giovedì 27 novembre 2008

Nel cuore di Frascati con le descrizioni del Dr. Domenico Seghetti

Alcuni brani del suo libro "Frascati nella natura, nella storia, nell'arte" del 1906

"PIAZZA ROCCA, adorna di una fonticina sovrastata da un rocchio di colonna, il quale, invece del capitello, sostiene un ovato di sperone con le chiavi apostoliche dello stemma della città. Vi sono al di sopra le tre pignatte dell'insegna gentilizia di Innocenzo XII (Pignatelli), e nel centro una piccola apigrafe, in memoria del privilegio concesso a Frascati da Paolo V di poter tenere in questa piazza il mercato libero in ciscun giovedì dell'anno.
La piazza è fronteggiata dall'EPISCOPIO, edificio con forma di castello medievale che mostra da questa parte il suo prospetto meno sviluppato, mentre ha le altre facciate piuttosto grandiose. Dal suo centro si eleva un'alta torre quadrangolare, da cui l'occhio può abbracciare un'ampia e bellissima veduta. Sopra l'arco una finta porta, allato dell'ingresso, è internata una epigrafe la quale ricorda come il card. Paulucci, vescovo tusculano, ottenesse da Benedetto XIV per sè e suoi successori di risiedere in questo fabbricato (di proprietà della Camera Pontificia) che egli stesso cominciò a restaurare. Sull'adito è posta un'altra iscrizione che, principalmente, tramanda ai posteri la munificenza del card. d'York il quale fece ricostruire il palazzo, dove egli era rimasto illeso, nello sprofondarsi che un di fece il pavimento della sala da pranzo.
Nel piano terreno sono disposti gli uffici della curia vescovile e la residenza del vicario generale della diocesi, od anche del vescovo suffraganeo, se vi sia in rappresentanza del cardinal titolare della sede suburbicaria. In tale appartamento ben meritano di essere osservate quattro antiche porte, dalle imposte di legno di quercia intagliate, ove sono ornati a fogliami, con orologio a polvere ed una rovere (stemma Roveriano), sormontati da cartelli recanti il nome di Lucrezia della Rovere signora del castello di Frascati nella prima metà del secolo XVI.
Nel muro della scala che conduce al piano nobile, una grande iscrizione marmorea ricorda l'accoglienza che nell'ottobre del 1802 qui fece il card. d'York a Pio VII, essendo presente Carlo Emanuele IV re di Sardegna. Le pareti della sala sono adorne di due grandi tele, ad ovatini, in cui sono ritratti tutti i vescovi tusculani. Molto decorosa è la cappella dell'appartamento cardinalizio, eretta dal card. d'York, nella quale è un bel quadro ad olio con le Tre Virtù Teologali e la Mistica Navicella di s. Pietro, opera di pennello del cav. Conca.
La prima costruzione dell'edificio si fa risalire all'epoca di Pio II (1458-'64); ed il suo migliore adattamento, quasi a fortezza, fu compiuto dal cardinale Guglielmo d'Estouteville, barone di Frascati nell'ultimo quarto del XV secolo. In seguito, il fabbricato appartenne agli altri signori del feudo, fino a Lucrezia Della Rovere, vedova di Marcantonio Colonna. Venuto poi Frascati, con titolo di città, sotto la giurisdizione immediata dei pontefici, la Rocca, passata in proprietà della Camera Apostolica, fu residenza dei maggiordomi pontifici, governatori del luogo, ed anche dimora di alcuni papi. Vi furono Alessandro VI, Paolo III, Pio IV, e Clemente VIII il quale vi datò atti importanti della Santa Sede.
Benedetto XIV offrì l'edificio in dono ai vescovi di Frascati, e da quel tempo vi si videro altri pontefici e personaggi illustri, ospiti di un sol giorno de' vari cardinali vescovi tusculani.
Due brevi e ripide stradicciuole, aperte ai lati dell'Episcopio, scendono giù alla Piazza s. Rocco. Qui, avanti all'ingresso inferiore, or fuori d'uso, del palazzo vescovile, è un'antica fonte ottagona fatta costruire nell'anno 1480 dal card. D'Estouteville.
Questa fontana ebbe un restauro nel secolo XVIII, ed altro nel 1846, allorchè venne rimossa dal piede del vicino torrione angolare dell'Episcopio, per essere posta più verso il centro della piccola piazza. Dirimpetto alla fonte sorgeva la Porta S. Rocco, già Romana, costruita a'tempi di Sisto V ed atterrata nel 1887, per dar compimento ai grandi lavori della via pensile Regina Margherita ed alla nuova sistemazione del sottostante borgo: non era un'opera architettonica veramente monumentale ma decorosa ed eretta, secondo la tradizione,, sopra disegno lasciato dal Vignola.
CAMPANILE MEDIOEVALE, unico monumento che resti a Frascati, dei tempi di mezzo. Ne fu compiuta la costruzione il 26 aprile 1305 da Andrea di Madio e da Giovanni di Giordano, per suffragio delle anime de' loro defunti, siccome è espresso nella importante iscrizione, in caratteri del tempo, la quale vi sta infissa. Questa modesta torre campanaria quadrilatera, di opera saracinesca, è a "tre ordini con quattro cornicioni a triangoli laterizi, sostenuti da mensolette di pietra. Un'edicoletta marmorea con arco tondo sta all'angolo nord-est, e con una colonnina spirale, essendo caduta l'altra. Un'altra edicola più grande, ma in peperino, dipinta da moderna e profana mano, ha l'arco ogivale e male disegnato". Il card. Micara, vescovo di Frascati, voleva dar mano ai lavori di isolamento e di restauro di questa opera architettonica; ma per l'avvenuta sua morte, il monumento è andato sempre più deteriorando".

