domenica 28 dicembre 2008

A Monte Porzio Catone la XI Mostra Internazionale dell'Arte Presepiale

Presepi da tutto il modo visibili fino al 6 gennaio 2009

(Cliccare sulla mappa per ingrandirla) Chi volesse vedere dei bei presepi può andare a Monte Porzio Catone, dove fino al 6 gennaio è in pieno svolgimento la XI Mostra Internazionale dell’Arte Presepiale. I presepi sono esposti in quattro punti della città: 1) presso l’Ephebeum; 2) presso l’Oratorio del SS. Sacramento; 3) presso il Duomo; 4) presso il Museo del Vino. Particolarmente suggestivo il presepe scenografico esposto nel Duomo, ispirato agli acquarelli di Ettore Roesler Franz ed ambientato a Roma nei pressi del Portico d'Ottavia. La mostra, inaugurata lo scorso 7 dicembre, è organizzata dal “Gruppo Amici del Presepe – Monte Porzio Catone” in collaborazione con la Provincia di Roma, il Comune di Monte Porzio Catone, la Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini, la Confraternita del SS Sacramento e la Nuova Pro Loco Monte Porzio Catone.
Gli orari sono i seguenti: Feriale, ore 16,30 – 19,00; Semifestivo, ore 10,00 – 12,30 e 16,00 – 19,00; Festivo, ore 9,30 – 13,00 e 15,00 – 19,30.
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RASSEGNA FOTOGRAFICA DI ALCUNI DEI PRESEPI IN MOSTRA
(questi sono solo dei particolari, per apprezzarle come si deve le opere vanno viste di persona)




venerdì 26 dicembre 2008

Tra Palazzo Farnese e il Pantheon

A spasso per il centro di Roma

In fondo anche Roma si trova … nei “dintorni di Frascati” e quindi può essere a buon diritto ospitata in queste pagine, cosa che farò dando qualche informazione su due opere monumentali fra le più belle della capitale, mèta quest’oggi di una passeggiata nel corso della quale ho scattato le due foto qui riprodotte, messe a confronto con le incisioni di Giovan Battista Piranesi (Mogliano Veneto 1720- Roma 1778).
La prima delle due opere è Palazzo Farnese, il cui committente fu, nel 1513, il cardinale Alessandro Farnese e cioè il futuro papa Paolo III che tanto fece per il riassetto urbanistico di Frascati.
L’incarico di progettare il palazzo fu affidato all’architetto Antonio da Sangallo il Giovane che iniziò i lavori di costruzione nel 1514. Questi furono però interrotti a causa del sacco di Roma del 1527 e ripresero ben 14 anni dopo, nel 1541, quando il cardinale era nel frattempo diventato papa e Ranuccio, uno dei due figli ai quali erano destinati i due appartamenti in cui doveva essere diviso il palazzo, era morto. Questo evento consentì al Sangallo di modificare il progetto, unificare alcuni ambienti e spostare una scala interna lasciando così spazio per la realizzazione della sala d’Ercole alta ben due piani. Nel 1546 il Sangallo morì e i lavori furono affidati a Michelangelo che modificò la facciata e aveva inoltre grandi progetti per la facciata posteriore, compresa la costruzione di un ponte che attraversando il Tevere avrebbe collegato il palazzo con i Giardini Farnese a Trastevere.
La direzione di Michelangelo durò però solo tre anni, fino alla morte di Paolo III nel 1549 che segnò un’altra lunga interruzione dei lavori. Questi ripresero solo nel 1565, grazie a Ranuccio Farnese, nipote del defunto pontefice, con la direzione dei lavori affidata al Vignola. Altri dieci anni e altro lutto in famiglia, con la morte dello stesso Ranuccio.
Fu quindi un secondo cardinale Alessandro Farnese, anch’egli nipote del papa e suo omonimo, a far portare a termine i lavori sotto la direzione dell’architetto Giacomo della Porta.
E veniamo invece al Pantheon. Quella che si vede oggi non è la costruzione originaria: quella fu fatta realizzare tra il 27 e il 25 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, ad opera di Lucio Cocceio Aucto. Senonchè quel primo edificio, concepito come tempio dedicato a tutti gli dei, fu interamente demolito e venne ricostruito sotto Adriano tra il 115 e il 127.
L’iscrizione che ne attribuisce la paternità a M. Agrippa, terzo console, fu in realtà fatta riposizionare da Adriano ma il tempio era molto diverso dall’originale, a partire dall’orientamento che con la ricostruzione fu invertito ponendo l’ingresso verso nord mentre nella costruzione originale era orientato a sud. Nel 608 l’imperatore bizantino Foca donò l’edificio al papa Bonifacio IV che ne fece una chiesa cristiana col nome di Sancta Maria ad Martyres in onore di ignoti martiri le cui reliquie vennero traslate dalle catacombe ai sotterranei della chiesa. Il dono fatto al papa contribuì a salvare il Pantheon dalle distruzioni medioevali.
Nel Pantheon sono inoltre sepolti i re d’Italia, Vittorio Emanuele II e Umberto I.
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mercoledì 24 dicembre 2008

