domenica 16 novembre 2008

Le navi romane di Nemi

La presentazione di ieri con il saluto dell'assessore Di Tommaso e l'introduzione di Gianpaolo Senzacqua


Ieri presso la Galleria d'Arte "Theodora" di Loretta Polidori, preceduta da un saluto dell'assessore alla cultura Stefano di Tommaso e da una introduzione del presidente dell'Associazione Tuscolana "Amici di Frascati" Gianpaolo Senzacqua, si è svolta la mia preannunciata presentazione sulle navi romane di Nemi (vedere anche i 4 "slideshow" nel post precedente). Le navi furono fatte costruire dall’imperatore Caligola, come sembrano dimostrare le iscrizioni presenti su numerosi tubi di piombo rinvenuti a bordo di esse. Delle due navi non c’è traccia nei testi antichi e questo si spiegherebbe con il trattamento della “damnatio memoriae” che fu riservato a Caligola dopo la sua morte e che fu probabilmente anche all’origine dell’affondamento, a questo punto non accidentale, delle navi stesse. Di esse restarono vive, per quasi due millenni, la memoria e la leggenda alimentate sia dai racconti dei pescatori, le cui reti si impigliavano spesso nei relitti dei due scafi portando in superficie reperti e suppellettili a volte molto pregiate, sia dai racconti di chi, in certi periodi dell’anno e in particolari condizioni di luce, ne aveva scorto la sagoma scura adagiata sul fondo del lago. Quattro furono i tentativi ufficiali di recupero fra il 15° e il 19° secolo: Leon Battista Alberti ci provò nel 1446 su incarico del cardinale Prospero Colonna, all’epoca proprietario di Nemi e del comprensorio circostante; nel 1535 ci riprovò Francesco De Marchi, ingegnere e studioso di applicazioni militari; nel 1827 fu la volta di un altro studioso, Annesio Fusconi, il quale fece uso della “campana di Halley” con cui riuscì a portare sul fondo del lago ben otto persone; infine, nel 1895, vi si cimentò, attraverso l’impiego di palombari, l’antiquario romano Eliseo Borghi, dopo aver ottenuto i permessi della famiglia Orsini, divenuta nel frattempo proprietaria del luogo, del comune di Nemi e del ministero della Pubblica Istruzione. Nessuno dei quattro tentativi andò in porto e tutto quello che fu recuperato furono cimeli isolati e frammenti degli scafi che in questo modo rischiarono di andare incontro a distruzione certa.

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Fu
per questo motivo che prima della fine dell’anno, sulla base di una relazione del direttore generale delle Antichità e Belle Arti, Felice Barnabei, il ministro della Pubblica Istruzione, Guido Baccelli, revocò il permesso al Borghi e chiese l’intervento del ministro della Marina Morin per la effettuazione di rilievi scientifici. Morin affidò l’incarico a Vittorio Malfatti, tenente colonnello del Genio Navale, che tra la fine del 1895 e l’estate del 1896 rilevò l’esatta ubicazione delle navi, la loro dimensione, le caratteristiche del luogo ed elaborò un ambizioso progetto di recupero che prevedeva l’abbassamento del livello del lago attraverso lo svaso di decine di milioni di metri cubi d’acqua. Ci vollero più di trent’anni e l’impegno di molti uomini illustri prima che il progetto potesse essere realizzato. Si deve infatti alle campagne di stampa e d’informazione condotte dai giornalisti Carlo Montani e Costantino Maes, dal professor Emilio Giuria, studioso e funzionario ministeriale, dall’industriale Guido Ucelli, dal senatore Corrado Ricci e molti altri ancora se nell’ottobre 1928 le idrovore messe a disposizione gratuitamente da alcune aziende dell’epoca, prime fra le quali la Costruzioni Meccaniche Riva di Milano, la Società Elettricità e Gas di Roma e la Società Laziale di Elettricità, iniziarono a pompare l’acqua all’interno del vecchio emissario del lago, appositamente ripulito e ristrutturato. Tra il 1928 e il 1932 il livello del lago fu abbassato di circa 25 metri e le due navi poterono finalmente essere recuperate con tutti i loro tesori, certo non così fastosi come quelli imprudentemente ipotizzati dal Montani, dal Maes e dal professor Giuria ma comunque importantissimi e unici nel loro genere. La cosa più mirabile erano però gli stessi scafi, molto più grandi e antichi delle navi vichinghe fino ad allora considerate i più importanti cimeli nautici al mondo. Le navi imperiali di Nemi, lunghe il doppio (70 metri) e antiche il doppio (quasi duemila anni) delle più antiche navi conosciute, vennero sistemate nel museo appositamente costruito lungo le rive del lago. Qui rimasero per otto anni, dal 1936 al 1944 quando un incendio notturno seguito a un evento bellico le ridusse in cenere privando Nemi e l’Italia di quei cimeli unici che il mondo intero aveva avuto modo di ammirare, e invidiare, dalle più importanti pagine della stampa internazionale.
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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il blog più vitale che abbia mai visto!

Anonimo ha detto...

Spero venga anche dedicata una presentazione anche alle navi minori del lago finora non menzionate.