lunedì 24 novembre 2008

Tor di Mezza Via per Frascati nell'incisione dell'abate Angelo Uggeri

L'immagine bucolica di ieri a confronto con quella cittadina di oggi

Nel suo itinerario da Roma (Porta Furba) verso Frascati e Tuscolo, intitolato appunto “Journée du Tusculum”, l'abate Angelo Uggeri vede e "fotografa" a modo suo, cioè prima disegna e poi incide, la veduta di un "reservoir d'eau", letteralmente "un serbatoio d'acqua", in sostanza un'antica cisterna, cui fa da sfondo una torre medievale.
La veduta rappresentata nell'incisione dell'Uggeri, poi acquarellata a mano, altro non è che Tor di Mezza Via per Frascati: la torre edificata a metà strada fra Roma e Frascati, all'altezza di quello che è l'odierno Grande Raccordo Anulare.
Il "reservoir d'eau" che da il titolo alla stampa dell'Uggeri è un'antica cisterna romana in opus reticulatum, per lunghi anni soggetta all'aggressione di una infestante pianta di fico che ne aveva nascosto la vista agli occhi del pubblico. E' stato con i lavori di sistemazione del parcheggio dell'Ikea che la cisterna è stata ripulita, restaurata e restituita alla vista di tutti sebbene il paesaggio circostante, come dimostra la foto qui sotto scattata questa mattina, non sia più quello dei tempi dell'abate Uggeri.
Anche i buoi, visibili nella stampa, non ci sono ormai più ma fino a non molto tempo fa, sul lato opposto della Via Tuscolana, appena passati sotto il ponte del Raccordo Anulare e subito prima del parcheggio della stazione Anagnina della metropolitana, era ancora visibile una piccola azienda agricola che ancora teneva alcune mucche rinchiuse in un recinto proprio a somiglianza di quanto avveniva oltre duecento anni fa all'epoca dell'Uggeri.
In quanto alla Tor di Mezza Via ecco cosa scrive in proposito Giovanni Maria De Rossi nel suo libro "Torri medievali della Campagna Romana" edito nel 1981 da Newton Compton Editori, dal quale è tratto il disegno qui sotto con la veduta assonometrica della torre: "L'alta torre di Tor di Mezzavia di Frascati sorge sul margine sinistro della Tuscolana, all'altezza del km 11,400, poco dopo il bivio con la via Anagnina.
Nel Medioevo la Tenuta in cui si trova la torre appartenne dapprima (secolo XIII) alla famiglia Mardoni (cui spetta forse la costruzione della torre) poi alle Monache di S. Lorenzo in Panisperna.
La donominazione di "Tor di Mezzavia", che appare nel secolo XIV, sta ad indicare la posizione intermedia lungo il percorso per Frascati.
La torre, quadrata (m 7,50 per lato) e alta circa 15 m, è fondata sui resti di una costruzione romana: la base è in scaglie di selce mentre l'alzato è in blocchetti di peperino misti a frammenti marmorei. Presenta finestre rettangolari, alcune della quali ora murate, con stipiti marmorei: sono visibili anche feritoie a vari ordini di fori per le impalcature dei singoli piani. La torre era circondata da un antemurale, in blocchetti di peperino, di cui si notano vari tratti.
Tor di Mezzavia fu trasformata in Casale-torre e fornita di un tetto a mansarda.
L'importanza dell'alta torre è data dalla sua particolare posizione a cavaliere di due strade quali la Tuscolana e l'Anagnina moderna (antica via Latina), molto sfruttate nel Medioevo".
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domenica 23 novembre 2008

Sondaggio sul chiosco in cima al Tuscolo davanti alle rovine del Teatro

Opinioni divergenti su posizione, forma e materiali della nuova struttura

Molto scalpore e più di qualche polemica ha suscitato la costruzione di un grosso chiosco in legno in cima al Tuscolo, proprio di fronte alle rovine del Teatro romano.
L'opera, realizzata con il cofinanziamento della XI Comunita Montana del Lazio "Castelli Romani e Prenestini" e dalla Regione Lazio, rientra nei lavori di realizzazione di un "Percorso archeologico-didattico-ricreativo nell'area archeologica del Tuscolo nel Comune di Monte Porzio Catone".
Secondo quanto riportato dalla stampa locale il progetto per la realizzazione del chiosco è stato approvato dal Comune di Monte Porzio Catone e dalla Soprintendenza Archeologica del Lazio e ha ricevuto il nulla osta del Parco Regionale dei Castelli Romani.
Sempre secondo quanto riportato dalla stampa locale la struttura sarà adibita a biglietteria per il primo "Percorso visita didattico-archeologico del Tuscolo": un itinerario ideato dalla Scuola Spagnola di Storia e Archeologia, che da anni sta eseguendo gli scavi nella zona del Teatro e del Foro ad esso antistante, che sarà gestito interamente dalla XI Comunità Montana e che, a partire dalla prossima primavera, offrirà ai turisti una visita guidata attraverso i numerosi reperti archeologici riportati alla luce in questi anni.
Il chiosco costituirà inoltre un presidio per la zona degli scavi e un riferimento per i turisti che vi troveranno accesso a informazioni e materiale illustrativo.
Insomma dovrebbe trattarsi di una iniziativa lodevole, munita dei permessi e delle autorizzazioni necessarie, mirata a valorizzare e rendere più fruibile il patrimonio archeologico del Tuscolo, finalmente recuperato e reso accessibile al pubblico.
Su cosa si basano dunque le numerose polemiche che sull'argomento si susseguono dall'estate scorsa, quando nello spazio di pochi giorni è stato realizzato il famoso chiosco?
Ecco alcune delle critiche mosse al progetto:
1) la posizione della struttura, ritenuta troppo centrale rispetto all'area del Foro e al Teatro stesso, la cui vista viene nascosta dal chiosco agli occhi di chi si avvicina alle rovine archeologiche. C'è infatti chi dice che il chiosco avrebbe potuto essere più convenientemente realizzato in posizione più decentrata, magari alla destra della fine della strada asfaltata che dal parcheggio sottostante sale fin sull'area archeologica;
2) la forma, simile a uno chalet dolomitico, che mal si adatta ai ruderi e alle rovine circostanti;
3) il materiale usato, pareti in legno simili a quelle delle baite montane, che stride con i marmi e la pietra delle rovine del luogo.
Sull'argomento vi invito ad esprimere il vostro parere rispondendo alle domande del sondaggio che troverete nella colonna sinistra del blog.
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RISULTATI DEL SONDAGGIO
Secondo voi, il chiosco in cima al Tuscolo davanti al Teatro ...
- Sta bene dove sta: voti 1
- E' bello così, in legno e con questa forma: voti 2
- Lo si sarebbe dovuto realizzare altrove: voti 3
- Avrebbe dovuto avere una forma diversa ed essere realizzato con altri materiali: voti 3
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sabato 22 novembre 2008

Il "Monte del Grano" nelle incisioni dell'abate Angelo Uggeri

Nella "Journée du Tusculum"

