sabato 28 marzo 2009

Il "villino scomparso" ... dalla stampa del Greuter ai giorni nostri

Oggetto di numerosi articoli e non pochi equivoci
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(CLICCARE SULLE IMMAGINI PER GUARDARLE INGRANDITE) Il “villino scomparso” è quello che si vede nella stampa del Greuter, del 1620, e poi nelle successive del Kircher (1641), Bleau (1663) e Mortier (1704), all’ingresso di Frascati, sul lato sinistro della Via Tuscolana subito prima della chiesa di Capocroce.
Almeno quattro sono gli autori che hanno scritto su di esso ma uno so
lo, il compianto Ivan Olivetti, nel 1997 ha colto nel segno individuando con esattezza la costruzione visibile sulle antiche stampe e ricostruendone la storia quasi per intero. Gli altri autori che avevano scritto prima di lui, avevano invece fatto un po’ di confusione e dato per scomparso il villino ancora prima della sua demolizione, avvenuta nell’estate del 1979 e quindi esattamente trent’anni fa.

GLI EQUIVOCI
Scrivevano infatti Isa Belli Barsali e Maria Grazia Branchetti nel loro bel libro “Ville della
Campagna Romana", edizioni Sisar 1975 (e poi Rusconi 1981): “Un’altra villa distrutta – con probabilità del secolo XVI ma di cui non sappiamo niente – è quella già Fumasoni Biondi, di cui si vede il cancello e la rampa d’accesso fiancheggiata da una nicchia, in via Tuscolana 8, subito prima di entrare in Frascati; l’area del giardino è stata edificata con quattro villini e l’ospedale di Frascati”.
E’ evidente l’equivoco in cui erano cadute le due autrici sia sulla Villa Fumasoni Biondi, per nulla distrutta ma tuttora esistente e sede di alcuni uffici amministrativi dell’Ospedale San Sebastiano martire, sia sulla rampa d’accesso, che non era l’ingresso della villa bensì dei quattro villini citati e di cui parleremo approfonditamente più avanti.
Né a chiarire l’equivoco sono valse le “due precisazioni” che alle autrici rivolse nel 1989 l’Ing. Romano Mergè nel suo bel libro “Frascati nella realtà documentata – Volume secondo” edito dall’Associazione Tuscolana Amici di Frascati.

“I villini delle quali le autrici parlano – scriveva Mergè – furono costruiti durante gli anni ’20-’30 ed insistono su quello che era l’orto delle villa e che fu scorporato agli inizi di questo secolo. E l’ingresso del quale le autrici ancora parlano è quello ancora esistente in Via Tuscolana, a destra scendendo verso Roma, il quale viene utilizzato oggi soltanto per dare accesso ai villini” e proseguiva con la seconda precisazione: “La villa fu soltanto danneggiata, neanche in maniera grave dai bombardamenti e dai cannoneggiamenti dell’ultima guerra”.
Ma da questo punto in poi lo stesso Mergè cadeva in una serie di equivoci che lo allontanarono dalla realtà che fu poi documentata dieci anni più tardi da Ivan Olivetti.
“Nella stampa di Matteo Greuter del 1620 – scriveva ancora Mergè –
è ben individuabile una villa con la sua teoria di tre finestre e dei porticati a piano terra, che potrebbe benissimo essere la Villa Fumasoni, anche se non abbiamo trovato altra documentazione. E’ anche ben visibile il cancello, anche se prospetticamente è inesatta la sua rappresentazione, in quanto la villa rappresentata sembrerebbe più, anzi molto più spostata, verso Roma (ricordate quest’affermazione perché ci torneremo sopra – n.d.r.). La cosa strana è che dopo un certo periodo questo edificio non compare più nelle rappresentazioni topografiche, vedi carta dell’Ing. Pisani del 1819 e quella dell’Arch. Canina del 1841”.
Ora io non ho presente la carta dell’Ing. Pisani ma conosco bene quella dell’Arch. Canina e posso dire che ciò di cui non si era accorto Mergè è che sebbene detta carta arrivi a coprire il punto in cui la Via Tuscolana piega decisamente a sinistra là dove sulla destra parte la diramazione per Colle Pizzuto, in essa non v’è traccia non solo del villino riportato sulla stampa del Greuter ma neanche dei due cosiddetti Villini Pescatore, anch’essi sulla destra della Tuscolana scendendo verso Roma.
Il fatto che detta costruzione non figuri nella carta del Canina non vuole quindi dire che nel 1841 essa non esistesse già più, tant’è che sopravvisse ancora per altri quasi centoquarant’anni.
Lo stesso Mergè non doveva però essere molto convinto del fatto che il villino rappresentato sulla stampa del Greuter potesse realmente essere Villa Fumasoni tant’è che subito dopo aver formulato questa ipotesi lui stesso scriveva: “Quasi certamente il complesso che noi chiamiamo Villa Fu
masoni è di costruzione recente, quasi sicuramente seconda metà del secolo XIX.
Il complesso, cioè quanto era rimasto dallo smembramento dell’inizio del secolo
(qui l’autore si riferisce allo scorporo dell’orto e dei villini – n.d.r.), fu utilizzato per la costruzione dell’ospedale e non era gran cosa anche se dalla descrizione sopradetta può sembrare che il giardino della villa fosse di estensione degna di un parco. ….. I Fumasoni-Biondi vendettero questa loro proprietà nel 1953, quando il consiglio di amministrazione dell’ospedale San Sebastiano, allora ancora gestito privatamente, decise l’acquisto di questo sito. ….. L’ingresso sul piazzale di Capocroce, oggi utilizzato dall’ospedale, corrisponde all’ingresso principale della villa dopo l’alienazione dell’orto”.

