domenica 14 dicembre 2008

La "Chiesa dei Cappuccini", dove è sepolto il cardinal Massaja

Uno dei luoghi più suggestivi di Frascati

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle) La “chiesa dei Cappuccini”, con annesso convento e museo, è uno dei luoghi più belli e romantici di Frascati. Lì è sepolto il cardinale Guglielmo Massaja, che vi trascorse gli ultimi anni della sua vita scrivendo e dettando le memorie dei suoi lunghi anni di missione nel Corno d’Africa.
Guglielmo Massaja nacque l’8 giugno del 1809 (il prossimo anno si celebrerà il bicentenario della nascita) a Piovà d’Asti, oggi Piovà Massaia, e a sedici anni, nel 1825, entrò nell’ordine dei Frati Cappuccini. Nel 1846 fu consacrato vescovo con l’incarico di recarsi in Etiopia e fondare il Vicariato apostolico presso i popoli e i paesi della potente nazione Galla.
L’impresa non fu facile a causa dell’ostilità delle popolazioni locali e il Massaja dovette fare più tentativi prima di raggiungere la sua destinazione, qualche anno più tardi.
Nel corso del suo primo viaggio in Africa egli tentò di entrare in Etiopia da Massaua ma fu espulso dal Tigrè e dovette ritornare sulla costa. Da qui ripiegò ad Aden dove fondò una Missione capuccina in seguito divenuta Vicariato apostolico dell’Arabia.
Fu solo nel 1852, dopo un lungo e pericoloso viaggio attraverso l’Egitto e il Sudan, che Guglielmo Massaja riuscì a entrare in Etiopia lungo la via di Gondar e raggiungere finalmente i paesi Galla dove egli operò fino al 1863 fondando stazioni di religiosi e centri di propaganda cattolica a Lagamara nel Gudrù, ad Afallo nel Ghera e in varie zone del Caffa. Durante quegli anni egli esplorò tutto il Paese dal punto di vista geografico, etnografico e linguistico raccogliendo una serie di reperti oggi visibili nel Museo Etiopico presso il convento di Frascati.
Nel suo terzo viaggio in Etiopia, il Massaja fu catturato dalle truppe di Menelik mentre, per primo, stava percorrendo la via dello Scioa verso la Dancalia meridionale e fu dallo stesso Menelik trattenuto alla propria corte. Lì assistette e aiutò le imprese dei numerosi viaggiatori italiani, fra i quali Antinori, Cecchi, Chiarini e altri.
Nel 1879 il negus Giovanni IV chiese però a Menelik di espellere dallo Scioa il Massaja il quale andò a consegnarsi di persona a Giovanni IV e fu da questi costretto a lsaciare l’Etiopia attraverso un lungo e faticoso viaggio lungo la via del Sennar, durante il quale egli, già anziano, rischiò più volte di morire, tanto che coloro che lo accompagnavano nel viaggio avevano già costruito una bara che egli utilizzò la notte come letto e come portantina durante il giorno.
Al suo rientro in Italia il papa Leone XIII lo nominò Cardinale del titolo di San Vitale e gli chiese di scrivere le memorie della sua missione in Africa.
Nacque così l’opera monumentale “I miei trentacinque anni di missione nell’Alta Etiopia” che egli finì di scrivere e dettare a Frascati, dove si era voluto ritirare a vivere nella chiesa dei Cappuccini e dove aveva più volte dichiarato di voler essere sepolto alla sua morte.
Questa lo raggiunse il 6 agosto 1889 durante un suo breve viaggio a San Giorgio a Cremano, vicino Napoli, e le sue spoglie furono trasportate e deposte con grandi onoranze a Roma nel sepolcro della Propaganda al Verano.
Vivo era però il ricordo della più volte espressa volontà del cardinale di essere sepolto a Frascati, tanto che in città si costituì presto un comitato civico per chiedere al papa la traslazione della salma. Del comitato, presieduto dal sindaco Gaetano Valenti, facevano parte: l’Avv. Francesco Aguglia, vicepresidente; i membri Enrico Di Mattia, Gioacchino Farina, Giuseppe De Nicola, il Dr. Domenico Seghetti, il Prof. Luigi Ceci, l’ex segretario del cardinale padre Giacinto Da Troina, l’Avv. Federico Valenzani, il cassiere Angelo Cortesi e il segretario Anastasio Reali.
Il comitato riuscì nel suo intento e l’11 giugno del 1890 la salma del cardinale fu traslata a Frascati nel corso di una gran cerimonia con la partecipazione di tutte le autorità civili e religiose e di tutta la popolazione e le fu data sepoltura nella chiesa dei Cappuccini in una cripta appositamente allestita nella prima cappella entrando a sinistra, grazie alla munificenza della principessa di Sarsina.
Il successivo 6 agosto, primo anniversario della morte, presso il Duomo di Frascati si celebrò una solenne messa pontificale con la partecipazione di tutta la popolazione frascatana e di molti forestieri venuti ad onorare la memoria del cardinal Massaja.
Due anni più tardi, nel 1892, grazie alle numerose offerte raccolte dal comitato, sulla cripta dove è sepolto il cardinale si è potuto collocare un bel monumento in marmo bianco a lui dedicato, opera dello scultore Cesare Aureli. Sul basamento un altorilievo in bronzo raffigura il cardinale nello svolgimento della propria missione presso le popolazioni etiopi.
Particolarmente suggestiva è la chiesa, dedicata a San Francesco e costruita nel 1575 sui resti di un’antica villa romana principalmente a spese dell’archiatra pontificio Pietro Contugi.
Vi si arriva salendo una lunga gradinata con a sinistra un’edicola votiva, forse tra i soggetti più fotografati di Frascati. L’interno è a un’unica navata e dietro l’altare si può ammirare una tela di Girlamo Muziano raffigurante Gesù in croce con ai suoi piedi i santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova mentre ai lati dell’altare sono visibili due dipinti di Pier Leone Ghezzi raffiguranti le immagini dei santi Fedele da Sigmaringa e Serafino da Montegranaro.

BIBLIOGRAFIA
Enciclopedia Italiana Treccani, Vol. XXII, 1934
Domenico Seghetti, “Memorie Storiche di Tuscolo antico e nuovo”, 1891
Giuseppe Toffanello, “Frascati Civitas Tuscolana”, terza ediz. 1966

.

Nessun commento: