sabato 11 aprile 2009

Le rovine del Tuscolo: i ritrovamenti del Borda cinquant'anni dopo

L'effetto del tempo sui reperti archeologici

(Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite) Devo alla cortesia dell’amico Angelo Tobia la disponibilità di questa vecchia fotografia delle rovine di Tuscolo ripresa dal lato destro del Foro, guardando il Teatro, in direzione della sottostante vallata della Molara.
Fanno impressione la pulizia dei luoghi e lo stato di conservazione dei reperti, dalle strutture murarie, oggi quasi inesistenti, alla strada di basolato, all’epoca ancora quasi integra e ben delimitata e oggi appena visibile, come dimostra il confronto con la foto a colori, scattata ai giorni nostri.
A far da punto di riscontro fra le due immagini il casolare e il magazzino in fondo alla vallata, all’epoca della foto in bianco e nero uniche costruzioni esistenti e oggi circondate da numerosi altri fabbricati.
Purtroppo la foto di Angelo Tobia non reca alcuna data o indicazione utile a fissarne il periodo e quindi non possiamo che fare delle ipotesi. Fra tutte la più probabile è che l’immagine risalga alla metà degli anni ’50 e precisamente 1955 o 56 e cioè all’epoca della breve campagna di scavi in cui l’archeologo Maurizio Borda scoprì una necropoli dove furono rinvenute diverse urne cinerarie.
In precedenza importanti campagne di scavi erano state condotte nel 1806 per volere di Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone e all’epoca residente nella Villa Rufinella, che non navigando nell’oro pensò bene di trasferire in Francia e vendere sul mercato la quasi totalità dei reperti archeologici recuperati sul Tuscolo.
Nel 1825 fu la volta dell’archeologo Luigi Biondi a dirigere una campagna di scavi su incarico di Maria Cristina di Savoia, moglie di re Carlo Felice, e nel 1839 e 1840 dell’architetto Luigi Canina, su incarico della stessa famiglia reale. I reperti recuperati in queste due campagne, fra i quali molte statute di grande bellezza e di grande pregio, furono trasferiti nel castello ducale di Agliè, in Piemonte, dove costituiscono tuttora una preziosa collezione d’arte.
E’ invece di questi ultimi tempi la lunga e metodica campagna di scavi iniziata nel 1994 dalla “Escuela Espanola de Historia y de Arqueologia” di Roma, sotto la guida del compianto professor Xavier Dupré Raventos, nato a Barcellona nel 1956 e morto a Roma il 20 aprile 2006 all’età di appena cinquant’anni. E’ durante questi ultimi scavi che nell’area del Foro antistante il Teatro, oltre a resti di diversi piccoli monumenti, fra i quali uno dedicato a Mercurio, è stato rinvenuto il basamento di una grande Basilica forense adorna di colonne ioniche, di cui sono state ritrovate le basi e vari capitelli. Quel che dispiace è vedere come in assenza di adeguati interventi di consolidamento e manutenzione il tempo finisca con l’erodere inesorabilmente quello che la passione e la ricerca restituisce alla luce dopo millenni di interramento e che non resiste che pochi decenni, come ad esempio la casetta dei guardiani, realizzata con parte dei reperti meno pregiati ritrovati negli scavi della prima metà dell’800 e oggi completamente rasa al suolo, al pari delle strutture murarie visibili nella foto di Angelo Tobia.
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