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LA REALTA’
Ma qual'è la realtà? Per
capirlo proviamo a partire proprio dalla stampa del Greuter e dal villino in essa rappresentato. Ebbene esso appare all’interno di un parco recintato e confinante, a sinistra, con la chiesa e il convento dei frati francescani, a destra, con la via Tuscolana, dove è visibile un portale d’ingresso a forma di arco (qui in un’immagine riprodotta dal libro di Olivetti), e sullo sfondo, in alto, la facciata della chiesa di Capocroce. Quel villino, a questo punto forse cinquecentesco, è senza dubbio la prima, e per almeno tre secoli l’unica, costruzione esistente all’interno di quella proprietà che si estendeva appunto dal piazzale di Capocroce fino all’attuale via Enrico Fermi.
Gli altri tre villini che si affacciano sulla via Tuscolana furono costruiti nella prima metà degli anni ’20 mentre la Villa Fumasoni, originariamente Zeslin (più precisamente Zäslin), era stata invece costruita a cavallo tra ‘800 e ‘900, come ipotizzava giustamente il Mergè, e una volta acquisita dall’ospedale fu dapprima l’al
loggio delle suore che allora lo gestivano e poi la sede degli uffici amministrativi. Non si capisce quindi come Mergè potesse confondere detta villa con il villino della stampa del Greuter, specialmente avendo rilevato egli stesso come in detta stampa la costruzione rappresentata fosse “più, anzi molto più spostata, verso Roma”. In quanto alla Belli Barsali e alla Branchetti, allorchè nel 1975 scrivevano che “l’area del giardino è stata edificata con quattro villini e l’ospedale di Frascati” era loro sfuggito che proprio uno dei quattro villini, quello isolato alla destra della “rampa d’accesso” da loro descritta al n. 8 della via Tuscolana, era quello rappresentato nella stampa del Greuter. Quanto sopra appare documentato dal confronto fra i particolari cerchiati in rosso nella stampa, del 1620, e nelle due cartoline qui riprodotte, una di inizio ‘900 e l’altra degli anni ’30, prima e dopo la costruzione dei tre villini che si affacciano sulla Tuscolana, nonché dalla bella foto aerea, scattata il 26 maggio 1925, nella quale il famoso “villino scomparso” ci viene mostrato dal lato opposto a quello della veduta del Greuter.
La planimetria della zona è visibile nella carta a corredo del libro “ Frascati nelle sue strade” pubblicato nel 1962 dal dottor Evaristo Dandini e nella immagine da me qui riprodotta dove ho riportato in rosso il “villino scomparso”, in verde la Villa Fumasoni Biondi e in nero i tre villini che si affacciamo sulla Tuscolana (cliccare su tutte le immagini per vederle ingrandite).

