garnier? Perché si dedicò a disegnare immagini del Tuscolo? Quali sono le particolarità di queste tavole?
La risposta alle prime due domande la riprendiamo pari pari dal sito del museo a lui dedicato “Musée Urbain Tony Garnier”: “Tony Garnier è il primo architetto urbanista del XX secolo. Molti dei suoi progetti sono in effetti all'origine di considerevoli progressi nella riflessione degli architetti dell'epoca su quella che consideravano essere l'architettura moderna. Personaggio discreto, Tony Garnier ha consacrato l'essenziale della sua vita alla sua passione, l'architettura. Il suo percorso é esemplare quanto la sua opera. Nasce il 13 Agosto 1869 a Lione nel quartiere della Croix-Rousse. È un figlio di “canuts”
(operaio setaiolo nelle seterie di Lione). Suo padre, Pierre Garnier, è disegnatore nella seteria. Sua madre, Anne Evrard, è tessitrice. Messo di fronte fin da piccolo alle condizioni di vita di questi operai della seta, molto presto cercherà di trovare, attraverso l'architettura, la sua passione, un modo per rispondere al problema sociale dell'alloggio. Una delle sue maggiori preoccupazioni sarà infatti di inventare un nuovo modo di concepire l'alloggio. Diventare architetto è un obiettivo che si prefigge fin dall'infanzia. La sua motivazione rappresenta una grande differenza in un periodo in cui è ancora fortemente presente lo schema “architetto di padre in figlio”. Nel 1889, parte per Parigi, dove tenta in più occasioni il concorso del Grand Prix de Rome. Grazie ad accanimento e convinzione, è infine vincitore nel 1899, cosa che gli permette di divenire per un periodo di quattro anni, ospite della Villa Medici al fine di studiare i monumenti antichi. Tony Garnier ben presto si distingue dagli altri allievi. Poco disciplinato, non realizza i lavori richiesti dall'Accademia, rivolti allo studio di singoli monumenti antichi. Preferisce lavorare su un'intera città: Tusculum. Nei quattro anni di Villa Medici, non lavorerà infine che sei mesi sui monumenti antichi. Consacra il resto del suo tempo alla creazione di una nuova città, una città moderna: "Une Cité Industrielle", che sarà pubblicata per la prima volta nel 1917. Molto legato alle sue radici, Tony Garnier decide, alla fine del suo soggiorno romano, di ritornare in seno alla sua città natale: Lione. Un primo cantiere gli è affidato nel 1904 dal sindaco Victor Augagneur per la realizzazione della Latteria-stalla municipale del Parco della Tête d'Or. Il sindaco, soddisfatto del lavoro dell'architetto, non mancherà di raccomandarlo calorosamente al suo successore, Edouard Herriot, che gli affiderà l'essenziale dei Grands Travaux (Grandi Lavori) della città: mattatoi della Mouche e mercato del bestiame (1908-1928),Ospedale di Grange-Blanche (1911-1933), Stadio municipale di Gerland (1913-1926) e quartiere degli Etats-Unis (1919-1933). I Grands Travaux vengono pubblicati nel 1920. Il 20 Luglio 1915, all’età di 46 anni, sposa Catherine Laville, di 21 anni. Si installano entrambi nella villa che l’architetto costruisce a Saint-Rambert. Tra 1930 e 1933, conduce il suo ultimo grande cantiere, quello della costruzione dell’ Hôtel de Ville di Boulogne-Billancourt. Dopo aver formato una generazione di architetti lionesi, Tony Garnier va in pensione nel 1938, nella zona di Carnoux, comune della Bédoule, vicino Cassis. Consacra questo periodo al suo primo amore, il disegno. Muore il 19 Gennaio 1948, senza discendenti. Il suo corpo è riportato a Lione nel Novembre 1949, al cimitero della Croix-Rousse”.
E veniamo ora alla particolarità delle tavole. Quelle qui riprodotte sono delle elioincisioni (fotoincisioni ai sali di cromo) realizzate nel 1910 e riproducono l’opera di Garnier iniziata presso l’Accademia di Francia nel 1903, all’epoca in cui il giovane architetto era fra i pensionanti vincitori del Gran Prix de Rome, completata l’anno successivo, sempre durante il soggiorno romano di Villa Medici, e successivamente rivista e modificata nel 1908. Le tavole originali, tutte più o meno di grandi dimensioni (dai formati cm 30X80, 52X55, fino a un metro e 66 per 89 cm) erano acquarelli e all’inizio furono mal giudicati dagli accademici di Francia forse più per punire l’indisciplina di Garnier che per altro, visto che fu la stessa Accademia a chiedergli di completare l’opera. In una monografia a lui dedicata nel 1970 dal Museo delle Belle Arti di Lione, si legge infatti che Tony Garnier si aggiudicò il Grand Prix de Rome nel 1899 dopo svariati tentativi. Il lavoro premiato fu “Il palazzo della sede centrale di una banca di Stato”. La vincita del premio consisteva, come visto, in un soggiorno di studio di quattro anni a Roma, presso Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia dove i pensionanti, vincitori del premio nelle sue varie categorie (dalla pittura all’architettura) si sarebbero dovuti cimentare nello studio di palazzi e antichità romane. Garnier aveva però il pallino della “città industriale” e nel suo primo anno a Roma ne buttò giù i primi schizzi, suscitando la disapprovazione degli accademici. Decise allora di dedicare il suo secondo anno di pensionato alla realizzazione di uno studio sull’Arco di Tito accompagnato dalla realizzazione di cinque disegni dedicati alla Basilica di Santa Maria in Cosmedin ma anche questo lavoro fu considerato mediocre e la scelta dei disegni banale. Tony Garnier dedicò allora il suo terzo anno alla realizzazione dei rilievi su un’intera città e concentrò il suo interesse su Tuscolo, di cui iniziò a disegnare la pianta, lo stato delle rovine e una serie di ricostruzioni di fantasia. Si trattò di una scelta che non aveva precedenti e che gli costò le critiche dell’Accademia, che da un lato gli rimproverò la scarsa qualità dei dettagli e la grossolanità dei disegni ma, dall’altro, gli rese merito per l’interesse mostrato per i rilievi topografici del sito. Fatto sta che per il lavoro del quarto anno fu la stessa Accademia a chiedere a Garnier di completare la sua opera sul Tuscolo, rappresentata nelle tavole qui riprodotte.

Una notazione finale per chi conosce e frequenta il sito della Galleria Theodora dove in questi giorni è pubblicata, con ampia documentazione fotografica, la notizia del rinvenimento di una stampa sconosciuta del 1820 su Tuscolo con una planimetria centrale, molte tavole laterali con numerosi scritti e disegni. Ebbene le tavole qui riprodotte mi avevano portato a ipotizzare che la stampa pubblicata sul sito della Galleria Theodora potesse essere un lavoro di uno dei partecipanti o dei vincitori di una delle precedenti edizioni del Grand Prix de Rome. Quanto ritrovato a proposito dello “strappo” senza precedenti di Tony Garnier alle severe regole dell’Accademia di Francia mi porta ora a escludere questa ipotesi, invitando quindi chiunque abbia notizie certe sull'origine e la storia della stampa, o abbia elementi per formulare ipotesi diverse, a segnalare la cosa alla stessa Galleria Theodora.
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