L’abate Angelo Uggeri (Gersa 1754 – Roma 1837) dedica alla “Journée du Tusculum” le 24 tavole del settimo volume dell’opera monumentale “Journées pittoresques des anciens edifices de Rome et des environs” consistente in ben 952 stampe, suddivise in 30 volumi, incise tra il 1793 e il 1810. Egli inizia il suo itinerario sull’attuale Via Tuscolana partendo da Porta Furba, che altro non è che un’arcata dell’Acquedotto Felice fatto realizzare da Papa Sisto V nel 1585, e da lì scende in direzione di Frascati. Superata la discesa che viene subito dopo il ponte che sovrasta la ferrovia Roma-Napoli, sul lato sinistro della Tuscolana, compresa fra Via Cincinnato e Via Monte del Grano, all’altezza di Piazza dei Tribuni, c’è una collinetta, chiamata per l’appunto “Monte del Grano”, che l’Uggeri rappresenta nelle tavole n. 4 e 5 della sua “Journée du Tusculum intitolate rispettivamente: “Tombeau d’Alexandre Sevère” e “Intérieur du Tombeau”. Nei secoli scorsi detta collina è risultata essere una sorta di scatola cinese dalle tante sorprese: sotto di essa fu rinvenuto un grosso sepolcro circolare, all’interno del quale fu rinvenuto un grosso sarcofago di marmo sormontato da due statue, all’interno del quale si dice sia stato rinvenuto un dei più preziosi vasi di vetro di epoca romana. Ecco cosa è stato scritto in proposito nel 1750 alle pagine 262 e 263 della Descrizione di Roma e dell’Agro Romano fatta già ad uso della carta topografica del Cingolani dal padre Francesco Eschinardi della Compagnia di Gesù: “Guardando a sinistra separato dalla via si vede un monte rotondo, denominato Monte del Grano per essere stato la maggior parte ridotto a cultura di grano, dove fu scoperta una gran camera sepolcrale rotonda, della quale ne porta il disegno Ficoroni. Qui fu ritrovata la grand’urna Sepolcrale che si conserva in Campidoglio con sopra due statute giacenti, credute d’Alessandro Severo, e di Mamea sua Madre; ma le teste non somigliano le medaglie. Un bel vaso vi fu trovato, che è nel Museo Barberino, che dicono essere d’agata, ma è di composizione di pasta, e di vetro nero, e sopra bianco, che l’artefice ridusse a cameo”. In effetti il sepolcro fu rinvenuto nel ‘500 da uno scavatore che, non essendone ancora conosciuto né visibile il portale di accesso, vi si calò dall’alto dopo aver realizzato un foro sulla sommità della cupola che lo ricopriva. All’interno del sepolcro fu rinvenuto un sarcofago di età imperiale, lungo quasi tre metri, largo oltre uno e alto quasi due e mezzo, ora conservato presso i Musei Capitolini, sulla cui copertura sono due statue in posizione distesa, una maschile l’altra femminile, che la tradizione del tempo volle attribuite ad Alessandro Severo, assassinato in Gallia nel 235 d.C., e a sua madre Mamea. In realtà la datazione del sepolcro, anteriore di circa un secolo all’epoca di Alessandro Severo, la scarsa somiglianza delle statue con le altre effigi dell’imperatore e di sua madre, e l’interpretazione delle scene rappresentate sui lati del sarcofago, attribuite alla vita di Achille, hanno fatto venire meno i fondamenti di tale attribuzione. Sempre la tradizione dell’epoca, riportata come abbiamo visto ancora due secoli dopo dall’Eschinardi, vuole, non si sa con quanto fondamento, che all’interno del sarcofago sia stato ritrovato il famoso vaso di vetro, con rilievi lavorati a cammeo che rappresenterebbero il matrimonio fra Giove, sotto forma di drago e Proserpina, a lungo conservato presso Palazzo Barberini e poi venduto, a fine ‘700, al Duca di Portland. Detto vaso, noto appunto come Vaso Portland, è ora conservato a Londra presso il British Museum ed elencato fra i trentacinque oggetti più noti in esso conservati. Sulla collina rappresentata dall’Uggeri sorgeva un’antica torre, di quelle tipiche della campagna romana, conservatasi per molti secoli e ancora visibile in qualche foto d’epoca e poi crollata all’improvviso sotto una tempeste di pioggia e vento in una notte del gennaio dell’anno 1900. Numerose sono le visite guidate organizzate dal Comune di Roma e dalle associazioni culturali della zona per visitare il Mausoleo del Monte del Grano e chi è interessato non avrà che l’imbarazzo della scelta.
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BIBLIOGRAFIA (in ordine crologico):
- Athanasio Kircher: “Latium. Id est Latii tum veteris tum novi descriptio” – Amstelodami 1671
- Francesco Eschinardi: “Descrizione di Roma e dell’Agro Romano” – Roma 1750
- Antonio Nibby: “Viaggio antiquario ne’ contorni di Roma” – Roma 1819
- Antonio Nibby: “Ricostruzione storico-topografico-antiquaria della carta de’contorni di Roma” – Roma 1837
- G. Robello: “Les curiosités de Rome et de ses environs” – Parigi 1854
- G. Tomassetti: “La Via Latina nel Medio Evo – Analisi storica” – Roma 1886
- Giuseppe e Francesco Tomassetti: “La Campagna Romana antica, medioevale e moderna” – Roma 1910-1926
- Carlo Alberto Petrucci: “Catalogo generale delle stampe … Calcografia Nazionale” – Roma 1953
- Giovanni M. De Rossi: “Torri medievali della Campagna Romana” – Roma 1981
- Romano Mergè: “Frascati sconosciuta” – Frascati 1983
- Romolo A. Staccioli: “Roma di ieri Roma di oggi” – Roma 1993
- Massimo Valenti: “Via Tuscolana” – Roma 1995
- Mara Sternini: “Il vetro. Storia, archeologia, arte, tecnica” su Archeo – Anno XI, n. 11 Novembre 1996
- Danila Mancioli: “Il mausoleo di Monte del Grano” su Forma Vrbis – Anno II, n. 1 Gennaio 1997
- http://www.comune.roma.it/ sito istituzionale del Comune di Roma
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giovedì 20 novembre 2008

