sabato 31 gennaio 2009

Quando il Duca di York rischiò di morire, all'interno del Palazzo vescovile

Durante un pranzo con ospiti illustri

Enrico Benedetto Maria Clemente Stuart (Roma 1725 - Roma 1807), figlio di Giacomo Edoardo Stuart, Giacomo III, pretendente al trono d’Inghilterra, fu vescovo di Frascati dal 1761 al 1803 e risiedette nella Rocca, attualmente detta “Palazzo vescovile”. E fu proprio nel Palazzo vescovile che un giorno di settembre del 1775, durante un pranzo in onore di ospiti illustri, lui e tutti i commensali furono vittime di un curioso incidente che costò la vita a uno di essi.
Ecco il racconto fattone dall’Arciprete Nicola Seghetti, che non a caso si firma “Parroco redivivo”, così come riportato dal Prof. Pietro Bindelli nel suo bel libro, "Enrico Stuart Cardinale Duca di York” pubblicato nel 1982 dall’Associazione Tuscolana “Amici di Frascati”.
“Nell’anno 1775, il giorno 23 settembre, mentre il Serenissimo ed Eminentissimo Signor Cardinale Duca di York, Vescovo Tuscolano, era seduto a mensa nella rocca vescovile, insieme con l’Eminentissimo e Reverendissimo Cardinale Orsini, gli Ill.mi e Rev.mi Signori Simonetti, canonico della Basilica Vaticana, che in mattinata era stato ordinato suddiacono, il vicario generale Domenico Volpi, l’abate Rocco Angelelli, il Rev.mo Negri Rettore di S. Maria di Capocroce, il Cappellano Don Giovanni Landò, il Segretario privato Reverendo Gandolfi, Don Bruni maestro delle cerimonie e me che scrivo; verso le 13,30, all’improvviso si è spaccato il grande trave che reggeva il pavimento della sala da pranzo e tutti insieme, dall’altezza di cinque metri, siamo caduti sotto, nel grande atrio, dove stavano le carrozze, quasi completamente coperti di tavole, laterizi e travi, e di tutti i mobili che ornavano la stanza.
Fummo estratti semivivi. Il Segretario Gandolfi morì dopo due giorni; Don Bruni soffrì per molto tempo nella tibia e io fino al sette dicembre seguente restai incerto della vita e soffrii poi molto ai piedi, alla testa, agli occhi, essendo rimasto cieco per alcuni giorni. Naturalmente saremmo dovuti tutti morire se non ci fosse stata una particolare protezione della beata Vergine.
Tutta la città si mosse alle grida e alle lacrime e sollecitamente accorse sul posto perché non restassimo soffocati dalla polvere e dal cemento.
Per tre giorni fu reso pubblico ringraziamento a Dio. I cardinali riportarono lievi contusioni, gli altri maggiore danno.
Io ho scritto questa memoria in perenne gratitudine.
Nicola Seghetti, Arciprete, Parroco redivivo”.
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