Un buon litro di Frascati tra amici

In una foto di settant'anni fa

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle) Osteria? Ristorante? A Frascati? O a Roma? A meno di conoscere qualcuna delle persone ritratte è difficile poter dire dove sia stata ripresa questa foto.
Sul “quando” può forse venire in aiuto il numero 34, scritto a matita sul retro, che può verosimilmente identificarsi con l’anno in cui è stata probabilmente scattata; sul “dove” bisogna invece affidarsi a pochi indizi e qualche deduzione ricavabile da un attento esame dell’immagine, attività in cui è stato di grande aiuto l’occho attento ed esperto di Claudio Tosti.
Partendo dalla deduzione elementare che se si fosse trattato di un locale frascatano non sarebbe stata necessaria una così vistosa insegna con su scritto proprio “Frascati”, si può dedurre che si tratti di un pubblico esercizio posto al di fuori del territorio comunale, il che lascia supporre ci si trovi a Roma.
Ingrandendo la foto e contrastandola un po’ in alto a sinistra, subito sotto la scritta, ecco apparire una targa con la pubblicità della Birra Peroni, il che è un indizio quasi certo che si tratti non di osteria ma di ristorante!
Del resto questa supposizione è avvalorata dalla forma dei bicchieri (ben visibile quello a forma di calice posato sul tavolo); dal camice bianco indossato dalla signora (probabilmente la titolare o moglie del titolare del locale); dall’eleganza degli avventori in secondo piano, tre dei quali indossano la cravatta e, i due dei quali si vedono i piedi, anche costose scarpe bicolori. Il primo uomo a sinistra guardando la foto, con la sua camicia colorata, con il colletto dai pizzi lunghi, la cravatta annodata con un nodo molto piccolo e con le maniche arrotolate sembra poi un inglese o un americano (se l’anno fosse davvero il 1934 la cosa sarebbe anche verosimile) mentre i due seduti in terra davanti al tavolo sembrano due operai o magari due atleti, … chissà?
La foto, acquistata su eBay, è di piccole dimensioni (cm 5,2 X 8,0) e sembra una stampa a contatto, da piccola lastra in vetro o più probabilmente da negativa, con il bordo frastagliato, tipico appunto degli anni di prima della guerra: piccola scenetta ricordo di chissà quale evento o ricorrenza di cui molto probabilmente non riusciremo a sapere mai nulla.
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lunedì 22 dicembre 2008

Roma scomparsa ... sotto lo smog!

Oggi all'ora di pranzo

(Cliccare sulle foto per ingrandirle) Lunedì 22 dicembre, ore 13,00: bella giornata prenatalizia, cielo terso, luce calda, temperatura mite per la stagione (12° centigradi), aria frizzante e asciutta.
Per le strade di Frascati si sta bene, le persone – in auto e a piedi – si muovono velocemente: ormai è quasi ora di pranzo e tutti si affrettano verso casa.
Dalla passeggiata, quasi deserta, il solito bel panorama verso Roma: a destra la sagoma imponente di Palazzo Moroni, più a sinistra i cedri secolari, più in basso la stazione, la costruzione gialla di Villa Sora e sullo sfondo … la Città eterna. Solo che oggi la Città eterna non c’era o, meglio, c’era ma non si vedeva: a coprirla una fitta coltre nera di smog (zolfo, carbonio, particolato e chissà che altro!). Da dovunque la si guardasse – dalla passeggiata, dalla terrazza di casa mia, dal “muro di via pensa” in Via Regina Margherita - alle 13,00 di oggi Roma non si vedeva!
Surreale anche la vista del Monte Soratte che, come le cime delle Alpi si vedono emergere dalle nuvole bianche quando le si sorvola in aeroplano, emergeva da un manto nero opaco al di sotto del quale si intravvedevano appena le sagome dell’Università di Tor Vergata e degli altri palazzi dei quartieri romani del Nomentano, Salario, ecc. Uno strato di nero che non ha un confine ben definito; che si vede nelle mattinate invernali di sole quando si scende lungo la Via Tuscolana e in cui ci si infila senza sapere bene dove e quando: da Frascati guardi Roma e ti sembra di vedere un altro mondo, un’ora dopo ti ritrovi lì, sai di essere sotto uno strato di decine di metri di smog ma non ti rendi conto di dove e quando ti ci sei infilato!
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Suoni, luci e acqua nel Teatro delle Fontane di Villa Torlonia