Il Grande Albergo Frascati

Nella descrizione del Seghetti

Il “Grande Albergo Frascati” è la prima grande costruzione sul lato sinistro della strada che ancora oggi si vede salendo lungo l’attuale via Candido Galli.
Eccone la descrizione che nel 1906 ne faceva Domenico Seghetti nel suo libro “Frascati nella natura, nella storia, nell’arte”.
“GRANDE ALBERGO FRASCATI, costruito con disegno del Cipolla nel 1855-’56, ed ampliato in epoca recente sotto la direzione del Podesti. Sorge a m. 317 di elevazione sul mare, ed è ritenuto senza contrasto il migliore dei dintorni di Roma, come quello che per la eccellente posizione climatica, per la vicinanza della stazione ferroviaria e della città, per il profumato verde che lo circonda, può degnamente competere con gli analoghi stabilimenti di città più cospicue. Le vaste sale, le stanze nitide e numerose, allietate dalla vista della sublime pianura, della spiaggia tirrena, dei lontani monti e delle vaghe colline di Tuscolo, ed ogni migliore comodità e comfort, vi attraggono a gradevole soggiorno famiglie signorili, illustri uomini, anche stranieri, e personaggi augusti. Della dimora fattavi dal gen. Giuseppe Garibaldi nell’anno 1875 è fatta memoria dalla epigrafe collocata sull’arco che forma l’ingresso inferiore della via Zuccala.
Nel 1888 fece dilettoso soggiorno primaverile nell’albergo la principessa Federico Carlo di Prussia; e nell’estate del 1900 vi fu visto S. A. R. il Conte di Torino”.
Lo stesso autore fornisce anche una descrizione del luogo circostante prima e dopo la costruzione dell’albergo e dei fabbricati vicini: “Prima della costruzione della ferrovia Roma – Frascati compiutasi nel 1856, questa zona di terreno, già denominata S. Savina, era, come ben ricorda chi scrive, un terreno selvaggio, con fossi, ingrottamenti, dirupi ed acque vaganti. Al momento dell’apertura della via ferrata, il brutto sito, come per incanto, aveva cangiato il suo aspetto, e si vide trasformato in una spianata deliziosa con giardini, fontane, laghetti, viali, gruppi di ombrose piante e due fabbricati, l’uno piccolo in forma di chalet (odierno villino Emilia) del sig. Norsa, l’altro vasto ed elegante ad uso di caffè e trattoria (attuale Albergo Frascati). L’importante e rapido adattamento fu compiuto con gran dispendio dall’Impresa York e C. concessionaria della strada ferrata, allo scopo di dotare la città di un luogo di piacevole convegno e di svago per cittadini e forestieri. Ai diritti della compagnia York succedeva James Wilson, ed a questo signore il cav. Luigi Zuccala, e poi la vedova ed erede del compianto signore, sig.a Emma Salvatori”.
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domenica 16 novembre 2008

Le navi romane di Nemi

La presentazione di ieri con il saluto dell'assessore Di Tommaso e l'introduzione di Gianpaolo Senzacqua


Ieri presso la Galleria d'Arte "Theodora" di Loretta Polidori, preceduta da un saluto dell'assessore alla cultura Stefano di Tommaso e da una introduzione del presidente dell'Associazione Tuscolana "Amici di Frascati" Gianpaolo Senzacqua, si è svolta la mia preannunciata presentazione sulle navi romane di Nemi (vedere anche i 4 "slideshow" nel post precedente). Le navi furono fatte costruire dall’imperatore Caligola, come sembrano dimostrare le iscrizioni presenti su numerosi tubi di piombo rinvenuti a bordo di esse. Delle due navi non c’è traccia nei testi antichi e questo si spiegherebbe con il trattamento della “damnatio memoriae” che fu riservato a Caligola dopo la sua morte e che fu probabilmente anche all’origine dell’affondamento, a questo punto non accidentale, delle navi stesse. Di esse restarono vive, per quasi due millenni, la memoria e la leggenda alimentate sia dai racconti dei pescatori, le cui reti si impigliavano spesso nei relitti dei due scafi portando in superficie reperti e suppellettili a volte molto pregiate, sia dai racconti di chi, in certi periodi dell’anno e in particolari condizioni di luce, ne aveva scorto la sagoma scura adagiata sul fondo del lago. Quattro furono i tentativi ufficiali di recupero fra il 15° e il 19° secolo: Leon Battista Alberti ci provò nel 1446 su incarico del cardinale Prospero Colonna, all’epoca proprietario di Nemi e del comprensorio circostante; nel 1535 ci riprovò Francesco De Marchi, ingegnere e studioso di applicazioni militari; nel 1827 fu la volta di un altro studioso, Annesio Fusconi, il quale fece uso della “campana di Halley” con cui riuscì a portare sul fondo del lago ben otto persone; infine, nel 1895, vi si cimentò, attraverso l’impiego di palombari, l’antiquario romano Eliseo Borghi, dopo aver ottenuto i permessi della famiglia Orsini, divenuta nel frattempo proprietaria del luogo, del comune di Nemi e del ministero della Pubblica Istruzione. Nessuno dei quattro tentativi andò in porto e tutto quello che fu recuperato furono cimeli isolati e frammenti degli scafi che in questo modo rischiarono di andare incontro a distruzione certa.

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Fu
per questo motivo che prima della fine dell’anno, sulla base di una relazione del direttore generale delle Antichità e Belle Arti, Felice Barnabei, il ministro della Pubblica Istruzione, Guido Baccelli, revocò il permesso al Borghi e chiese l’intervento del ministro della Marina Morin per la effettuazione di rilievi scientifici. Morin affidò l’incarico a Vittorio Malfatti, tenente colonnello del Genio Navale, che tra la fine del 1895 e l’estate del 1896 rilevò l’esatta ubicazione delle navi, la loro dimensione, le caratteristiche del luogo ed elaborò un ambizioso progetto di recupero che prevedeva l’abbassamento del livello del lago attraverso lo svaso di decine di milioni di metri cubi d’acqua. Ci vollero più di trent’anni e l’impegno di molti uomini illustri prima che il progetto potesse essere realizzato. Si deve infatti alle campagne di stampa e d’informazione condotte dai giornalisti Carlo Montani e Costantino Maes, dal professor Emilio Giuria, studioso e funzionario ministeriale, dall’industriale Guido Ucelli, dal senatore Corrado Ricci e molti altri ancora se nell’ottobre 1928 le idrovore messe a disposizione gratuitamente da alcune aziende dell’epoca, prime fra le quali la Costruzioni Meccaniche Riva di Milano, la Società Elettricità e Gas di Roma e la Società Laziale di Elettricità, iniziarono a pompare l’acqua all’interno del vecchio emissario del lago, appositamente ripulito e ristrutturato. Tra il 1928 e il 1932 il livello del lago fu abbassato di circa 25 metri e le due navi poterono finalmente essere recuperate con tutti i loro tesori, certo non così fastosi come quelli imprudentemente ipotizzati dal Montani, dal Maes e dal professor Giuria ma comunque importantissimi e unici nel loro genere. La cosa più mirabile erano però gli stessi scafi, molto più grandi e antichi delle navi vichinghe fino ad allora considerate i più importanti cimeli nautici al mondo. Le navi imperiali di Nemi, lunghe il doppio (70 metri) e antiche il doppio (quasi duemila anni) delle più antiche navi conosciute, vennero sistemate nel museo appositamente costruito lungo le rive del lago. Qui rimasero per otto anni, dal 1936 al 1944 quando un incendio notturno seguito a un evento bellico le ridusse in cenere privando Nemi e l’Italia di quei cimeli unici che il mondo intero aveva avuto modo di ammirare, e invidiare, dalle più importanti pagine della stampa internazionale.
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Le Navi di Nemi: la presentazione di ieri alla Galleria d'Arte "Theodora"

Quella nei video qui sotto è la documentazione presentata ieri, suddivisa e articolata come segue:

PRIMA PARTE: Introduzione; bibliografia, primi tentativi di recupero; i rilievi e il progetto di Vittorio Malfatti; la riattivazione dell'antico emissario; lo svaso dell'acqua.