LA STORIA
Per conoscere la storia del villino occorre rifarsi all’encomiabile lavoro di Ivan Olivetti pubblicato sulla rivista “Lazio Ieri e Oggi” del maggio 1991 e poi ripubblicato nel 1997 dallo stesso autore in una raccolta di suoi articoli intitolata “Frascati dimenticata”.
Ebbene, attraverso un paziente lavoro di ricerca in svariati archivi, Olivetti accertò che il villino in questione, da lui identificato come “Villetta Cesi – Ruspoli – Boncompagni”, apparteneva fin dai primi decenni del ‘600 alla famiglia Cesi, originaria appunto di Cesi nei pressi di Terni, un cui esponente ottenne nel 1588 il titolo di Duca di Acquasparta e infatti possedimenti dei Cesi Acquasparta sono documentati a Frascati anche nel libro “Teatro delle Città d’Italia con le sue Figure intagliate in Rame, & descrittioni di esse” edito nel 1616 a Padova da Pietro Bertelli (v. foto qui sotto).
Scriveva Olivetti che dai documenti di un fondo dell’Archivio Ruspoli conservato in Vaticano risulta che il villino, o meglio “la villetta”, sia stata venduta da Giovanni Federico Cesi Duca di Acquasparta al Marchese Bartolomeo Ruspoli il 24 settembre 1652 per 1.300 scudi.
Nel 1734 la villetta fu portata in dote a Don Girolamo Giustiniani Duca di Corbara dalla moglie Maria Isabella, figlia di Francesco Ruspoli e Isabella Cesi.
Nel 1741 Girolamo Giustiniani la vendette al Comune di Frascati che vi voleva realizzare un molino (“edificare le mole e macinare il grano al popolo”) e in effetti, avendo io visitato più volte da ragazzo la villetta e il suo parco, ricordo che questo, dalla parte opposta alla via Tuscolana, era diviso in tre terrazzamenti e su ognuno di essi vi era un tavolo tondo in pietra e almeno un paio di questi, se la memoria non m’inganna, era realizzato con mole da grano.
Il progetto del molino comunale non fu però realizzato, o forse fu solo abbozzato, cosicchè nel 1773 il Comune vendette l’intero complesso ai Padri di Santa Maria in Campitelli.
Scriveva ancora l’Olivetti che “Consultando l’Archivio Boncompagni si ha la conferma che il Principe Luigi Boncompagni il 27 aprile 1811 dall’amministrazione del debito pubblico acquistò cinque terreni in Frascati, già del Convento di Santa Maria in Campitelli e tra questi vi era la villetta. …. Nel 1893 il Principe Rodolfo Boncompagni la vendette insieme alle Ville Sora e Campitelli al Signor Tommaso Saulini. …. Nella prima metà del novecento la villetta appartenne al Marchese Fumasoni Biondi, infatti il 18 settembre 1941 la suddetta fu ceduta dal Marchese a Fernanda Galli fu Tiberio residente a Roma”.
Nei miei ricordi di ragazzo, nei primi anni ’50 la villetta apparteneva a Pietro Minardi, che l’aveva comprata a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 e vi abitava insieme alle due figlie Antonietta e Francesca e alle loro rispettive famiglie. Sul finire degli anni ’70 la proprietà fu infine acquistata da una società immobiliare che di lì a poco demolì il vecchio edificio e ve ne costruì uno moderno.
In quanto alla Villa Fumasoni Biondi, impropriamente citata sia dalla Belli Barsali e dalla Branchetti sia dal Mergè, è quella rappresentata nella cartolina qui riprodotta, e fu costruita intorno al 1900 come casa di villeggiatura da tale Emanuele Zäslin, nato a Basilea nel 1862, che probabilmente intorno al 1910 la vendetta al Cav. Grand’Uff. Avv. Giuseppe Marino, residente a Roma, il quale prima del 1919 la rivendette alla famiglia Fumasoni Biondi che, come abbiamo visto, cedette villa e parco nel 1953 all’ospedale San Sebastiano.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Uno dei migliori e dettagliati articoli sul territorio!
Complimenti!

Ezio ha detto...

Complimenti per il bellissimo blog e l'attenzione con cui viene curato. Mi riservo di visitarlo spesso epiano piano rileggere tutti i post contenuti. Viva Frascati!