Opera seicentesca dell'architetto Carlo Maderno

Acqua, luci, forme, suoni … antico e moderno: tutto è arte nel secolare parco di Villa Torlonia dove sorge il grandioso Teatro delle Fontane disegnato da Carlo Maderno, che qui accanto vediamo in una incisione seicentesca di Giovan Battista Maggi e Francesco Corduba.
“In fondo agli alberi secolari, – scriveva Domenico Seghetti nel suo “Frascati nella natura, nella storia, nell’arte”addossata al colle, risalta maestosa nella solennità del paesaggio la costruzione per la cadute delle acque, che precipitate dall’alto per scaglioni, e sottrattesi un istante alla vista, si rimostrano con bianchi getti e zampilli per raccogliersi in un vasto bacino ad emiciclo. Nei prolungamenti laterali, con pareti a nicchie, sono mascheroni e tazze da cui dovrebbero spicciar fuori le acque”.
Meraviglia architettonica e di ingegneria idraulica nei primi anni del diciassettesimo secolo, il Teatro delle Fontane di Villa Torlonia è stato una meraviglia della tecnica e dell’elettronica negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso quando per volere del senatore Pietro Micara, allora sindaco di Frascati, vi si realizzò un impianto d’avanguardia per la realizzazione di memorabili spettacoli di giochi di “Suono, luce, acqua”.
Al primo di essi, la sera del 23 settembre 1958, presenziarono ospiti illustri quali: il presidente del consiglio dei ministri, Amintore Fanfani; i ministri Fernando Tambroni e Giuseppe Togni; il giudice della Corte Costituzionale Giuseppe Ambrosini; i sottosegretari Maxia, Salizzoni, Folchi, Antoniozzi e Mannironi; i senatori Ceschi, Cingolani, Rizzo, Corbellini, Angelini e Mammuccari e membri delle ambasciate di Gran Bretagna, Austria, Cile, Equador, Uruguay, Panama, Etiopia e Liberia. Presenza particolarmente significativa, a soli cinque giorni dal discorso di Nikita Krushev alle Nazioni Unite (che segnò l’avvio della “distensione” dopo dodici anni di “guerra fredda” tra i due blocchi, occidentale e orientale, formatisi alla fine della seconda guerra mondiale), fu quella degli ambasciatori degli Stati Uniti d’America, Zellerbach, e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Bogomolov, entrambi ospiti del sindaco Micara nel Parco di Villa Torlonia a Frascati.
Una descrizione tecnica particolarmente dettagliata dell’impianto di “suoni, luci, acqua” è riportata con entusiasmo da Giuseppe Toffanello nel suo bel libro “Frascati Civitas Tuscolana”: “Per la diffusione all’aperto, nella vasta area di ascolto, sono stati predisposti sei gruppi di sorgenti sonore ognuno della potenza nominale di 260 Watt, collegati a degli amplificatori da 120 Watt ciascuno, in modo da ottenere anche un sistema di amplificazione bicanale. Nell’elaborazione del progetto degli impianti di illuminazione, sono stati particolarmente curati tutti quegli effetti che possono mettere in risalto le caratteristiche monumentali del teatro, racchiuse nel suggestivo scenario naturale del parco. A tale scopo, ogni batteria di proiettori è stata dotata di schermi colorati in modo da ottenere tutte le varie combinazioni e sfumature di colore nello spettro visivo.
Ogni circuito è collegato a un regolatore elettronico di nuova concezione, per mezzo del quale l’intensità delle sorgenti luminose può essere variata gradualmente da zero al massimo.
Tutti i regolatori sono installati in un locale presso la cabina elettrica dotata di tre trasformatori della potenza complessiva di 700 kVa, alimentati da una rete di corrente alternata a 20.000 Volt. La distribuzione dell’energia elettrica ai proiettori viene effettuata a 220 Volt tra fase e neutro su circuiti trifasi.
Sono stati impiegati complessivamente 95 regolatori così suddivisi: 32 per la regolazione di una potenza singola massima di 12 kVA; 26 per & kVA; 30 per 3 kVA. A ogni regolatore è collegata una batteria di proiettori e l’intensità luminosa viene controllata a distanza nella cabina di regìa a mezzo di un manipolatore di tipo teatrale, montato in una scrivania.
Nel teatro sono stati inoltre installati vari proiettori per effetti particolari, comandati a distanza tramite dei teleruttori. Complessivamente sono stati messi in opera circa 1500 punti luminosi che assorbono in totale una potenza di circa 500 kW”.

Sorprende tanta dovizia di particolari tecnici comprensibili a pochi: evidentemente l’entusiasmo per lo spettacolo e per la modernità dell’impianto era tale da indurre uno storico come Toffanello a lasciarsi prendere la mano dalla grande modernità e complessità degli impianti. Personalmente, per aver assistito anni dopo nello stesso posto a qualche rappresentazione teatrale nell’ambito dell’Estate Tuscolana – ricordo in particolare, a metà anni '70, una bella messa in scena del Sogno di una notte di mezza estate –, posso immaginare in quale atmosfera fresca e profumata si svolgessero quegli spettacoli di “suoni, luce, acqua” nella Frascati incantata di 50 anni fa!
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mercoledì 17 dicembre 2008

Per fortuna si chiamava Fontana ... l'architetto!