SECONDA PARTE: Il recupero della prima e della seconda nave; le prime scoperte archeologiche; l’alaggio delle due navi.

TERZA PARTE: L’attribuzione delle navi all’imperatore Caligola; bronzi, mosaici, colonne, vasellame e altri reperti recuperati a bordo degli scafi e sul fondo del lago.

QUARTA PARTE: L’aspetto presunto delle navi; la loro sistemazione all’interno del museo; l’incendio del 31 maggio 1944; Nemi oggi.

Per vedere i video cliccare sulla freccia in basso a sinistra in ognuno di essi

video... VIDEO ... video

PRIMA PARTE (durata 6'44") ..................................................................... SECONDA PARTE (durata 5'32")


video... VIDEO ... video
TERZA PARTE (durata 3'33") ......................................................................... QUARTA PARTE (durata 2'51")

venerdì 14 novembre 2008

Le lettere di Giuseppe Garibaldi conservate nell'ufficio del sindaco

Inviate ad Antonio Middei "mercante di fragole"

A Palazzo Marconi, incorniciate e appese a una parete nell'ufficio del sindaco, esistono tre lettere autografe di Giuseppe Garibaldi. Tutte e tre sono indirizzate ad Antonio Middei che, come testimonia l’indirizzo in una busta, l’unica arrivata fino a noi delle tre lettere, è un “mercante di fragole” residente a Frascati (a tale proposito è curioso rilevare come ancora oggi a Nemi vi siano un ristorante e una frutteria Middei famosi per le ben note fragoline di bosco).
Due delle tre lettere sono state scritte da Civitavecchia nell’estate del 1875, precisamente il 22 luglio e l’8 agosto, quindi in un periodo immediatamente successivo al soggiorno di Garibaldi a Frascati dal 23 maggio al 10 luglio di quello stesso anno. La data si ricava più facilmente dal timbro postale sull’unica busta pervenutaci delle tre, che non dalla calligrafia del generale. In entrambe le lettere si fa riferimento a delle fragole ricevute in omaggio da Garibaldi: “Grazie per l’invio gentile delle fragole” è scritto in quella dell’8 agosto; “Ho ricevuto il prezioso dono delle fragole e ve ne sono ben grato” era invece scritto in quella del 22 luglio.
Nella terza lettera, scritta da Caprera il 15 dicembre 1877, il “Caro Middei” è diventato “Caro Antonio”. Tale circostanza sembra testimoniare un rapporto evidentemente consolidatosi nel tempo e non si parla più né di fragole né di dono o gentile invio: “Caro Antonio, grazie per i bellissimi erbaggi. V’invio .2. scudi e vi saluto. Vostro G. Garibaldi” scrive l’illustre personaggio ad Antonio Middei. Era infatti capitato che, stabilitosi a Caprera, Garibaldi aveva iniziato a sperimentarvi l’attività di agricoltore e questo sembra poter spiegare sia l’invio degli erbaggi al posto delle fragole, sia il versamento dei due scudi a pagamento di una fornitura presumibilmente commerciale come quelle che nel frattempo dovevano aver iniziato a sostituire gli omaggi che il “mercante di fragole” era solito fare all’eroe a riposo.
In questa lettera, scritta a oltre due anni di distanza dal suo lungo soggiorno presso il Casino Wilson, Garibaldi aggiunge: “Mando un saluto all’eccellente popolazione di Frascati”, a evidente dimostrazione e conferma del buon ricordo che egli, pur trascorsi due anni, tuttora conservava del calore e della simpatia a lui manifestati dalla cordiale popolazione frascatana.



martedì 11 novembre 2008

A passeggio tra le rovine del Tuscolo. Un video lungo l'itinerario del Canina

Tratto dalla Pianta Topografica riportata nel suo libro del 1841

Quello qui sotto è il video di una presentazione che ho tenuto lo scorso 13 settembre presso la Galleria d'Arte "Theodora" di Loretta Polidori, in questi giorni sede di una eccezionale mostra di pittura contemporanea.

VIDEO (clic sulla freccia) --->>
video

Introdotta da Gianpaolo Senzacqua, presidente dell'Associazione Tuscolana "Amici di Frascati", la presentazione è consistita nella proiezione di un itinerario figurato tra le rovine del Tuscolo attraverso le immagini tratte da vecchi libri e pubblicazioni, cartoline d'epoca e foto di oggi, commentato a voce con qualche notizia, informazione, dato storico e, perchè no?, qualche ricordo d'infanzia.
Il percorso svolto è quello tracciato nella "Pianta Topografica del Tuscolo", pubblicata nel libro del Canina del 1841, e articolato come segue: partenza dall'Anfiteatro (posto sotto l'ultima curva a sinistra della strada asfaltata proveniente da Grottaferrata e da non confondere con il più noto "Teatro", soggetto di innumerevoli cartoline d'epoca antica e recente); un tratto della Via dei Sepolcri, fin sotto la cosiddetta Villa di Tiberio; la piana dove sorgeva la Città; il colle esterno ad essa, con la Necropoli dove sono stati individuati i probabili resti della Chiesa di Sant'Agata, possibile sepoltura di San Nilo, mortovi il 26 settembre 1004; i resti del Foro; il Diverticolo verso la Via Labicana, con le rovine del Castello dell'Acqua e il posto dove fino a qualche anno fa sorgeva l'unica fontana di epoca romana rimasta ancora attiva nella zona; il Teatro riportato alla luce durante gli scavi voluti da Maria Cristina di Savoia, vedova di Carlo Felice; la Cisterna Arcaica, posta al di sopra del Teatro, e infine la Rocca, distrutta e rasa al suolo dai romani il 17 aprile 1191, come era già accaduto alla sottostante Città poco meno di venti anni prima, nel 1172.

lunedì 10 novembre 2008

Treno Tropea - Una gita a Frascati

Scritti d'altri tempi (1885)

