martedì 16 dicembre 2008

Alcune vedute di Frascati a cavallo tra gli anni '50 e gli anni '60

Con ancora vivi i segni dei bombardamenti del 1943 e 1944

Nella foto qui accanto un’immagine di come appariva Frascati una dozzina di anni dopo il bombardamento dell’8 settembre 1943. Si tratta di una cartolina della metà anni ’50, ancora in vendita nel 1960 (questa in particolare fu spedita il 21 gennaio di quell’anno), in cui sono ben evidenti i palazzi distrutti e non ancora ricostruiti in Piazza San Pietro e in Piazza del Gesù.
In particolare è ben riconoscibile il Bar Baioni, all’angolo tra Via Cesare Battisti e la stessa Piazza San Pietro, già riattivato con una sistemazione di fortuna subito dopo l’8 settembre e nuovamente distrutto dai bombardamenti dell’anno successivo, così come sono ben riconoscibili i palazzi davanti la Chiesa del Gesù e davanti l’ex Seminario Tuscolano, ancora sventrati e con in mostra la suddivisione tra piani e stanze dei vecchi appartamenti di prima della guerra.
Le foto più piccole mostrano un dettaglio di questi particolari messo a confronto con le foto scattate dopo il bombardamento e pubblicate nel libro “Frascati 8 settembre 1943 – 4 giugno 1944” pubblicato nel 1977 dall’allora neocostituita Associazione Tuscolana “AMICI DI FRASCATI”.
Dati inediti sul bombardamento dell’8 settembre sono riportati in un rapporto dattiloscritto redatto quello stesso giorno da tal Arthur F. Dickey, ufficiale dell’aviazione statunitense, relativo alla missione n. 166 avente per “target” FRASCATI, ITALY.
Il documento è stato esposto al pubblico nella Galleria d’Arte “Theodora” in occasione della Mostra delle stampe di Frascati e del Territorio Tuscolano, dal 15 marzo al 6 aprile scorsi, ed è ancora visibile nel catalogo della mostra stessa, reperibile presso la Galleria in Via Armando Diaz, 50.
In esso si legge che l’attacco fu portato da 37 bombardieri B-17F decollati da Capo Bon, in Tunisia, tra le 9,10 e le 9,45. Gli aerei volarono a un’altezza di 18.800 piedi (circa 6.000 metri). Arrivarono su Frascati in circa tre ore e iniziarono il bombardamento, lungo l’asse di attacco di 335 gradi, alle 12,27. Sganciarono 408 bombe da 500 libbre l’una per un totale di 204.000 libbre pari a circa 102 tonnellate.
Due bombardieri rientrarono a Capo Bon in anticipo, uno fu colpito e abbattuto su Frascati e gli altri iniziarono il rientro tra le 14,30 e le 15,04.
Nel corso dell’operazione incontrarono una forte resistenza della contraerea distruggendo 7 postazioni, danneggiandone 4 e distruggendone, “probabilmente”, altre 5 e subendo danni leggeri su 28 aerei.
Il risultato della missione venne definito: “Very successfull” e nelle “annotazioni” fu scritto che: “La città di Frascati sembra essere stata quasi completamente coperta dai colpi delle bombe. Solo piccole porzioni sembrano essere state mancate. Appaiono essere andati a segno i colpi sulle Ville Aldobrandini, Cacellotti (sic), Muti e Pallavicini. Altre ville sono state molto probabilmente colpite ma non le si è potute osservare a causa della coltre di fumo. Una grande villa non identificata, 2 miglia a sud di Frascati, è stata distrutta insieme ad altre innumerevoli residenze più piccole in quella vasta area”.
A proposito dell’aereo abbattuto il rapporto dice che “il B-17F n. 4205147 del tenente Gueriniere della 414ma squadriglia è stato colpito dalla contraerea sull’obbiettivo, un motore (visibile nella foto - n.d.r.) e un’ala si sono staccati, l’aereo ha iniziato ad avvitarsi su se stesso e poi è esploso; sono stati avvistati otto paracadute”.
In realtà su quell’aereo morirono due aviatori. Ecco in proposito un brano delle memorie di padre Alvarez (nativo del Messico, cresciuto nel Texas, dal 1936 a Roma e a Frascati dal 1942) riportate nel citato libro “Frascati 8 settembre 1943 – 4 giugno 1944”: “Mi riferirono che per la via della Macchia era caduto un aereo nel quale avevano trovato la morte due aviatori americani. Come americano, sentii un dovere particolare di provvedere alla sepoltura di quei poveri soldati, ai quali forse macherà per sempre il pianto di una madre, o di una sposa. Mi misi d’accordo con un giovane marinese che veniva ogni giorno a lavorare a Frascati e mi recai con lui al posto indicatomi. Trovammo, infatti, il quadrimotore abbattuto. Ammirammo la ricchezza del materiale e l’abbondanza delle mitragliere (56). C’erano ancora delle banane e alcune scatole di viveri bruciate per l’incendio dell’apparecchio. Un’ala con due motori era rimasta unita alla fusoliera; gli altri due motori erano stati lanciati molto lontano. Ma noi eravamo andati per seppellire i morti e non per ammirare la crudeltà dell’ingegno né tanto meno per prendere qualche cosa come bottino di guerra.
Le due salme erano già state in qualche modo coperte di terra. Una proprio viciono all’apparecchio: erano rimasti fuori alcuni pezzi della tuta da volo e un guanto; l’altra era mezzo seppellita ad una decina di metri di distanza. Decidemmo sul da farsi. Per le loro anime recitammo insieme un De Profundis, perché la carità cristiana perdona sempre generosamente anche ai nemici. Non c’era nessuno nelle case vicine. Da soli era impossibile trasportare le salme fino al cimitero; quindi le lasciammo sul posto, coprendole ulteriormente di terra. Più tardi D. Armando Buttarelli e D. Concas le esumarono e le seppellirono nel cimitero. Recentemente abbiamo potuto dare notizia di questi morti a un capitano degli Alleati, che insieme a una signora, cercava informazioni sui militari americani caduti nei pressi di Frascati il giorno 8 settembre.
Di uno di essi conservavamo la piastrina di riconoscimento: I Floyd H Lyon – 2314 Joplin ST. – Joplin MO”.

Nella seconda cartolina, spedita il 19 novembre 1956 e come stampa coeva alla precedente, in basso a destra si vede ancora in piedi l’edificio dell’Hotel Tusculum mentre l’ex-Villino Zuccàla ha già lasciato il posto a una moderna costruzione per appartamenti.
La terza e ultima cartolina, di pochi anni successiva alle prime due, mostra invece, in basso a destra, il cantiere per la ricostruzione di Villa Torlonia i cui lavori rimasero a lungo bloccati prima che l’immobile fosse rilevato e ultimato dal costruttore romano Piperno.
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1 commento:

Anonimo ha detto...

Un pezzo di storia davvero impressionante!