L'"omaggio" dei mastri muratori e degli scalpellini

(Cliccare sulle foto per vederle ingrandite) Paghi uno e porti via due!”. Certamente i mastri muratori Francesco Cippi e Antonio Giobbe e gli scalpellini Pietro Paolo Ombroni e Nicola Corona, tutti da Roma, non sapevano di stare inventando una così fortunata formula commerciale ancora al centro di numerose offerte promozionali tanto in voga presso i moderni supermercati, quando nel settembre del 1696 proposero agli amministratori cittadini di Frascati la costruzione della facciata della Cattedrale di San Pietro con annessa, a titolo di omaggio, la realizzazione di una grande fontana sul lato orientale della omonima piazza.
Gli amministratori della città, fiutato l’affare, non solo accettarono l’offerta ma pretesero che i due mastri muratore e i due scalpellini si impegnassero a realizzare la facciata in non più di due anni e mezzo per passare, subito dopo, alla realizzazione del predetto “omaggio” disegnato dallo stesso architetto che aveva progettato la facciata della cattedrale e che, neanche a farlo a posta, si chiamava Girolamo … Fontana.
Si fosse chiamato Girolamo La Torre forse oggi al posto del Supercinema avremmo un’alta costruzione merlata; si fosse chiamato Girolamo Giardini probabilmente ora non avremmo la piazza e al suo posto ci sarebbe un grande prato a “verde attrezzato”. Si fosse poi chiamato Girolamo Canali ...!
Senonchè Fontana era l’architetto e fontana fu l’omaggio che, ultimato nel 1701, iniziò a gettare una miscela di acque così “blended” da porre le basi per quello che, una volta inventati superalcolici e coloranti, sarebbe diventato il moderno “Negroni” (1/3 di gin, 1/3 di vermuth rosso, 1/3 di Bitter Campari, qualche goccia di angostura più ghiaccio e mezza fetta di arancia). Quattro sono infatti anche i pretesi ingredienti della miscela di acque che sgorgava dalla nostra fontana: alla Giulia e alla Tepula, ricordate nella soprastante lapide marmorea come dono dei pontefici Clemente VIII Aldobrandini e Paolo V Borghese, vanno affiancate, o forse addirittura sostituite come scrive Romano Crescenzi nell’ultimo numero (dicembre 2008) del notiziario dell’Associazione Tuscolana “AMICI di FRASCATI”, l’acqua Zitella, che riforniva Villa Aldobrandini e, certamente dal 1873 con la costruzione del nuovo acquedotto, l’acqua Algidiosa, proveniente dalla Valle del Monte Algido, dietro Tuscolo dalla parte di Monte Compatri e Rocca Priora.
Scrive il Seghetti nel suo libro “Frascati nella storia nella natura nell’arte” edito nel 1906 e ristampato nel 1907: “Fino al 1856, avanti a questa fonte si teneva il mercato giornaliero degli erbaggi e della frutta: una scena delle più vivaci e pittoresche qui si presentava all’aurora del dì della vigilia di Natale, quando gli ortolani vi componevano le loro grandiose e caratteristiche mostre di ortaggi”.
Sulla loggia che sovrasta la fontana, nel maggio del 1849 sventolò la bandiera della Repubblica Romana. A issarvela fu un gruppo di garibaldini e il fatto avvenne dopo la vittoria riportata a Roma da Garibaldi il 30 aprile nella battaglia di Porta Angelica contro le truppe francesi del generale Vittorio Oudinot e dopo le altre due vittorie, sempre a opera di Garibaldi, la prima a Palestrina e la seconda il 19 maggio a Velletri, contro le truppe napoletane di Re Ferdinando. Questi non gradì di certo lo spettacolo quando giunse a Frascati alla testa della sue truppe sconfitte, sicchè avendole prese sul campo dai garibaldini non gli restò che lamentarsi con le autorità cittadine per quella bandiera repubblicana issata nel centro della città.
Il papa intanto se ne stava a Gaeta, dov’era fuggito il 24 novembre 1848, e fatto ritorno a Roma nell’aprile del 1850, otto anni più tardi venne in visita a Frascati dove, nel maggio 1858, impartì la benedizione papale alla popolazione affacciandosi proprio dalla loggia della fontana, per accedere alla quale gli dovettero scavare un passaggio attraverso il muro del retrostante Seminario Tuscolano.
Per un certo periodo la fontana fu protetta da una cancellata che, realizzata agli inizi del Novecento, fu poi smantellata nel 1935, come ricorda ancora Romano Crescenzi, per donare il ferro alla Patria, nel frattempo colpita dalle “sanzioni economiche” decretate contro il governo italiano dalle altre nazioni europee.
Quando l’8 settembre del 1943 gli “alleati” bombardarono Frascati la fontana rischiò di finire in polvere e fu un vero miracolo se restò in piedi, da sola davanti al niente, dopo che gran parte del seminario cui era appoggiata si era sgretolato sotto le bombe.
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martedì 16 dicembre 2008