“Treno tropea, una gita a Frascati” (tropea sta per sbornia) è un volumetto di 96 pagine scritto da tal Luigi Palomba e pubblicato a Roma nel 1885 da Edoardo Perino, editore, nel proprio Stabilimento Tipografico di Vicolo Sciarra 62.
Nel libro si narra di un certo Checco Specchietti, il quale, avendo vinto una cospicua somma al gioco del lotto, decide di invitare a sue spese parenti e amici tutti a una gita domenicale a Frascati.
Nel primo capitolo, riprodotto qui appresso, sono descritti i
“preliminari” della gita.
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PRELIMINARI

Non è celere, rapido, espresso, internazionale, né della valigia delle Indie, questo treno di cui mi propongo parlare, ma soltanto il più ameno, forse, il più divertente di quanti altri vadano fischiando e affumicando il mondo.
Anzi che descrivere vagoni, locomotive e ameni luoghi, è bene farsi un’idea del come si organizzino queste gite molto festive, da Roma Frascati e viceversa, fra persone di diverso sesso e condizione.
Checco Specchietti, per un esempio, ha vinto al lotto col settantuno e l’ottanta ar posto (eletti) nientemeno che la bagatella di cento settanta scudi e rotti.
Dalla gioia, non cape più dentro la sua pelle. Gli sembra di essere diventato Torlonia, e prova come un bisogno di estrinsecare la sua prodigalità, l’affetto che nutre per i parenti e gli amici, invitandoli tutti a seguirlo a Frascati, l’indomani, domenica, in una gita che si farà a sue spese.
Dire l’entusiasmo che questo lieto annunzio genera negli invitati sarebbe cosa al di sopra del possibile.
- Davvero! Me ce portate puro a mme sor Checco?
- Ah – s’avemo da fa poche risate!
- Figurete a vvéde er sor Terenzio annà sur somaro!…
- E la sora Petronilla, che v’ha ffatto co quello straccio de ….? sapé come cavarcherà bbene…… parerà proprio miselle (miss Ella).
- Però gente mia bisogna ‘nformasse bbene indove c’è er vino bbono; come puro, bisognerebbe véde de pijà na camera, perché se sa co ttante donne, ce po esse quella che…. O ppe na cosa o ppe n’antra…. Me capischi?….
- E cquesto è n’dubbitato. Na stanzia ce vò come er pane…
- Se pijerà tutto, nun penzate. Le cose se fanno bbene o gnente; quanno uno ha d’annà pe tribbolà è mejo che se ne stii a casa sua.
- Ggià figurete cor sor Checco, accusì grandioso ‘nde le cose sue, si je mette pensiero de buttà na piastra o dua de ppiù.
- Dunque allora, pe adesso, damese la bbona notte, e domani a mmattina per carità nun famo buggiarate, sapé? A ppunta de ggiorno avemo da esse tutti ‘n piedi.
- Ma vvòi nun dubbitate. Figurateve che io sapè che ffo pe nun famme gabbà dar sonno? Quanto me lego con no spago na cianca bbene bbene a la zampa del letto, accusì…
- Io me faccio svejà dar compare Pippo, che llui, cor sonno, ce fa come je pare.
- Addio dunque padron Checco. Io nun v’aringrazio sapè?
- Ringrazzià? De ché?
- Addio.
- Bona notte.
- Ariposate bbene.
- Bona sera.
Fuori dal portoncino della casa di Specchietti uno degli invitati dice agli altri:
- Che voressivo gnente gnente annavene a lletto accusì come le bbestie, senza bbevésse manco na fojetta?
- No davvero! Nun sia mai!
E infatti si entra regolarmente e in massa nella prima osteria, dove si continua a prognosticare allegramente della grande giornata di domani, fino quasi a mezzanotte.
Altre di queste partite si organizzano la sera del sabato fra amici non romani, e si compongono per lo più d’impiegati, negozianti, intraprenditori.
- Sai… osa s’ha a ffare? Domani s’ha andare a Frascati.
- Oh mi no vegno, go paura de ciapar una bala.
- Ch’am fassa ‘n po’l piasì!
- Si, si, perché capiscelo, xe fasile a imbriagharse quando el vin xe bòn, e a Frascati el vin non xe solo bòn, ma strabòn.
- Tutto …uello …he vvole, ma non c’è mi…..a bisogno poi di mettercisi a …orpo morto. Oh vvah!
- Ma un om parei de chiel! Tajoma curt, dunque a che ora andiamo?
- Toh! …oll primo treno …osì ci godiamo tutta la giornata….
- Ch’am perdona, ma cousta l’è madornal. Alzarsi così di buon mattino per andarsi a disvertire… dabon….
- El ga ragion lu. Andemo quando el sol xe alto!…. Cosa voleu andar ciapar l’aguazo a la matina e rovinarve la salute?
Basta, dopo una mezz’ora di discussione l’opinione dell’etrusco la vince su quella degli altri, e la gita viene fissata per le sei e quaranta.
- Felise note compari. Ve saludo.
- Buon riposo.
- Arvedsse.

* * *

A Frascati, e di domenica, non manca mai neppure l’idillio. Leggete infatti questa letterina che, dal profumo che emana, si capisce subito quale mano gentile possa averla vergata:
“ Bebè.
“ Dimani sento come un bisogno di amarti non come sempre… ma sotto l’ombra di una quercia secolare o anche sulle rive fresche e ridenti dei laghi di Nemi e di Castelgandolfo.
“Vuoi farmi felice conducendomi a Frascati?
“T’aspetto quindi, tutta bella per piacerti, a mezzogiorno preciso, facendoti come vedi, anche il sacrificio di levarmi prima delle undici, ora in cui, tranne momenti di vero entusiasmo, sono accostumata a fare il secondo sonno.
“Tua Ninny.


