venerdì 26 dicembre 2008

Tra Palazzo Farnese e il Pantheon

A spasso per il centro di Roma

In fondo anche Roma si trova … nei “dintorni di Frascati” e quindi può essere a buon diritto ospitata in queste pagine, cosa che farò dando qualche informazione su due opere monumentali fra le più belle della capitale, mèta quest’oggi di una passeggiata nel corso della quale ho scattato le due foto qui riprodotte, messe a confronto con le incisioni di Giovan Battista Piranesi (Mogliano Veneto 1720- Roma 1778).
La prima delle due opere è Palazzo Farnese, il cui committente fu, nel 1513, il cardinale Alessandro Farnese e cioè il futuro papa Paolo III che tanto fece per il riassetto urbanistico di Frascati.
L’incarico di progettare il palazzo fu affidato all’architetto Antonio da Sangallo il Giovane che iniziò i lavori di costruzione nel 1514. Questi furono però interrotti a causa del sacco di Roma del 1527 e ripresero ben 14 anni dopo, nel 1541, quando il cardinale era nel frattempo diventato papa e Ranuccio, uno dei due figli ai quali erano destinati i due appartamenti in cui doveva essere diviso il palazzo, era morto. Questo evento consentì al Sangallo di modificare il progetto, unificare alcuni ambienti e spostare una scala interna lasciando così spazio per la realizzazione della sala d’Ercole alta ben due piani. Nel 1546 il Sangallo morì e i lavori furono affidati a Michelangelo che modificò la facciata e aveva inoltre grandi progetti per la facciata posteriore, compresa la costruzione di un ponte che attraversando il Tevere avrebbe collegato il palazzo con i Giardini Farnese a Trastevere.
La direzione di Michelangelo durò però solo tre anni, fino alla morte di Paolo III nel 1549 che segnò un’altra lunga interruzione dei lavori. Questi ripresero solo nel 1565, grazie a Ranuccio Farnese, nipote del defunto pontefice, con la direzione dei lavori affidata al Vignola. Altri dieci anni e altro lutto in famiglia, con la morte dello stesso Ranuccio.
Fu quindi un secondo cardinale Alessandro Farnese, anch’egli nipote del papa e suo omonimo, a far portare a termine i lavori sotto la direzione dell’architetto Giacomo della Porta.
E veniamo invece al Pantheon. Quella che si vede oggi non è la costruzione originaria: quella fu fatta realizzare tra il 27 e il 25 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, ad opera di Lucio Cocceio Aucto. Senonchè quel primo edificio, concepito come tempio dedicato a tutti gli dei, fu interamente demolito e venne ricostruito sotto Adriano tra il 115 e il 127.
L’iscrizione che ne attribuisce la paternità a M. Agrippa, terzo console, fu in realtà fatta riposizionare da Adriano ma il tempio era molto diverso dall’originale, a partire dall’orientamento che con la ricostruzione fu invertito ponendo l’ingresso verso nord mentre nella costruzione originale era orientato a sud. Nel 608 l’imperatore bizantino Foca donò l’edificio al papa Bonifacio IV che ne fece una chiesa cristiana col nome di Sancta Maria ad Martyres in onore di ignoti martiri le cui reliquie vennero traslate dalle catacombe ai sotterranei della chiesa. Il dono fatto al papa contribuì a salvare il Pantheon dalle distruzioni medioevali.
Nel Pantheon sono inoltre sepolti i re d’Italia, Vittorio Emanuele II e Umberto I.
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