Alcune vedute di Frascati a cavallo tra gli anni '50 e gli anni '60

Con ancora vivi i segni dei bombardamenti del 1943 e 1944

Nella foto qui accanto un’immagine di come appariva Frascati una dozzina di anni dopo il bombardamento dell’8 settembre 1943. Si tratta di una cartolina della metà anni ’50, ancora in vendita nel 1960 (questa in particolare fu spedita il 21 gennaio di quell’anno), in cui sono ben evidenti i palazzi distrutti e non ancora ricostruiti in Piazza San Pietro e in Piazza del Gesù.
In particolare è ben riconoscibile il Bar Baioni, all’angolo tra Via Cesare Battisti e la stessa Piazza San Pietro, già riattivato con una sistemazione di fortuna subito dopo l’8 settembre e nuovamente distrutto dai bombardamenti dell’anno successivo, così come sono ben riconoscibili i palazzi davanti la Chiesa del Gesù e davanti l’ex Seminario Tuscolano, ancora sventrati e con in mostra la suddivisione tra piani e stanze dei vecchi appartamenti di prima della guerra.
Le foto più piccole mostrano un dettaglio di questi particolari messo a confronto con le foto scattate dopo il bombardamento e pubblicate nel libro “Frascati 8 settembre 1943 – 4 giugno 1944” pubblicato nel 1977 dall’allora neocostituita Associazione Tuscolana “AMICI DI FRASCATI”.
Dati inediti sul bombardamento dell’8 settembre sono riportati in un rapporto dattiloscritto redatto quello stesso giorno da tal Arthur F. Dickey, ufficiale dell’aviazione statunitense, relativo alla missione n. 166 avente per “target” FRASCATI, ITALY.
Il documento è stato esposto al pubblico nella Galleria d’Arte “Theodora” in occasione della Mostra delle stampe di Frascati e del Territorio Tuscolano, dal 15 marzo al 6 aprile scorsi, ed è ancora visibile nel catalogo della mostra stessa, reperibile presso la Galleria in Via Armando Diaz, 50.
In esso si legge che l’attacco fu portato da 37 bombardieri B-17F decollati da Capo Bon, in Tunisia, tra le 9,10 e le 9,45. Gli aerei volarono a un’altezza di 18.800 piedi (circa 6.000 metri). Arrivarono su Frascati in circa tre ore e iniziarono il bombardamento, lungo l’asse di attacco di 335 gradi, alle 12,27. Sganciarono 408 bombe da 500 libbre l’una per un totale di 204.000 libbre pari a circa 102 tonnellate.
Due bombardieri rientrarono a Capo Bon in anticipo, uno fu colpito e abbattuto su Frascati e gli altri iniziarono il rientro tra le 14,30 e le 15,04.
Nel corso dell’operazione incontrarono una forte resistenza della contraerea distruggendo 7 postazioni, danneggiandone 4 e distruggendone, “probabilmente”, altre 5 e subendo danni leggeri su 28 aerei.
Il risultato della missione venne definito: “Very successfull” e nelle “annotazioni” fu scritto che: “La città di Frascati sembra essere stata quasi completamente coperta dai colpi delle bombe. Solo piccole porzioni sembrano essere state mancate. Appaiono essere andati a segno i colpi sulle Ville Aldobrandini, Cacellotti (sic), Muti e Pallavicini. Altre ville sono state molto probabilmente colpite ma non le si è potute osservare a causa della coltre di fumo. Una grande villa non identificata, 2 miglia a sud di Frascati, è stata distrutta insieme ad altre innumerevoli residenze più piccole in quella vasta area”.
A proposito dell’aereo abbattuto il rapporto dice che “il B-17F n. 4205147 del tenente Gueriniere della 414ma squadriglia è stato colpito dalla contraerea sull’obbiettivo, un motore (visibile nella foto - n.d.r.) e un’ala si sono staccati, l’aereo ha iniziato ad avvitarsi su se stesso e poi è esploso; sono stati avvistati otto paracadute”.
In realtà su quell’aereo morirono due aviatori. Ecco in proposito un brano delle memorie di padre Alvarez (nativo del Messico, cresciuto nel Texas, dal 1936 a Roma e a Frascati dal 1942) riportate nel citato libro “Frascati 8 settembre 1943 – 4 giugno 1944”: “Mi riferirono che per la via della Macchia era caduto un aereo nel quale avevano trovato la morte due aviatori americani. Come americano, sentii un dovere particolare di provvedere alla sepoltura di quei poveri soldati, ai quali forse macherà per sempre il pianto di una madre, o di una sposa. Mi misi d’accordo con un giovane marinese che veniva ogni giorno a lavorare a Frascati e mi recai con lui al posto indicatomi. Trovammo, infatti, il quadrimotore abbattuto. Ammirammo la ricchezza del materiale e l’abbondanza delle mitragliere (56). C’erano ancora delle banane e alcune scatole di viveri bruciate per l’incendio dell’apparecchio. Un’ala con due motori era rimasta unita alla fusoliera; gli altri due motori erano stati lanciati molto lontano. Ma noi eravamo andati per seppellire i morti e non per ammirare la crudeltà dell’ingegno né tanto meno per prendere qualche cosa come bottino di guerra.
Le due salme erano già state in qualche modo coperte di terra. Una proprio viciono all’apparecchio: erano rimasti fuori alcuni pezzi della tuta da volo e un guanto; l’altra era mezzo seppellita ad una decina di metri di distanza. Decidemmo sul da farsi. Per le loro anime recitammo insieme un De Profundis, perché la carità cristiana perdona sempre generosamente anche ai nemici. Non c’era nessuno nelle case vicine. Da soli era impossibile trasportare le salme fino al cimitero; quindi le lasciammo sul posto, coprendole ulteriormente di terra. Più tardi D. Armando Buttarelli e D. Concas le esumarono e le seppellirono nel cimitero. Recentemente abbiamo potuto dare notizia di questi morti a un capitano degli Alleati, che insieme a una signora, cercava informazioni sui militari americani caduti nei pressi di Frascati il giorno 8 settembre.
Di uno di essi conservavamo la piastrina di riconoscimento: I Floyd H Lyon – 2314 Joplin ST. – Joplin MO”.