L’aurora del gran giorno sorge limpida e dorata come poche altre se ne videro nell’anno.
La comitiva di padron Checco, meno il sor Fulgenzio, il mignattaro, è già tutta riunita dentro il caffeuccio detto de li Pompieri.
Sono undici persone fra maschi femmine e ragazzi, e tutte, uniformemente, bevono, sorseggiandolo, il sagramentale caffè co lo schizzo.
- Guarda che occhi imbabolati che ci ha er sor Pietruccio.
- Eh sfido co cquella sbronza che ci aveva ier sera…
- Avea bbevuto?
- E mmanco poco!
- Sora teta, ce sete ita mai a Frascati?
- Sì quanno sposari er primo marito. Ma allora nun c’era mica er Vapore. Noi ci annassimo co na carrettella, che el ride che se facessimo nder ritornà a Rroma, nun potete crède. Figurateve che puro li cavalli s’erano mbriacati. Oh che bbellezza! Me n’aricorderò fin che ccampo.
- E sur vapore nun ce sete mai stata?
- No, che c’è pavura?
- Pavura de che?
- E’ vvero che in d’un punto se rimane a lo scuro?
- Già quanno se passa er tunnel, che vedrete sì che bellezza è. Fateve conto na grotta come a Testaccio, lunga lunga che nun finisce mai. Vedreto li ddrento er vapre come sbuffa pe ttirà vvia; nun fa antro che ffà – buff buff.
- Madonna mia, nun me lo dite! Nun me lo dite! Nun me ce fate penzà, sinnò è ccapace che da la pavura…
- Ma nun c’è ppericolo - prende a dire il sor Fulgenzo, il mignattaro, che finalmente è venuto, e che, da uomo che sa e conosce, spiega a questo modo che cosa sia un tunnel -.Lì, v’avete da figurà che se stà più siguri de casa vostra; perché che ve penzate che ssia? Nun è antro che na montagna, tutt’assieme, che l’architetti je impicciava, e allora disseno: - te buggiaramo noi! – e quanto je feceno un bucio che come vedrete j’ariesce da parte a pparte.
- Quante invenzioni ar giorno d’oggi!
- Ma quello llì che dè? – seguita a dire Fulgenzio – Averessivo da vède qualle ch’anno fatto nde l’arpi de le montagne de l’arta Itaja. Ce se sta drento tre giorni e tre notti…
- Ma tu l’hai visto? – domanda mastro Checco all’interlocutore.
- Io no, ma cchi me l’ha ddetto lo po sapè.
- Ah… perchà me credevo che ce fussi stato…
Dopo qualche cicchetto, preso, oltre il caffè con lo schizzo, e altre chiacchiere, presso a poco come quelle che abbiamo inteso, invidiati da tutto il vicinato e dagli avventori del caffeuccio, i nostri viaggiatori si avviano pedestri verso la stazione di termini.
Là giunti, trovano appunto che in quel momento il bigliettaio sta aprendo lo sportello.
Checco, l’anfitrione, il comandante in capo della baraonda, urtando e aprendosi un varco tra la folla a forza di gomitate, con un slancio degno di miglior causa, caccia la testa dentro il finestrino urlando:
- Unnici terze pe Frascati, annata e aritorno.
La voce dell’impiegato, che non si vede, risponde con l’enunciare l’importo totale dei biglietti, che Checco, non troppo abituato a maneggiare di grosse somme, combatte un pochino a versare, provocando con tale lentezza parecchi atti d’impazienza da parte di quelli che ha di dietro.
Finalmente rifacendosi la strada con gli stessi argomenti di prima, felice della conquista, Checco raggiunge i suoi, i quali, incominciavano già a impensierirsi del suo ritardo temendo di perdere il treno.
- A vvoi, ecco fatto! Ognuno se pij er su bijetto, e abbadate de nun perdevelo, sinnò l’avemo fatta bbona.
Sorvoliamo sulle difficoltà di prendere posto nella vettura di terza classe, e sulla gravve questione di far montare il predellino al sensale Terenzio e alla immensa Petronilla; due personaggi che a dir poco pesano un per l’altro un quintale abbondante.
Il fischietto acuto del capo treno, la campanella della stazione e quella specie di urlaccio nasale e rauco della locomotiva impressionano maledettamente l’animo vergine di ogni sorta di progressi scientifici e meccanici della sora Teta, la quale chiudendo gli occhi non trova di meglio che recitarsi mentalmente un paio di giaculatorie.
Gli altri invece più abituati, o per lo meno ardi­mentosi, se la divertono un mondo spassandosi a dire:
- Accipicchia si cche straccio de fughenzia!
- Si s’aribartassi, nun sia mai, de sto passo er pezzo più grosso sarebbe l’orecchio.
- Lo poi di fforte che je dà der gajardo sto fochista. Dev’esse romano?….
- A sora Teta, nun avete pavura! Che sserve che spaternostrate, tano si avemo da fa er capitommolo è llo stesso.
Mariuccia e Petruccio, gli unici giovani e belli della compagnia, non si capisce per qual forza d’attrazione, si trovano vicino, e se non sbaglio di quando in quando tra di loro parlano piano.
- Si cche bellezza sti prati!
- Guarda si cquanto è bello quer somaro!
- E quella vacca che t’ha ffatto?
- Si cchè pavura hanno avuto quelli poveri cavallucci de nojantri? Guarda si ccome scappeno.
- Poverelli, sfido io! Vedeno sto cosone che butta foco e ffume, e diranno ‘ntra de loro – Cchedè sto f….. tenemese un po’ ar largo.
- Quello llì chedè compare?
- Quello, è er telefino pe mannà a scrive le notizie da Roma a Frascati, a Mmarino e ‘n tutte l’antre parte der monno.
- Che bellezza ch’è er viaggià! Se n’impareno sapè de cose nove?
- Guarda quer bojaccio de farco che sse vorrebbe lavorà quer povero passeretto. Eh! Avecce n’archibbucio je vorrebbe ‘mparà io a ffa er prepotente. Ce se sa mmette co cquello che è accusì ciuco?
Queste sono le uniche osservazioni che la squallida ma artistica campagna romana ispiri ai nostri borghesissimi viaggiatori.

* * *

- Ciampino! Cinque minuti di fermata!
- Che c’è ‘n paese?
- No c’è Ciampino, de dove, si sse volessi, se poterebbe annà gnentedemeno che ‘nsinenta a Mmarino.
- Sor cosetto, se po scegne ‘n tantino che avrebbe da fa ‘n servizzio?
- Faccia presto però.
Checco discende infatti dal vagone e si avvia verso la staccionata. Ma non l’ha raggiunta che il guarda freno grida:
- Partenza!
Lui, Checco, senza pensare neppure più al suo servizio si precipita verso il treno.
I suoi compagni da dentro il vagone, presi come da uno sgomento gli gridano:
- Presto! Per carità!
- Currete.
- Nun ve fate male!
Aiutato un po’ dagli amici e un po’ dall’impiegato, che lo spinge dalla parte di dietro, Checco riguadagna il suo posto, ma entrando nel vagone urta non si sa dove e riporta una non leve ficozza al cappello, nuovo nuovo, quello proprio delle feste.
La sora Teta gli dice per consolarlo:
- Nde la disgrazzia avete avuto fortuna.
E lui:
- De ste fortune che ccosteno venti pavoli dar cappellaro, nun so che fammene.
Rimesso il treno in movimento Mariuccia, tutta ingenuità, domanda a Pietruccio:
- C’è ttempo a entrà in quer sito che se stà a l’oscuro?
E lui:
- Ce semo……
Imboccato il tunell, teta non può trattenere un grido di spavento, Petronilla chiude gli occhi per non vedere; Mariuccia sta ferma mentre Pietruccio, a quanto sembra, non fa altrettanto.
Il compare Pippo, che per chi non lo sapesse è un balbuziente fenomenale incominciata l’oscurità tenta di dire:
- A….a….a….a….a….a – e solo quando tutti rivedendo la luce gridano un – manco male! – che esce loro dal cuore, egli arriva a finire la parola: - ccidenti!

