domenica 22 marzo 2009

I due libri di Oreste Raggi sui Colli Albani e Tuscolani

Le edizioni del 1844 e del 1879

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle) Sulla vita di Oreste Raggi, nato a Milano il 6 settembre 1812, morto a La Spezia il 1° maggio 1882, avvocato, letterato, cattedratico e autore di due pregevolissimi libri sui Colli albani e tuscolani, è appena uscito un interessante e completo articolo di Lucio De Felici, sul numero 147 del Tuscolo del 7 marzo, che ha colmato una grossa lacuna informativa su uno degli autori più rappresentativi del nostro territorio.
Qui voglio invece riportare qualche notizia dei suoi due libri, il primo del 1844, edito in Roma da Crispino Puccinelli, il secondo, una edizione rivista, ampliata e corretta del primo, edita sempre a Roma, nel 1879, dall’UTET - Unione tipografico-editrice torinese.
Il modo più semplice è quello di riprodurre integralmente le presentazioni che ne fecero gli editori all’epoca delle rispettive pubblicazioni del libro, con il primo alla ricerca di un libro breve e agevole a trasportarsi che potesse servire da guida del territorio e il secondo felice di poter ristampare un’opera ormai famosa e introvabile, cui aggiunse una carta topografica dei luoghi mantenendo lo stampine che riproducevano alcune delle vedute dei castelli.
Questa la prima introduzione, dell’editore Crispino Puccinelli: “I colli albani e tusculani corrono tra più famosi ed ameni nei contorni di Roma; né vi è straniero che, venuto a visitare questa sublime città, non si rechi eziandio a ricercare di quelli bramosamente, avendoli nelle storie più remote, come della età di mezzo, intesi tante volte ripetere e celebrare. Così a noi che in questa viviamo dolcissima cosa è nella stagione estiva ed autunnale recarci in essi a diporto, chiamativi pure dalle memorie passate e dalle presenti delizie che il cielo e la terra vi spandono così largamente. Sono pertanto frequentissime tutto l’anno le festevoli brigate che per uno o più giorni vi si conducono, moltissimi coloro che, segnatamente nell’ottobre, vi fermano stanza per farvi le così dette villeggiature. Ma quanti non portano il piede sopra quei colli alla spensierata senza saper punto cosa fossero un tempo, né quali uomini li abitassero, né di quali monumenti sieno quei tanti avanzi che incontrano colà ad ogni passo? E quanti che sapere lo vorrebbero se ne fanno ritorno, non appagata la loro giusta curiosità, solo per lo manco di opportuni libri che in ciò li ammaestrino? Mentre alcuni di queli luoghi vedi appena indicati nelle comuni guide ai viaggiatori, altri, come Tusculo, Ariccia, Genzano, Albano, hanno pure loro particolari e minute istorie, ma oggimai fatte rare, o pel troppo volume, a portarsi disagevoli. Il Nibbi, di cui la memoria vivrà sempre carissima fra gli studiosi delle cose antiche, fece opera veramente bella, descrivendo ed illustrando i controni di Roma in quei tre grossi volumi coi quali dichiarò la carta del Gell e che non molto prima di morire mise con tanta sua gloria in pubblico. Ma questi sono divenuti altresì rarissimi e poiché non solo quelli dei colli albani e tusculani, ma uno ad uno discorrono tutti i paesi, castella e tenimenti dei contorni di Roma, così anch’essi crebbero troppo di mole e tornerebbero incomodi a chi intendesse coi medesimi alle mani visitare questi luoghi.
Mancava dunque, a mio avviso, tal libro che narrando dei paesi albani e tusculani le storie, additando i monumenti, studiando i costumi, raccogliendo in uno quanto di più importante e dilettevole li riguardasse unisse l’utile al dolce, non scompagnato dalla brevità. Io faceva voti per un simil libro quando mi fu noto che il sig. avvocato Oreste Raggi nelle ferie autunnali del mille ottocento quarantadue, riposando dalle forensi occupazioni sugli stessi colli, aveva indirizzate intorno ad essi parecchie lettere al celebre architetto sig. Luigi Poletti da cui mi furono cortesemente mostrate. Come io le vidi e mi parvero raggiungere proprio lo scopo desiderato, addimandai l’autore di poterle pubblicare per le mie stampe, ed ottenutolo io vengo senza più indugio a metterle dai miei torchi nella luce del mondo e unite nel presente libretto le offro, non solo agli stranieri, ma ai Romani medesimi che in tutte le stagioni e segnatamente in quella d’autunno potranno con questo alle mani rendere tanto utili quanto dilettevoli le brevi gite o le lumghe dimore negli amenissimi colli albani e tusculani”
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Questo invece l’”Avvertimento degli editori” della seconda edizione del libro: “Questo libro sui Colli Albani e Tusculani, che noi mettiamo oggi nelle mani del pubblico, è uno dei libri più ricercati così dai Romani come dagli stranieri, perché esaurita la prima edizione, che uscì fino dal 1844 qui in Roma dai tipi di Crispino Pucinelli (sic!), col titolo di LETTERE TUSCULANE, non potè più essere ristampato per l’assenza dell’autore di oltre venti anni da questa città. Com’egli peraltro vi potè tornare, pensò di soddisfare al comune desiderio, rivide e ristudiò i luoghi, mutò, corresse, tolse via, od aggiunse quanto occorreva per rendere fresco e del giorno d’oggi il libro che, rinnovellato nella sostanza, nella forma e fino anche nel titolo, può dirsi veramente un nuovo libro. Il quale vorrà essere, come fu sempre, un piacevole e caro compagno egualmente dei villeggianti che dei visitatori, nostrani o stranieri, di quei deliziosissimi colli.
Noi pertanto non lo raccomandiamo ai Romani che se lo conoscono per la prima stampa, tanto più lo avranno in pregio rifatto dallo stesso autore; non agli stranieri che pure lo conoscono e lo encomiarono, tra gli altri, il tedesco signor Adolfo Stahr che fino al 1846 se ne giovava riproducendone parecchi brani nella sua opera in tre volumi: UN ANNO IN ITALIA (Ein Jahr in Italien).
A renderlo poi più pregevole abbiamo voluto arricchirlo di una carta topografica, di parecchie vedute, e delle peregrine foggie di vestire oggimai disusate segnatamente nelle Frascatane e Genzanesi, cosicchè le arti come le lettere si accordino insieme nel piccolo ed elegante volume ad illustrare questi deliziosissimi colli Albani e Tusculani”
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