Nella seconda cartolina, spedita il 19 novembre 1956 e come stampa coeva alla precedente, in basso a destra si vede ancora in piedi l’edificio dell’Hotel Tusculum mentre l’ex-Villino Zuccàla ha già lasciato il posto a una moderna costruzione per appartamenti.
La terza e ultima cartolina, di pochi anni successiva alle prime due, mostra invece, in basso a destra, il cantiere per la ricostruzione di Villa Torlonia i cui lavori rimasero a lungo bloccati prima che l’immobile fosse rilevato e ultimato dal costruttore romano Piperno.
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domenica 14 dicembre 2008

La "Chiesa dei Cappuccini", dove è sepolto il cardinal Massaja

Uno dei luoghi più suggestivi di Frascati

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle) La “chiesa dei Cappuccini”, con annesso convento e museo, è uno dei luoghi più belli e romantici di Frascati. Lì è sepolto il cardinale Guglielmo Massaja, che vi trascorse gli ultimi anni della sua vita scrivendo e dettando le memorie dei suoi lunghi anni di missione nel Corno d’Africa.
Guglielmo Massaja nacque l’8 giugno del 1809 (il prossimo anno si celebrerà il bicentenario della nascita) a Piovà d’Asti, oggi Piovà Massaia, e a sedici anni, nel 1825, entrò nell’ordine dei Frati Cappuccini. Nel 1846 fu consacrato vescovo con l’incarico di recarsi in Etiopia e fondare il Vicariato apostolico presso i popoli e i paesi della potente nazione Galla.
L’impresa non fu facile a causa dell’ostilità delle popolazioni locali e il Massaja dovette fare più tentativi prima di raggiungere la sua destinazione, qualche anno più tardi.
Nel corso del suo primo viaggio in Africa egli tentò di entrare in Etiopia da Massaua ma fu espulso dal Tigrè e dovette ritornare sulla costa. Da qui ripiegò ad Aden dove fondò una Missione capuccina in seguito divenuta Vicariato apostolico dell’Arabia.
Fu solo nel 1852, dopo un lungo e pericoloso viaggio attraverso l’Egitto e il Sudan, che Guglielmo Massaja riuscì a entrare in Etiopia lungo la via di Gondar e raggiungere finalmente i paesi Galla dove egli operò fino al 1863 fondando stazioni di religiosi e centri di propaganda cattolica a Lagamara nel Gudrù, ad Afallo nel Ghera e in varie zone del Caffa. Durante quegli anni egli esplorò tutto il Paese dal punto di vista geografico, etnografico e linguistico raccogliendo una serie di reperti oggi visibili nel Museo Etiopico presso il convento di Frascati.
Nel suo terzo viaggio in Etiopia, il Massaja fu catturato dalle truppe di Menelik mentre, per primo, stava percorrendo la via dello Scioa verso la Dancalia meridionale e fu dallo stesso Menelik trattenuto alla propria corte. Lì assistette e aiutò le imprese dei numerosi viaggiatori italiani, fra i quali Antinori, Cecchi, Chiarini e altri.
Nel 1879 il negus Giovanni IV chiese però a Menelik di espellere dallo Scioa il Massaja il quale andò a consegnarsi di persona a Giovanni IV e fu da questi costretto a lsaciare l’Etiopia attraverso un lungo e faticoso viaggio lungo la via del Sennar, durante il quale egli, già anziano, rischiò più volte di morire, tanto che coloro che lo accompagnavano nel viaggio avevano già costruito una bara che egli utilizzò la notte come letto e come portantina durante il giorno.
Al suo rientro in Italia il papa Leone XIII lo nominò Cardinale del titolo di San Vitale e gli chiese di scrivere le memorie della sua missione in Africa.
Nacque così l’opera monumentale “I miei trentacinque anni di missione nell’Alta Etiopia” che egli finì di scrivere e dettare a Frascati, dove si era voluto ritirare a vivere nella chiesa dei Cappuccini e dove aveva più volte dichiarato di voler essere sepolto alla sua morte.
Questa lo raggiunse il 6 agosto 1889 durante un suo breve viaggio a San Giorgio a Cremano, vicino Napoli, e le sue spoglie furono trasportate e deposte con grandi onoranze a Roma nel sepolcro della Propaganda al Verano.
Vivo era però il ricordo della più volte espressa volontà del cardinale di essere sepolto a Frascati, tanto che in città si costituì presto un comitato civico per chiedere al papa la traslazione della salma. Del comitato, presieduto dal sindaco Gaetano Valenti, facevano parte: l’Avv. Francesco Aguglia, vicepresidente; i membri Enrico Di Mattia, Gioacchino Farina, Giuseppe De Nicola, il Dr. Domenico Seghetti, il Prof. Luigi Ceci, l’ex segretario del cardinale padre Giacinto Da Troina, l’Avv. Federico Valenzani, il cassiere Angelo Cortesi e il segretario Anastasio Reali.
Il comitato riuscì nel suo intento e l’11 giugno del 1890 la salma del cardinale fu traslata a Frascati nel corso di una gran cerimonia con la partecipazione di tutte le autorità civili e religiose e di tutta la popolazione e le fu data sepoltura nella chiesa dei Cappuccini in una cripta appositamente allestita nella prima cappella entrando a sinistra, grazie alla munificenza della principessa di Sarsina.
Il successivo 6 agosto, primo anniversario della morte, presso il Duomo di Frascati si celebrò una solenne messa pontificale con la partecipazione di tutta la popolazione frascatana e di molti forestieri venuti ad onorare la memoria del cardinal Massaja.
Due anni più tardi, nel 1892, grazie alle numerose offerte raccolte dal comitato, sulla cripta dove è sepolto il cardinale si è potuto collocare un bel monumento in marmo bianco a lui dedicato, opera dello scultore Cesare Aureli. Sul basamento un altorilievo in bronzo raffigura il cardinale nello svolgimento della propria missione presso le popolazioni etiopi.
Particolarmente suggestiva è la chiesa, dedicata a San Francesco e costruita nel 1575 sui resti di un’antica villa romana principalmente a spese dell’archiatra pontificio Pietro Contugi.
Vi si arriva salendo una lunga gradinata con a sinistra un’edicola votiva, forse tra i soggetti più fotografati di Frascati. L’interno è a un’unica navata e dietro l’altare si può ammirare una tela di Girlamo Muziano raffigurante Gesù in croce con ai suoi piedi i santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova mentre ai lati dell’altare sono visibili due dipinti di Pier Leone Ghezzi raffiguranti le immagini dei santi Fedele da Sigmaringa e Serafino da Montegranaro.