domenica 9 novembre 2008

Un ricordo della vecchia Frascati - Tuscolo, gara automobilistica in salita

Che si è corsa dal 1955 fino agli anni'70


VIDEO (clic sulla freccia) --->> video

Un ricordo di tutti i frascatani che hanno la mia età, e forse anche qualche anno di più, è senza dubbio la corsa automobilistica Frascati Tuscolo che, se non sbaglio, si è corsa dal 1955 fino agli anni ‘70. La gara si chiamava “Trofeo Venturi” e si partiva con le Fiat Abarth 595 cc e, passando per le Lancia e Alfa Romeo Zagato e altre marche ancora, si arrivava fino a qualche Ferrari Gran Turismo.

Tra i piloti, molti appassionati e qualche professionista, anche Ignazio Giunti che, sempre se non sbaglio, vinse la corsa, o almeno arrivò primo nella sua categoria, nel 1963 su una Giulietta Alfa Romeo. Parliamo di quell’Ignazio Giunti, giovane e promettente pilota arrivato poi alla Ferrari che, nato a Roma nel 1941, morì non ancora trentenne a Buenos Aires nel 1971 durante una gara prototipi finendo contro la Matra che Jean-Pierre Beltoise, rimasto senza carburante, stava spingendo a mano in piena curva.

Nel video qui sopra il percorso di gara della Frascati Tuscolo.

giovedì 6 novembre 2008

Il quartiere dei "Villini" con i suoi grandi alberghi

Ai lati dell'attuale Via Candido Galli

Questa bella foto stampata a Berlino nel 1908 ci mostra la scalinata di Villa Torlonia con, sullo sfondo guardando Roma, il Villino Sciolla in primo piano (poi divenuto l’Hotel Tusculum), il Grand Hotel Frascati, più in basso sulla sinistra, e la torretta merlata del Villino Zuccala, che si intravvede appena, ancora più in basso oltre il tetto del Villino Sciolla.
La cosa che più sorprende è l’assenza quasi totale di altre costruzioni, a perdita d’occhio fin verso la Capitale.
In basso, alla fine della scalinata si vede bene l’attuale … “vialone di Villa Torlonia” e ancora più in giù, proprio di fronte al Villino Sciolla, il muraglione di contenimento fatto realizzare dalla famiglia Torlonia per delimitare e sostenere il parco della propria villa rispetto alla strada sottostante, in quell’epoca chiamata “Via Romana”.
Questo specifico luogo, con il muraglione e i suddetti tre villini, è particolarmente ben descritto dal Dottor Domenico Seghetti nel suo libro del 1906 “Frascati nella natura, nella storia, nell’arte”.
Ecco cosa scriveva in proposito il Seghetti:
“Al termine del giardino pubblico, la via Romana costeggia il muraglione della villa Torlonia eretto dalla nobile famiglia proprietaria nel 1844 a sostegno del terreno sovrastante e decoro della città, come è espresso nella epigrafe: MARINUS TORLONIA BERCENNI DUX ET ANNA SFORTIA EIVS VXSOR (sic) MURO CONTRA LABEM MONTIS EXTRUCTO DOMO ET RVDERIBVS EGESTIS LIBERIOREM LAETITIOREMQVE IN VRBEM ET TVSCVULANVM SVVM PROSPECTVUM FECERVUNT – ANNO MDCCCXLIV”.
Tale opera muraria è stata proseguita di recente dal duca don Leopoldo Torlonia fino all’imbocco del nuovo tratto della via provinciale per Grottaferrata, nel qual punto sta l’ingresso inferiore della villa. La seguente iscrizione lo ricorda: “LEOPOLDVS TORLONIA DVX VT NOVAE VIAE ET LOCI COMMODITATI ET PVLCHRITVDINI PROSPICERET LVCVLLANVM SVVM DISIVUNXIT MVRVM CONDVXIT MAIORVUM MVUNIFICIENTIAM IMITATVS – A. D. MCMIII”.
Di fronte al muraglione, là dove è la prima epigrafe, si aprono tre lieti vialetti: il primo conduce alla stazione della ferrovia; il secondo, viale Mancini (quello che ora entra nel giardino dell’istituto bancario che sorge nella costruzione dell’ex-Risorante Spartaco – n.d.r.), si dirige all’ingresso secondario del Grand Hotel Frascati, per sboccare nella via Romana; per il terzo (l’attuale Via Candido Galli), denominato via Zuccala, si accede alla vila omonima ed all’entrata principale del suddetto albergo. Questo ameno stradoncino rettilineo bipartisce una zona di terreno dove sono parecchi villini tra i quali, per la sua eleganza, è ammirato il VILLINO SCIOLLA che offre il suo miglior prospetto e un nobile ingresso lungo il viale Mancini, ed è decorato con profusione di stucchi sopra disegno dell’architetto Quarani. Contigua la delizioso giardino di questa villetta, si trova la VILLA ZUCCALA, veramente incantevole. Di contro al suo grazioso adito, svelta e tutta adorna di colonnine, fregi e cornici in terra cotta di color rosso, sorge la palazzina, architettata dal Carnevali. Il fabbricato, cui aggiungono giocondità le sue logge, l’ampio e ognor fiorito verziere e le lunghe pergole, è posto su di un rialto che domina la prossima stazione ferroviaria e gli permette di godere da ogni parte magnifiche vedute.
A contatto con la villa Zuccala vedesi il GRANDE ALBERGO FRASCATI, costruito con disegno del Cipolla nel 1855-’56, ed ampliato in epoca recente sotto la direzione del Podesti. Sorge a m. 317 di elevazione sul mare, ed è ritenuto senza contrasto il migliore dei dintorni di Roma, come quello che per la eccellente posizione climatica, per la vicinanza della stazione
ferroviaria e della città, per il profumato verde che lo circonda, può degnamente competere con gli analoghi stabilimenti di città più cospicue. Le vaste sale, le stanze nitide e numerose, allietate dalla vista della sublime pianura, della spiaggia tirrena, dei lontani monti e delle vaghe colline di Tuscolo, ed ogni migliore comodità e comfort vi attraggono a gradevole soggiorno famiglie signorili, illustri uomini, anche stranieri, e personaggi augusti".