BIBLIOGRAFIA
Enciclopedia Italiana Treccani, Vol. XXII, 1934
Domenico Seghetti, “Memorie Storiche di Tuscolo antico e nuovo”, 1891
Giuseppe Toffanello, “Frascati Civitas Tuscolana”, terza ediz. 1966

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lunedì 8 dicembre 2008

Gran pienone al pranzo di fine anno degli "Amici di Frascati"

Con piacevole "dopopranzo" alla vicina Galleria d'Arte "Theodora"

Gran pienone al preannunciato pranzo di fine anno dell’Associazione Tuscolana “AMICI DI FRASCATI” presieduta da Gianpaolo Senzacqua.
Quest’anno oltre a un gran numero di soci era presente (dato il periodo preelettorale mi si passi una battuta assolutamente bonaria) anche gran parte dell’Amministrazione comunale passata, presente e futura con la partecipazione di sindaci, ex-sindaci, aspiranti sindaci e assessori, ex-assessori e aspiranti assessori, il tutto rigorosamente bipartisan.
Scherzi a parte, al pranzo sono intervenuti: il sindaco, Franco Posa; gli assessori Stefano Di Tommaso e Amedeo Frascatani; l'ex-sindaco Claudio Boazzelli; l'ex-presidente del Consiglio Comunale Sandro D'Orazio.


Menù locale tipico, atmosfera calda e festosa, ambientazione scenografica del “Cortiletto”, discorso di fine anno del presidente Senzacqua (qui sotto la registrazione video – durata 8’30” Per vedere cliccare il triangolino in basso a sinistra del riquadro indicato dalla freccia rossa), la giornata si è conclusa con una visita all’adiacente Galleria d’Arte “Theodora” di Loretta Polidori.

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Per chi non conoscesse l’Associazione eccone una presentazione ufficiale inclusa in una cartellina di cui Gianpaolo Senzacqua e il Consiglio direttivo hanno fatto omaggio ai presenti e contenente due pubblicazioni, due riproduzione di stampe antiche, il notiziario di dicembre e l’elenco dei libri pubblicati dall’Associazione e reperibili anche presso la Galleria d’Arte “Theodora”.
“L’Associazione Tuscolana “AMICI DI FRASCATI” è nata il 4 marzo 1977 per opera di un gruppo di professionisti e intellettuali, che muniti dell’entusiasmo di diffondere la cultura tuscolana, si proposero di rinverdire i fasti dell’Accademia Tuscolana, sorta a metà dell’800
per opera del Cardinale Micara. Primo presidente fu Evaristo Dandini, costretto per motivi di salute a lasciare l’incarico, l’anno successivo, a Guglielmo Boazzelli, che ricoprì la carica fino all'aprile del 1997 quando divenne presidente dell’Associazione Gianpaolo Senzacqua. Dell’originario gruppo facevano parte personaggi storici di Frascati, tra gli altri: don Giovanni Busco, Mario Muratori, Mario Badiale, Gianni Tosti, Luigi Devoti. Già il primo anno vedeva le stampe il libro “Frascati 8 settembre 1943 – 4 giugno 1944”, una doverosa memoria a un evento che così pesantemente ha segnato la storia della Città. Da allora l’Associazione ha curato la pubblicazione di circa quaranta volumi e organizzato più di cento tra conferenze e mostre fotografiche. Tra queste ultime, degna di menzione quella allestita nel settembre 1993 in occasione del cinquantenario del bombardamento di Frascati, che registrò la presenza, nelle due settimane di esposizione delle fotografie, di oltre quattromila visitatori. Certamente la bibliografia allestita su Frascati e le sue ville, unitamente al vasto archivio fotografico che conta attualmente circa settecento fotografie di Frascati (dagli ultimi due decenni dell’Ottocento fino agli anni Cinquanta del Novecento), fanno dell’ Associazione Tuscolana “AMICI DI FRASCATI” un costante punto di riferimento per appassionati e studiosi del Tuscolano. Dal 2000 l’Associazione pubblica il “Calendario Tuscolano”, nel quale vengono riprodotte alcune delle foto dell’archivio storico, fatto che rende il prodotto particolarmente apprezzato da collezionisti e non solo. Sul sito http://www.amicidifrascati.net/ (al momento in aggiornamento) sono disponibili note di commento ai libri pubblicati, fotografie e notizie storiche su Frascati”.
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sabato 6 dicembre 2008

A passeggio nel centro storico tra presepi e botteghe artigiane

Il presepio storico al bar "Graziella" e la bottega di Maurizio Bettelli in piazza San Rocco

(Cliccare sulle immagini per ingrandirle) Nei prossimi giorni molte chiese esporranno al loro interno i propri presepi e sarà bello poterli guardare, con le loro lucette accese, nella penombra delle navate tra un altare e l’altro.
Nel frattempo, in tutt’altra ambientazione, presso il Bar “Graziella” in via Marcantonio Colonna nel centro storico di Frascati, fa bella mostra di sé un presepio artistico, realizzato da artigiani locali, la cui particolarità è quella di riprodurre una parte del vecchio Borgo San Rocco.
San Giuseppe e Maria siedono nella piazza sottostante il Palazzo Vescovile, dietro la vecchia “Porta Romana”, costruita ai tempi di papa Sisto V e poi demolita nel 1877 per consentire la realizzazione della sottostante via pensile Regina Margherita, in frascatano detta “Via Pensa”. Dietro di loro, in piazza San Rocco, si vedono alcuni popolani e, oltre a molte costruzioni ancora oggi riconoscibili, spicca la fontana ottagonale fatta costruire nel 1480 dal cardinale d’Estouteville e poi spostata al centro della piazza nel 1846. Davanti alla Porta Romana, in uno scenario di campagna cosparso di rovine romane come in effetti era nei secoli scorsi, si vede invece un gran fermento di artigiani, pastori e contadini che entrano ed escono dalla città rendendo l’idea di quella vitalità e movimento tipici di ogni presepio.
Il tutto è avvolto in un allegro quanto improbabile cielo rosso che rende plausibile una ambientazione tanto diurna quanto notturna della scena … a piacimento di chi guarda.
Lasciato il bar, attraversata la vicina piazza Paolo III e raggiunta più in basso la vera piazza San Rocco, è possibile vedere dove e come nascono le riproduzioni in legno della fontana ottagonale del cardinale d’Estouteville, tra le quali anche quella che abbellisce il presepio del bar “Graziella”.
Proprio in una delle antiche costruzioni riconoscibili nel presepio si trova la “bottega” di Maurizio Bettelli, nato nel 1952 a Eupilio in provincia di Como, artista, scultore, pittore, disegnatore, appassionato di viaggi, soprattutto in America del Sud, “artigiano” e ormai da decenni residente a Frascati.
Di lui, ormai già più di dieci anni fa, hanno scritto che “è un artista e una sorta di Socrate, per i ragazzi del posto che riempiono la sua bottega per fargli domande sui suoi innumerevoli viaggi in Brasile: alle pareti è appeso un quadro enorme con un angelo duecentesco circondato da pappagalli amazzonici, che reca il titolo: “L’angelo del sacrificio”.
«Non bisogna scegliersi un mestiere in funzione della sopravvivenza», dice, «ma solo in funzione di se stessi»”.
In realtà le fontane in legno non le fa lui ma suo padre Oscar, lavorando su un bancone pieno di attrezzi, con alle spalle il famoso quadro con l’angelo e i pappagalli (visibile anche in queste foto) mentre il cane Richi e la gatta Vica, “gattaccia” per gli amici, gli tengono pigramente compagnia accovacciati su un mucchio di segatura, lui, e in un panno di lana su uno scaffale sotto un sega elettrica, lei.
Tutto intorno le sculture, le pitture e i disegni di Maurizio frammisti a macchinari, attrezzi, utensili vari e ricordi di viaggio: un ambiente incantato come ormai non se ne vedono più e dove i bambini sono indotti a girare il mondo con la fantasia e l’immaginazione pur trovandosi nel cuore della Frascati antica.

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